L’Himachal Pradesh, sesto Stato indiano ad approvare una legge “anticonversione”
Preoccupazione tra le minoranze e la Chiesa locale
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SHIMLA, giovedì, 11 gennaio 2007 (ZENIT.org).- L’Himachal Pradesh è diventato il sesto Stato dell’India ad approvare una legge “anticonversione” negli ultimi mesi, una decisione alla quale le comunità minoritarie e i cristiani guardano con preoccupazione.
Su proposta di alcuni settori nazionalisti, l’amministrazione locale (nella zona settentrionale del Paese), guidata dal Partito del Congresso, ha approvato la normativa il 29 dicembre scorso, secondo quanto riferito dall’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere “AsiaNews”.
La situazione è del tutto speciale, perché è la prima volta che uno Stato governato dal Partito del Congresso si orienta verso una legislazione di questo tipo. Il Partito, infatti, si era sempre mostrato molto critico nei confronti di queste disposizioni.
La notizia è stata invece accolta con soddisfazione dal Bharatiya Janata Party (BJP) – all’opposizione –, partito politico di impronta nazionalista-fondamentalista.
Per Kaul Singh, Ministro della Giustizia, “secondo la nuova legge, se qualcuno è costretto a cambiare la sua religione senza consenso avrà un mese di tempo per tornare indietro”. Si prevedono inoltre forti sanzioni per chi obblighi o induca un'altra persona a convertirsi.
Negli ultimi mesi, cinque Stati governati dal BJP o dai suoi alleati hanno introdotto o promosso legislazioni di questo tipo. L’obiettivo, secondo le autorità, è proteggere l’identità religiosa indiana e promuovere l’armonia sociale.
Quando la legge era solo in fase di studio, nel novembre 2005, la Chiesa cattolica in India aveva già espresso forti preoccupazioni per il fatto che “un altro Stato dell'Unione, che è sempre stata di stampo laico”, stesse “cercando di attuare una legge anti-conversione”.
“Oltre alla legge, preoccupa il fatto che il ministero sociale della Chiesa venga analizzato e guardato con sospetto”, ha detto all’agenzia del PIME l’Arcivescovo Stanislaus Fernandes, Segretario generale della Conferenza Episcopale Indiana.
Il fatto è che ci sono settori estremisti che stanno facendo una forte propaganda politica strumentalizzando la religione per guadagnare voti; con questo obiettivo intraprendono campagne di diffamazione contro i missionari cristiani, in particolare cattolici – precisa “AsiaNews” –, accusandoli di convertire gli induisti più poveri attraverso inganni o promesse di favori.
“Per oltre un secolo, la Chiesa è stata coinvolta in maniera attiva per i poveri e gli emarginati di questa società e li ha aiutati in campo sanitario, educativo e sociale – ha ricordato monsignor Fernandes –. Mai prima di ora queste attività erano state messe in dubbio”.


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