“L’identità cattolica dell’Europa”, spiegata dal vescovo Amédée Grab, presidente del CCEE

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LEEDS, lunedì, 4 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Intervenendo all’annuale assemblea del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, (CCEE) svoltasi a Leeds dal 30 settembre al 3 ottobre, Il vescovo Amédée Grab, presidente del CCEE ha aperto i lavori assembleari ponendo due domande: “Come ci vedono gli altri? Come ci vediamo noi stessi?”.



Nel corso del suo intervento il vescovo quindi affermato che “se le risposte a queste domande dovessero essere troppo diverse tra loro, allora si dovrebbe ammettere che esiste per la Chiesa una seria sfida comunicativa”.

Grab ha spiegato che la Chiesa è spesso percepita come in competizione con la cultura secolare ed è vista come una delle possibili offerte spirituali nel mercato del religioso.

“Per molti dei nostri contemporanei la vita sacramentale della Chiesa sembra essere giusto una delle molte scelte o possibilità in un mondo dove il diritto di scelta è visto come di importanza vitale”, ha continuato il presidente del CCEE.

“Dobbiamo ammettere che la vasta maggioranza dei cittadini in Europa ci conosce in maniera superficiale e con molti equivoci”, ha poi aggiunto il monsignore.

“E’ vero che se anche la pratica della fede cattolica sembra persa, molti elementi della nostra cultura rimangono nelle tradizioni locali e nelle celebrazioni, ma molto spesso le radici e le ragioni di queste usanze non sono conosciute”.

“Noi siamo spesso visti come anacronistici o come un elemento nella storia della cultura popolare”, ha quindi commentato.

In merito allo scetticismo sulle proposte ecumeniche, Grab ha precisato: “Molti pensano che le divisioni tra cristiani siano insormontabili, ma per esempio nelle nostre relazioni con gli ortodossi le parole di ringraziamento del Patriarca Alessio II di Mosca nei confronti del Pontefice per la consegna della Icona di Kazan’ è un segno preciso della speranza che non vogliamo perdere”.

Il vescovo ha poi chiarito la posizione della Chiesa in merito alla democrazia ed alla tolleranza.

“In teoria – ha detto – lo sviluppo della società civile dovrebbe garantire ad ognuno gli stessi diritti, ma noi sentiamo spesso persone che vorrebbero tenere da parte un eventuale intervento della Chiesa cattolica nella vita politica e democratica”.

“Viviamo in una cultura che apprezza la tolleranza – ha aggiunto Grab – ma molti sono più tollerati di altri. Tolleranza è ciò che è predicato, ma molti trovano difficoltà a tollerare l’intervento pubblico della Chiesa”.

“La tendenza, sia nell’Europa occidentale che in quella dell’Est, è quella di confinare la religione nella sfera privata”, ha affermato.

“Si tratta del prodotto della visione comunista così come di un certo tipo di liberalismo” ha dichiarato, chiarendo poi che a suo avviso le “reazioni negative alla Chiesa e alle altre comunità religiose sono basate su un’immagine della Chiesa e della religione che è ben lontana dalla verità che conosciamo”.

“Siamo pienamente cittadini di questo mondo ma non in modo esclusivo”, ha affermato.

”Non ci bastano i valori di questo mondo, ma non li odiamo, e non ci sentiamo al di sopra della nostra cultura. Essa è il nostro contesto missionario, e quanto più la capiamo e la rispettiamo, tanto meno sarà problematico il nostro lavoro per questa cultura e per tutti coloro che la vivono”.

“La nostra sfida: è essere contemporaneamente cittadini di due società”, ha infine concluso il vescovo Grab.