“L’Eucaristia forza dei Martiri, fonte della testimonianza cristiana”

Convegno alla Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum”

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ROMA, domenica, 30 ottobre 2005 (ZENIT.org).- In occasione dell\'Anno dell\'Eucaristia, indetto da Giovanni Paolo II , la Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum” ha organizzato giovedì 27 ottobre presso l’Aula delle conferenze del Collegio Teutonico di S. Maria in Camposanto, all’interno della Città del Vaticano, una giornata di Studio sul tema: “L\'Eucaristia forza dei Martiri, fonte della testimonianza cristiana”.



A margine del Convegno ZENIT ha intervistato un relatore, monsignor Pasquale Iacobone, Sacerdos dell’Accademia e addetto di segreteria al Pontificio Consiglio della Cultura, il quale ha detto che “già il Cardinale Joseph Ratzinger, ora Pontefice Benedetto XVI, ha spiegato che il martirio è il divenire, il farsi Eucaristia del cristiano”.

“Nell’antichità – ha continuato – abbiamo tanti martiri catturati o trucidati durante la celebrazione dell’Eucaristia, come per esempio i martiri di Abitene (303 – 304) dove 49 cristiani, vennero trucidati perché celebrarono l’Eucaristia nonostante il divieto dell’Imperatore Diocleziano; il Pontefice Sisto II (regnante dal 257 al 258) il quale venne catturato sulla via Appia insieme ai quattro diaconi, tra cui Lorenzo, proprio mentre celebravano l’Eucaristia”.

“Questo non toglie che tutti i martiri sono discepoli che si fanno Eucaristia donando in nome e per conto di Cristo la propria vita”, ha spiegato monsignor Iacobone.

“C’è un aspetto del martirio cristiano che viene sottolineato sia da San Paolo nelle sue lettere che in tutta la letteratura successiva – ha poi chiarito –, e cioè che il martirio cristiano è espressione di un donare con gioia la propria vita”.

“Lo stesso Pontefice ha sottolineato come la gioia è uno dei sentimenti che ricorre spesso nei martiri. Non si tratta di ingenuità, non è evasione dalla realtà, ma è una profondità che altri non hanno”, ha aggiunto.

“Questa profondità che si manifesta nella gioia anche quando uno dona la vita diventa attrattiva, diventa punto di meraviglia e domanda per gli altri”, ha poi concluso.

In una breve intervista rilasciata a ZENIT, un altro relatore al Convegno, Lorenzo Dattrino, docente di Patrologia alla Pontificia Università Lateranense e Prelato d’Onore di Sua Santità, ha indicato come esempio di martirio eucaristico quello di Ignazio Vescovo di Antiochia di Siria (primo secolo).

“Ignazio era un Vescovo molto noto. L’imperatore Comodo voleva dare uno spettacolo solenne dandolo in pasto alle belve. Nel corso del viaggio verso Roma Ignazio fu autore di sette lettere, e avendo saputo che i cristiani di Roma si stavano movendo per cercare di evitare la sua morte, scrisse: ‘se veramente mi volete bene non fate nulla lasciate che il sole che nasce in Oriente tramonti in Occidente’”.

Dotato di una spiccata spiritualità eucaristica, il Vescovo Ignazio scrisse una volta: “Siccome per avere il pane bisogna macinare il grano, per avere il vino bisogna pigiare l’uva, così io voglio che le mie membra siano sbranate e macinate dai denti delle belve per diventare sacrificio gradito a Dio”.

“Nutrendoci dell’Eucaristia noi veniamo cristificati, perché il primo martire è Cristo, e quindi siamo martiri alla scuola di Cristo”, ha poi concluso il professor Dattrino.

Fondata sotto il titolo di \"Collegium Cultorum Martyrum\" il 2 febbraio 1879, la Pontificia Accademia ha lo scopo di promuovere il culto dei Santi Martiri e di incrementare ed approfondire l\'esatta storia dei Testimoni della Fede e dei monumenti ad essi collegati, fin dai primi secoli del cristianesimo.

L\'Accademia, oltre ad indire celebrazioni negli antichi cimiteri cristiani e in altri luoghi sacri, con funzioni religiose e conferenze archeologiche, tiene almeno due Assemblee Generali ogni anno, presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e nella sua sede storica al Collegio Teutonico in Vaticano.

La Pontificia Accademia \"Cultorum Martyrum\" patrocina anche, durante la Quaresima, lo svolgimento della liturgia stazionale, ripristinato da monsignor Carlo Respighi, Magister dell’Accademia dal 1931 al 1947.