L'evangelizzazione: una risposta alla "sete" degli uomini di ogni luogo e tempo

Pubblicato il Messaggio del Sinodo dei Vescovi al Popolo di Dio

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 26 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Si articola in 14 punti il Messaggio del Sinodo dei Vescovi al Popolo di Dio, a conclusione della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Il documento si apre con un richiamo all’incontro di Gesù con la Samaritanaal pozzo (cfr. Gv 4,5-42): è un riferimento alla “sete” degli uomini di ogni tempo, a disposizione dei quali “molto oggi sono i pozzi” ma è necessario “discernere” per non “cadere preda di delusioni, che possono essere rovinose”.

Riconoscendo Cristo come unico portatore della “acqua che dà la vita vera ed eterna” e, convertitasi,la Samaritana“diventa messaggera di salvezza e conduce a Gesù tutta la città”.

Condurre gli uomini a Cristo è un’urgenza che coinvolge i cristiani di ogni luogo ed epoca. Oggi in particolare si sente il bisogno di ravvivare una fede che rischia di oscurarsi”. Nei “mutati scenari sociali e culturali” ogni cristiano è chiamato a vivere in modo rinnovato la nostra esperienza comunitaria di fede e l’annuncio” mediante un’evangelizzazione rinnovata nel suo ardore e nei suoi metodi.

La fede si concretizza “nel rapporto che instauriamo con la persona di Gesù, che per primo ci viene incontro”. Nella Chiesa, “spazio che Cristo offre nella storia per poterlo incontrare”, è importante dare vita a “comunità accoglienti, in cui tutti gli emarginati trovino la loro casa, a concrete esperienze di comunione, che, con la forza ardente dell’amore […] attirino lo sguardo disincantato dell’umanità contemporanea”.

Non si tratta di inventare “nuove strategie” ma di riscoprire le Sacre Scritture – di cui i Padri Sinodali raccomandano la “lettura frequente” - in particolare la “vicenda di Gesù” e i modi in cui “le persone si sono accostate a lui e da lui sono state chiamate, per immettere quelle stesse modalità nelle condizioni del nostro tempo”.

Il punto di partenza dell’evangelizzazione è individuato nell’“evangelizzare noi stessi”, disponendoci alla conversione. “Sappiamo – scrivono i Padri Sinodali - di dover riconoscere umilmente la nostra vulnerabilità alle ferite della storia e non esitiamo a riconoscere i nostri peccati personali”.

Al tempo stesso, però, bisogna confidare in un rinnovamento la cui fonte è “la forza dello Spirito del Signore”, quindi non può far leva esclusivamente sulle nostre limitate forze umane. È nostro dovere, dunque, “vincere la paura con la fede, l’avvilimento con la speranza, l’indifferenza con l’amore”.

Quando c’è la consapevolezza che il Signore ha vinto la morte e che il Suo Spirito opera con potenza nella storia, “non c’è spazio per il pessimismo”. “La Nostra Chiesa è viva e affronta con il coraggio della fede e la testimonianza di tanti suoi figli le sfide poste dalla storia”, si legge nel Messaggio.

L’evangelizzazione ha sempre avuto come “luogo naturale” la famiglia che “è attraversata dappertutto da fattori di crisi, circondata da modelli di vita che la penalizzano” e, proprio per questo, ad essa va rivolta “una particolare cura” in considerazione della missione che ricopre nella Chiesa.

I Padri Sinodali non hanno trascurato il fenomeno delle convivenze e delle “situazioni familiari irregolari costruite dopo il fallimento di precedenti matrimoni: vicende dolorose in cui soffre anche l’educazione alla fede dei figli”.La Chiesa ama anche questi fratelli e le comunità sono tenute ad essere “accoglienti verso quanti vivono in tali situazioni” e sostenere “cammini di conversione e di riconciliazione”.

Tra le comunità ecclesiali emerge innanzitutto il ruolo della parrocchia che resta “irrinunciabile”, sebbene “le mutate condizioni ne possono chiedere sia l’articolazione in piccole comunità sia legami di collaborazione in contesti più ampi”.

La parrocchia diventa quindi veicolo di nuova evangelizzazione, permeando anche “le varie, importanti espressioni della pietà popolare”. Nella vita parrocchiale, ogni figura deve ricevere la giusta valorizzazione: dal parroco al diacono, dal catechista al ministrante, fino all’animatore.

Sulla gioventù, i Padri Sinodali hanno espresso una visione “preoccupata” ma “tutt’altro che pessimista”. Sui giovani confluiscono “le spinte più aggressive dei tempi”, tuttavia a loro “va riconosciuto un ruolo attivo nell’opera di evangelizzazione soprattutto verso il loro mondo”.

Nel mondo giovanile spiccano in modo particolare le Giornate Mondiali della Gioventù ma vi sono altre realtà “non meno coinvolgenti, come le varie esperienze di spiritualità, di servizio e di missionarietà”.

Un punto affrontato in maniera assai analitica dai Padri Sinodali è relativo all’educazione e alla cultura, in particolare sul tema dell’incontro tra fede e ragione in un ambito scientifico che “per sé, è tutt’altro che lontano dalla fede”.

Anche il mondo dell’arte riveste notevole importanza e la via pulchritudinis è considerata “una strada particolarmente efficace nella nuova evangelizzazione”.

Mediante il lavoro, hanno aggiunto i Padri Sinodali, l’uomo si fa “cooperatore della creazione divina”. Proprio per questo, esso va riscattato “dalle condizioni che ne fanno non poche volte un peso insopportabile e una prospettiva incerta, minacciata oggi spesso dalla disoccupazione, specie giovanile”.

Altri richiami sono andati alla politica “alla quale si chiede un impegno di cura disinteressata e trasparente del bene comune”, alla libertà religiosa e al dialogo interreligioso, strumento di pace e contributo contro “ogni fondamentalismo” e “ogni violenza che si abbatte sui credenti, grave violazione dei diritti umani”.

Ringraziando papa Benedetto XVI per “il dono dell’Anno della Fede”, i Padri Sinodali hanno sottolineato positivamente il legame tra questo Anno e il 50° Anniversario dall’Apertura del Concilio Vaticano II e il 20° del Catechismo della Chiesa Cattolica. “Sono anniversari importanti – hanno commentato i Padri - che ci permettono di ribadire la nostra ferma adesione all’insegnamento del Concilio e il nostro convinto impegno a continuarne la piena attuazione”.

Due espressioni di fede menzionate con particolare favore sono anche la vita contemplativa e l’assistenza ai poveri, “riflesso di come Gesù si è legato a loro”.

Il penultimo punto ha riguardato le Chiese nelle diverse regioni del mondo, con raccomandazioni specifiche ai cristiani di ogni continente. In Africa, la Chiesa è chiamata in particolare a farsi luogo di incontro tra culture antiche e nuove e mediatrice nella cessazione di conflitti e violenze.

In America del Nord, dove la secolarizzazione è piuttosto avanzata, i cristiani devono essere aperti soprattutto nell’accoglienza di immigrati e rifugiati.

In America Latina prevalgono invece le sfide della povertà e della violenza, assieme a quelle – più recenti – del pluralismo religioso.

Le comunità cristiane dell’Asia, tra le più ostacolate e perseguitate del mondo, trovandosi in una condizione di minoranza, sono esortate alla saldezza nella fede.

L’Europa, segnata da una secolarizzazione radicata e spesso anche aggressiva, deve, attraverso le sue comunità cristiane rispondere a tale sfida e superarla, cogliendovi “un’occasione per un annuncio più gioioso e più vivo di Cristo e del suo Vangelo di vita”.

Ai cristiani dell’Oceania, infine, viene raccomandato di sentire ancora “l’impegno a predicare il Vangelo e a far conoscere Gesù nel mondo di oggi”.

Un ultimo richiamo viene fatto dai Padri Sinodali alla figura di Maria Santissima che “ci orienta nel cammino”. È a Lei, Stella della Nuova Evangelizzazione, che i cristiani si affidano, affinché porti luce nel “deserto della fede”.

* il testo completo del Messaggio in lingua italiana è disponibile al seguente link: 
http://www.zenit.org/article-33498?l=italian