L’importanza del matrimonio per i figli e per il bene comune

Intervista a Maggie Gallagher sulla ricerca scientifica in materia di vita coniugale

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WASHINGTON, D.C., lunedì, 10 luglio 2006 (ZENIT.org).- I bambini cresciuti da genitori non sposati hanno maggiori probabilità di incorrere in depressione, suicidio, abusi, violenza domestica, scarso rendimento accademico, attività criminosa e povertà.



Questo è quanto sostiene Maggie Gallagher, Presidente dell’Institute for Marriage and Public Policy e autrice di un contributo al libro “The Meaning of Marriage” (Spence).

Gallagher ha condiviso con ZENIT le conclusioni di alcuni studi sui bambini cresciuti da genitori non sposati o divorziati, e sull’importanza del matrimonio tradizionale per il benessere del bambino e per il bene comune.

Perché per i cattolici è così importante l’opinione pubblica sul matrimonio?

Gallagher: Per i cattolici il matrimonio è un sacramento. Ma la tradizione cattolica ha sempre inteso il matrimonio anche come una relazione naturale. Le persone di qualunque fede possono sposarsi e il loro matrimonio interessa Dio, i figli, i coniugi e la comunità tutta.

Il matrimonio è uno strumento fondamentale che consente di generare e crescere le giovani generazioni, dando agli uomini e alle donne la possibilità di soddisfare il bisogno profondo di comunicazione tra loro, e il bisogno profondo dei figli di conoscere e di farsi conoscere dalla propria mamma e dal proprio papà.

Lei dice che il matrimonio è importante per i figli. Cosa la induce ad affermarlo?

Gallagher: Gran parte della ricerca scientifica sociologica oggi sostiene l’importanza del matrimonio per il bene comune.

Ad esempio, si è visto che il matrimonio riduce l’incidenza della povertà per i figli e per la comunità. La maggioranza dei bambini i cui genitori non si sposano o non rimangono sposati, attraversano almeno un anno di povertà.

L’assenza del padre nella famiglia aumenta l’incidenza del crimine. I ragazzi i cui genitori hanno divorziato o non si sono mai sposati, ad esempio, hanno una probabilità dalle due alle tre volte maggiore di ritrovarsi in carcere da adulti.

Il matrimonio protegge la salute fisica e mentale dei bambini. I figli i cui genitori sono stabilmente sposati godono di un migliore stato di salute e sono meno soggetti a malattie mentali tra cui la depressione e il suicidio in età adolescenziale.

I genitori che non si sposano o non rimangono sposati, mettono anche a rischio l’educazione dei figli. I figli di genitori divorziati o mai sposati hanno rendimenti scolastici inferiori e sono più soggetti ad essere bocciati e ad abbandonare la scuola. Essi hanno anche minori probabilità di laurearsi.

Quando fallisce un matrimonio, si indeboliscono anche i legami tra i genitori e i figli. I figli, diventati adulti, hanno poi la metà delle probabilità di intrattenere rapporti affettivi stretti sia con la madre che con il padre. Ad esempio, secondo uno studio ampio, svolto a livello nazionale, il 65% dei figli adulti cresciuti con genitori divorziati hanno affermato di non avere legami stretti con il padre, rispetto al 29% di quelli cresciuti con genitori sposati.

La difesa del matrimonio rientra quindi tra le nostre condivise convinzioni di cattolici su come assicurare il bene comune, la giustizia sociale e il meglio per i nostri bambini.

Quanto è importante che i genitori siano sposati? Non è sufficiente che essi vivano insieme?

Gallagher: Il matrimonio è molto importante. La mera convivenza non è equiparabile.

Negli Stati Uniti, le coppie sposate che convivono hanno dal 30% al 50% di probabilità in più di divorziare. Le persone che semplicemente vivono insieme non godono, mediamente, della stessa salute, benessere e felicità, rispetto alle persone sposate.

Lo stesso vale per i figli. I figli con genitori conviventi non sposati hanno maggiori probabilità di subire violenza domestica, abusi e di essere trascurati. I figli nati da genitori solo conviventi hanno anche una probabilità tre volte maggiore – sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna – di vedere i propri genitori separarsi entro il quinto anno di età.

Cosa pensa delle coppie omosessuali? Il matrimonio dovrebbe essere ridefinito in modo tale da poterle includere?

Gallagher: Il matrimonio omosessuale insegna alle giovani generazioni che non vi è nulla di speciale e di particolare nel fatto che marito e moglie possono diventare padre e madre. Esso estirpa dal matrimonio quella sua grande missione storica e interculturale di unire l’uomo e la donna per generare e crescere insieme la futura generazione.

Una società amorevole e compassionevole viene in aiuto ai bambini che non hanno una madre o un padre, ma nessuna società compassionevole priva intenzionalmente i figli della propria mamma o del proprio papà. Il matrimonio omosessuale implica che la società abbia ripudiato questa missione e abbia posto come obiettivo centrale i desideri degli adulti.

Come risponde alle persone che sostengono che la nostra legislazione matrimoniale sia discriminatoria?

Gallagher: A suo tempo, le normative che vietavano il matrimonio interraziale avevano lo scopo di mantenere la segregazione tra due razze diverse, perché una potesse dominare sull’altra, e questo è sbagliato.

Il matrimonio, invece, unisce l’uomo e la donna, cosicché le donne non debbano farsi carico da sole del gravoso compito di essere genitore, e ciò è giusto.

In che modo il matrimonio omosessuale recherebbe danno al matrimonio?

Gallagher: Non stiamo parlando solo delle prerogative giuridiche derivanti dal matrimonio. Se così fosse sarebbe possibile trovare delle soluzioni concordate.

La logica del matrimonio omosessuale è che non vi sia differenza tra unioni omosessuali ed eterosessuali, e che chiunque la pensi diversamente debba essere considerato irrazionale o fondamentalista.

Il sostenitori del matrimonio omosessuale cercano quindi di usare la legge per forzare tutti ad alterare in modo radicale e permanente la definizione di matrimonio e di famiglia. La legge insegnerà così ai figli e ai nipoti che non è affatto necessario che siano il padre e la madre a crescere insieme i propri figli, e che chiunque la pensi diversamente è un fanatico.

Sarà molto difficile, ad esempio, crescere i giovani ad essere bravi padri di famiglia in una società che insegna che l’idea secondo cui dovrebbero essere il padre e la madre a crescere insieme i propri figli sia irrazionale, e che chiunque manifesti dissenso possa essere soggetto a sanzione giuridica.

Cosa intende con questo? Qual è il rischio per la libertà religiosa derivante dal matrimonio omosessuale?

Gallagher: È un rischio molto concreto. Attualmente, nello Stato del Massachusetts, ad esempio, il governo si appresta a sottrarre alle organizzazioni caritative cattoliche la licenza all’adozione, a meno che i cattolici non consentano di dare in adozione i bambini anche alle coppie omosessuali.

Se si segue l’analogia razziale, secondo cui contrastare il matrimonio omosessuale è come essere razzisti, significa che alla fine la legge costringerà le istituzioni cattoliche e le altre religioni a conformarsi al nuovo modello di matrimonio, minacciando anche misure punitive. Mi riferisco a cose come il ritiro di licenze radiotelevisive e di esenzioni dalla tassazione per le scuole cattoliche e per le altre organizzazioni religiose.

Un’eventualità che potrà sembrare incredibile. Ma chi avrebbe mai immaginato che qui negli Stati Uniti un governo avrebbe impedito ai cattolici di portare aiuto ai poveri, agli emarginati, ai bambini bisognosi, per non essersi conformati alla sua posizione circa l’adozione da parte degli omosessuali?

Cosa possiamo fare negli Stati Uniti per difendere il matrimonio e tutelare la libertà religiosa?

Gallagher: Anzitutto, il Senato voterà un emendamento sulla tutela del matrimonio come unione tra marito e moglie. I cittadini americani dovrebbero scrivere quindi ai propri senatori per sostenerlo.

In secondo luogo, penso che sarebbe necessario che il Congresso preveda la possibilità della “obiezione di coscienza” in materia di matrimonio, analogamente a quanto previsto per le strutture, le organizzazioni e gli individui, che non possono essere puniti per essersi rifiutati di praticare l’aborto.