L'immigrazione: una risorsa e un fenomeno irreversibile dei nostri giorni

Presentato il 22° Dossier Statistico a cura di Caritas e Migrantes

| 794 hits

di Luca Marcolivio

ROMA, martedì, 30 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Gli immigrati “non sono numeri”: questo il tema scelto per la presentazione del 22° Rapporto del Dossier Statistico Immigrazione, realizzato a cura di Caritas e Migrantes.

Il quadro generale che emerge è quello di un consolidamento dei flussi migratori e di una loro sostanziale stabilizzazione: in altre parole la presenza degli immigrati diventa una costante irreversibile della società italiana. È quindi il momento di passare da una logica “emergenziale” a quella dell’integrazione in termini sempre più concreti.

Il Dossier di Caritas e Migrantes ha rilevato che, alla fine del 2011, gli immigrati regolari presenti in Italia erano 5 milioni e 11mila, 43mila in più rispetto alla stima fatta per il 2010. La loro presenza nel nostro paese continua quindi ad aumentare ma in misura minore rispetto al passato.

Gli occupati stranieri sono circa 2,5 milioni, un decimo del totale. Il settore dove la loro presenza è più vasta è quello della collaborazione familiare (colf e badanti), intorno all’85%. Nell’edilizia il loro impiego è copre circa il 33% del totale. Molto alta è la loro presenza nel settore agricolo, mentre una menzione speciale riguarda il calcio dove ormai la metà degli atleti sono stranieri.

Dato significativo in anni di crisi economica: gli imprenditori stranieri sono 249.464, aumentati anche nel 2011 (21mila aziende in più), mentre gli immigrati iscritti ai sindacati sono 1.159.000.

La comunità di stranieri extracomunitari più numerosa in Italia proviene dal Marocco (506.369); seguono i soggiornanti originari dell’Albania (491.495), della Cina (277.570), dell’Ucraina (223.782) e delle Filippine (152.382). Tra i soggiornanti provenienti da paesi dell’Unione Europea, il primato è saldamente detenuto dalla Romania (819.442).

I numeri dell’ultimo Rapporto Immigrazione sono stati illustrati e commentati stamattina presso il Teatro Orione, a due passi dalla Basilica Laterana, davanti ad un pubblico composto in gran parte da studenti universitari e delle scuole superiori di Roma.

Il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, ha evidenziato la concomitanza del 25° anniversario della nascita di Migrantes con il 50° anniversario dall’apertura del Concilio Vaticano II, la cui “prospettiva ecclesiologica” sottolinea la dimensione di una Chiesa “che cammina con gli uomini”, pellegrinante, e in una relazione nuova con il mondo, facendo sue le attese delle persone, soprattutto dei poveri, ha permesso di riconsiderare con occhi nuovi anche la mobilità umana e le migrazioni”.

Come spiegato da mons. Perego, l’immigrazione è strettamente connessa alla globalizzazione e rappresenta una risorsa, anche economica, sia per il paese d’origine che per quello di destinazione.

Da parte sua, il Ministro per la Cooperazione Internazionale e la Cooperazione, Andrea Riccardi, ha sottolineato quanto i rapporti di Caritas e Migrantes riescano a “unire cultura e popolo” e in essi si mescolino “la competenza scientifica e la conoscenza partecipe”.

Riccardi ha messo in luce l’immigrazione come fenomeno ormai irrinunciabile dei nostri giorni, sebbene sull’integrazione ci sia ancora molto da lavorare. Secondo il Ministro, è ormai finita l’epoca in cui l’immigrazione veniva percepita come “invasione”, né è più tempo di affrontare la tematica in base a “logiche emergenziali”.

“Non è Lampedusa il paradigma dell’immigrazione ma lo sono le nostre scuole e le nostre famiglie”, ha aggiunto Riccardi, soffermandosi anche sulla necessità di una maggiore cooperazione tra i governi dei paesi d’origine e quelli di destinazione dei flussi migratori e sull’opportunità di una riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza.

Il punto di vista degli immigrati è stato fornito da Shqiponja Dosti, mediatrice culturale di origine albanese, residente in Italia dal 1994 e cittadina italiana dal 1997. Sposata con un italiano e madre di due figli, ha conseguito due lauree in economia: la prima in Albania (1990), la seconda in Italia (2007).

La dottoressa Dosti ha testimoniato lo zelo e lo spirito di sacrificio di molti suoi connazionali, desiderosi di trovare in Italia uno sbocco ai loro talenti professionali: una realtà poco raccontata e spesso oscurata da tristi vicende di immigrati albanesi responsabili di azioni criminose ma non rappresentativi della vera identità di un popolo.

Shqiponja Dosti, che è stata anche mediatrice culturale in Puglia durante l’emergenza Kosovo (1998), ha dichiarato: “noi immigrati siamo in grado di aiutare l’Italia, mettendo a disposizione la nostra preparazione, e vogliamo contribuire farlo per essere anche noi protagonisti e molte volte lo facciamo a titolo di volontariato”.

La mediatrice culturale ha poi fatto riferimento all’esperienza dell’associazionismo tra immigrati, tra cui il progetto “Albania Domani” e la piattaforma on line “Professionisti per l’Albania”, e all’importanza della civile convivenza tra le fedi religiose.

“Mia madre era musulmana ma nella famiglia di mio padre c’erano anche degli ortodossi, mio marito è cattolico e io, come raccomanda anche il Concilio Vaticano, ho un sentimento di apprezzamento e di rispetto verso tutte le altre religioni”, ha commentato Dosti a tal proposito.

Ha chiuso gli interventi monsignor Paolo Schiavon, presidente della Fondazione Migrantes, secondo il quale “la presenza degli emigrati contribuirà a evitare il collasso demografico” e a mantenere a galla l’economia italiana, anche in tempi di crisi.

Il presule ha poi sottolineato un aspetto già colto precedentemente dal Ministro Riccardi, ovvero la necessità della “semplificazione della normativa” e il “rafforzamento della stabilità del soggiorno”, senza trascurare il “problema dei costi dei permessi di soggiorno, ritenuti sproporzionati”.

Dopo aver richiamato la necessità di una riforma della normativa sulla cittadinanza, monsignor Schiavon ha infine auspicato che “nell’Anno della fede, si dedichi una particolare attenzione alla dimensione religiosa degli immigrati e alla convivenza interreligiosa”, anche ai fini di irrobustire la libertà religiosa nei paesi di origine degli immigrati.