L'Harambée come testimonianza dell'esperienza missionaria

Incontro al Colle Don Bosco dei giovani dei Centri Salesiani che partecipano durante l'estate a esperienze missionarie

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, mercoledì, 12 settembre 2012 (ZENIT.org).- Venerdì 28 settembre a Torino nella Sala Rossa di Palazzo Civico, nel corso dei festeggiamenti per i 25 anni del Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (VIS), interverranno Don Pascual Chàvez, Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, Piero Fassino, Sindaco di Torino, Carola Carazzone, Presidente del VIS, Giovanni Maria Ferraris, Presidente del Consiglio Comunale,Carlo Romeo, Direttore Responsabile Segretariato Sociale Rai, Don Stefano Martoglio, Ispettore dei Salesiani del Piemonte. Il giorno dopo interverranno anche la superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Yvonne Reungoat, il Consigliere per le Missioni Salesiane, Don Vaclav Klement e la Consigliera per le Missioni delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Sr.Alaide Deretti.

Il giorno dopo, sabato 29 settembre, avrà luogo l’Harambée, l’incontro festoso e l’appuntamento più importante dell’Animazione Missionaria Salesiana a livello nazionale che riunisce più di 250 ragazzi (giovani e meno giovani) che hanno svolto l’esperienza formativa di un mese in un Paese del Sud del Mondo.

Si tratta, dunque, di due giorni di testimonianza e di festa a cui sono chiamati i giovani che durante l’estate hanno vissuto un’esperienza formativa presso una missione salesiana di un Paese povero. Provenienti da tutta Italia, quest’anno si incontreranno al Colle don Bosco per annunciare la pienezza e la conversione del cuore che l’esperienza vissuta è capace di regalare, testimoniando l’impegno salesiano di ridare dignità ai più piccoli.

In realtà è un incontro tra persone che, come don Bosco, hanno scoperto che lavorare per i poveri è un cammino privilegiato per fare esperienza di Dio e l’annuncio di Cristo è profondamente legato sia alle grandi scelte di vita che ai piccoli gesti di amore quotidiani.

Dopo lo scambio delle reciproche esperienze e i momenti di riflessione guidati dalla Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice Madre Yvonne Reungoat e dal Consigliere Generale per le missioni salesiane don Václav Klement, il Rettor Maggiore dei Salesiani don Pascual Chávez Villanueva commenterà una frase ricorrente di don Bosco: “Siate felici nel tempo e nell’eternità” e subito dopo celebrerà nella basilica di Maria Ausiliatrice l’Eucaristia durante la quale avrà luogo il 143° mandato missionario a numerosi consacrati e laici.

Evidenziando che questa celebrazione, come appuntamento storico per i Salesiani, costituisce il fulcro e la ragione dell’ideazione dell’Harambée, è bene ricordare che fu don Bosco infatti l’11 novembre 1875 aconsegnare il primo mandato missionario a Salesiani e laici in partenza perla Patagonia. Da allora, ogni anno, il Rettor Maggiore dei Salesiani e la Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice ripetono questo gesto, consegnando le croci benedette ai membri della Famiglia Salesiana e ai volontari laici in partenza per le missioni di tutto il mondo.

Intorno a questa cerimonia più di vent’anni fa nacque l’Harambée, finalizzato a rendere manifesta in modo particolare ai giovani, in procinto di decidere della propria vita, la bellezza di una scelta di missionarietà definitiva qual è quella compiuta dai consacrati, suscitando in loro risposte altrettanto generose.

L’esperienza formativa estiva vissuta durante l’estate da molti dei partecipanti viene così verificata e i giovani sono invitati ad approfondire la propria dimensione missionaria e farne la parte fondante del proprio futuro. Del resto scegliere la solidarietà, realizzare l’apertura agli altri e impegnarsi con generosità e coerenza nella testimonianza evangelica è possibile sempre e per tutti, sia consacrandosi alla vita religiosa che rimanendo nel mondo secolare.

L’Harambée, dunque, mentre è lo scambio di testimonianze dell’esperienza missionaria estiva, momento formativo unico e imperdibile, è anche l’inizio del “prendersi cura di…” da parte dei nuovi volontari internazionali che partono per uno/due anni. E sono ogni anno più numerosi i membri di gruppi giovanili che scelgono di condividere il senso, la gioia e l’esperienza delle testimonianze missionarie, coinvol­gendosi nel cammino di formazione caratterizzato da spiritualità, mondialità, missionarietà salesiana, educazione e diritti umani, cooperazione e solidarietà internazionale.

E anche chi, pur avendo la spinta missionaria di Don Bosco, non ha potuto la­sciare l’Italia, è invitato a partecipare all’Harambée per rafforzare la decisione di mettere la propria vita a disposizione del Regno di Dio perché attraverso la conoscenza della storia di Don Bosco si colgono gli interrogativi esistenziali riguardanti cosa è possibile fare di più per i giovani poveri.