L'Europa: uno "spazio comune" per la pace

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, inaugurerà il prossimo Meeting di Rimini con una mostra a tema

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 493 hits

Sarà il presidente del Consiglio, Enrico Letta, a inaugurare il prossimo 18 agosto, la XXXIV edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli. Il Meeting sarà aperto presso il padiglione della mostra “Sinfonia dal nuovo mondo”. Un’Europa unita dall’Atlantico agli Urali, curata dalla Fondazione Sussidiarietà, con un discorso del premier.

È proprio all’Europa, intesa non più soltanto come unione economica, monetaria o politica, bensì come un ricchissimo patrimonio storico-culturale, che è stato dedicata gran parte del dibattito alla presentazione ufficiale del Meeting di Rimini, tenutasi ieri sera presso il Tempio di Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma.

Tema della XXXIV edizione del Meeting, in programma presso Rimini Fiera, dal 18 al 24 agosto prossimo, sarà Emergenza uomo, ed anche stavolta è ispirato ad una frase di don Luigi Giussani.

Alla conferenza stampa, moderata dal nuovo portavoce del Meeting, Stefano Pichi Sermolli, hanno preso parte Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione Sussidiarietà, il ministro della Difesa, Mario Mauro, il ministro degli Esteri, Emma Bonino, e il presidente del Meeting, Emilia Guarnieri.

Come ha spiegato il professor Vittadini, il Meeting approfondirà il tema dell’integrazione europea - cui, oltre alla mostra, saranno dedicati quattro importanti convegni – sulla scia dello spirito della ricostruzione del dopoguerra, dei padri fondatori - De Gasperi, Schumann e Adenauer – e degli auspici del beato Giovanni Paolo II per un’Europa “dai due polmoni”, unita “dall’Atlantico agli Urali”.

Partendo da tali premesse è evidente e ormai innegabile che un terreno culturale europeo comune esiste davvero e si può riscontrare, ad esempio, nella facilità con cui “i giovani d’oggi si recano a Parigi, Londra o Stoccolma, mentre ai miei tempi andare a Lugano significava già andare all’estero”, ha osservato Vittadini.

Attraverso progetti formativi come l’Erasmus, migliaia di studenti europei “cercano in altri paesi una patria comune”, ha aggiunto il presidente della Fondazione Sussidiarietà.

L’Europa, tuttavia, è un concetto ancora più ampio e non sarà possibile comprenderlo fino in fondo, se l’occidente non si apre alle culture slave, in particolare alla Russia. Così come nel secondo dopoguerra, “la forza unificante fu più forte della guerra”, ha proseguito Vittadini, nel 1989 avviene un secondo miracolo: la caduta del comunismo, con la possibilità di un allargamento della concezione stessa di Europa.

In un tempo in cui l’integrazione europea è pressoché unanimemente ritenuta ad un binario morto, è quindi importante riscoprire la “forza ideale” dei tanti uomini che hanno contribuito a questa causa, dando luogo ad uno “spazio comune” in cui prosperano la pace, lo sviluppo e l’armonia.

Ripensare ai fatti del 1989, è estremamente importante in questa fase di grande sfiducia, ha sottolineato ancora Vittadini. “Ci fermiamo davanti ai problemi economici, quando in quegli anni c’è stata gente che ha fermato dei carri armati”, ha aggiunto.

Per tutte le ragioni elencate, nonostante le molte contraddizioni palesatesi negli ultimi anni, ha concluso Vittadini, è importante continuare a credere nel “grande progetto” dell’Europa, in un’Europa “dei giovani e dello sviluppo”, in cui “le identità nazionali e locali non scompaiono” ma si integrano in un contesto più vasto.

Il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha citato le parole del papa emerito Benedetto XVI, che parlava di Europa come “un concetto culturale e storico”: è quindi “nostro dovere interrogarci se il nostro progetto politico corrisponde al progetto culturale e storico”.

Sebbene quella economica non sia l’unica crisi, l’Europa dovrà affrontarla “in modo radicale” e riflettere su aspetti come il welfare (di cui il vecchio continente continua a fare la parte del leone), tenendo in considerazione quel “piccolo tesoro che si chiama federalismo”, ha aggiunto Mauro.

Anche il ministro degli Esteri, Emma Bonino, si è soffermata sull’importanza dell’allargamento ad Est dell’Unione Europea (che pochi giorni fa ha inglobato la Croazia come 28° paese partner), come un passo in avanti verso la pace, specie per ciò che riguarda un’area come i Balcani, che 20 anni fa erano nel pieno di una sanguinosa guerra civile.

Condividendo con il ministro Mauro la visione federalista, la Bonino ha aggiunto che, nonostante l’Europa oggi “non susciti grandi entusiasmi”, con una crisi non solo economica ma di “governance politica”, bisogna avere “il coraggio di andare avanti”.