"L'Europa fermi lo 'tsunami' di persecuzioni contro i cristiani in Medio Oriente"

Il Patriarca di Antiochia dei Siri lancia un appello al Continente per fermare abusi e discriminazioni. Da Erbil, i curdi iracheni invocano la presenza di Papa Francesco

Roma, (Zenit.org) Redazione | 281 hits

"Uno tsunami, l’ecatombe del secolo". Il Patriarca di Antiochia dei Siri, S.B. Ignace Youssef III, non ha mezzi termini nel definire, sulle pagine del quotidiano francese Ouest France, quanto sta accadendo alle comunità cristiane e alle altre minoranze perseguitate nella piana di Ninive e a Sinjar.

Il Patriarca rivolge un nuovo pressante appello ai Paesi occidentali a fermare l’epurazione etnico-religiosa perpetrata dai jihadisti dell’Isis e a soccorrere le comunità cristiane irachene. In particolare, chiama in causa l'Europa che - afferma - "ha la responsabilità di fermare questi terribili abusi e discriminazioni”.

“L’Europa - prosegue il presule - deve essere all’altezza della sua missione nel Mediterraneo. Altrimenti le comunità cristiane dell’Iraq, della Siria e del Libano che sono tra le più antiche in Medio Oriente, rischiano veramente di scomparire insieme alla loro cultura e patrimonio millenario”.

Ai governi europei Youssef III chiede quindi di "fermare il flusso di armi ai gruppi jihadisti in Siria e in Iraq, smettendo di inviarne ai sedicenti gruppi moderati dell’opposizione in Siria" e di raddoppiare gli aiuti umanitari compresi quelli di emergenza ai profughi e ai rifugiati nei Paesi vicini.

Non manca la richiesta di ottenere dalle Nazioni Unite "la convocazione del Consiglio di Sicurezza perché prenda misure immediate a favore delle persone più vulnerabili e delle minoranze in Iraq", esigendo dallo stesso Consiglio "una risoluzione vincolante che assicuri il rientro immediato in sicurezza di tutti coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case e proprietà".

A proposito di Nazioni Unite, sono in dirittura d'arrivo in queste ore gli aiuti Onu a circa 500 mila sfollati nel nord Iraq. A partire da domani verrà avviato l’intervento umanitario, intanto l’Unhcr ha annunciato un ponte aereo, convogli via terra e via mare, che coinvolgeranno Turchia, Giordania, Emirati arabi e Iran.

A nord di Baghdad - riferisce la Radio Vaticana - è in atto, poi, un’importante offensiva delle forze irachene per riprendere il controllo della città di Tikrit, nelle mani dell’Isis dall’11 giugno scorso. Prosegue anche l’avanzata dei peshmerga curdi che due giorni fa hanno strappato ai miliziani la strategica diga di Mosul, la più grande del Paese. I peshmerga consolidano le loro posizioni prima di sferrare l’attacco finale alla città, dopo la riconquista, due giorni fa, dell’importante diga.

Da Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono riparati centinaia di migliaia di civili soprattutto di minoranze yazida e cristiana, ai microfoni della emittente vaticana lancia il suo appello l’Alto rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia presso la Santa Sede, Rezan Kader.

"La parola del Santo Padre per me è importantissima", dice, "non possiamo fare nulla senza il suo appoggio. La nostra gente lo sta aspettando qui in Kurdistan per una visita, anche lampo, per poter accarezzare questi bambini, per ridare dignità a questa gente, per poterla abbracciare e dire: 'Dio è con voi. la Chiesa è con tutti voi'".