L'inaudito realismo dell'amore di Dio

Durante l'Udienza Generale, Benedetto XVI riflette sul mistero dell'incarnazione

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1093 hits

Il Figlio di Dio si è fatto veramente uomo. A oltre due settimane di distanza dalla celebrazione della Natività del Signore, papa Benedetto XVI ha centrato l’Udienza Generale odierna sul mistero dell’incarnazione di Dio.

Il termine “incarnazione”, ha spiegato il Papa, trae linfa vitale in particolare dal Prologo del Vangelo di Giovanni, nell’espressione “il Verbo si fece carne” (Gv 1,14), che “indica l’uomo nella sua integralità, proprio sotto l’aspetto della sua caducità e temporalità, della sua povertà e contingenza”. La salvezza donata da Dio, quindi, “tocca l’uomo nella sua realtà concreta e in qualunque situazione si trovi”.

Parlare di un Dio che si è fatto uomo significa ribadire una delle verità  fondamentali del cristianesimo, al punto che “quasi non ci colpisce più la grandezza dell’evento che essa esprime”, ha osservato il Pontefice. Proprio per questo è importante, al contrario, “recuperare lo stupore di fronte al mistero, lasciarci avvolgere dalla grandezza di questo evento”.

L’usanza, ormai secolarizzata, dello scambio di doni a Natale, ha un fondamento liturgico: “in quella notte santa Dio, facendosi carne, ha voluto farsi dono per gli uomini, ha dato se stesso per noi”, ha spiegato il Santo Padre. In altre parole, Dio “ha assunto la nostra umanità per donarci la sua divinità”.

Questa affermazione ha dato lo spunto a Benedetto  XVI per riflettere sulla natura del dono, il quale non ha valore in quanto “costoso o meno”, ma in relazione a quanto il donatore sappia “donare un po’ di se stesso”, proprio come ha fatto Dio, che non ha donato “qualcosa” ma qualcuno, ovvero se stesso nel suo Figlio Unigenito.

“Troviamo qui il modello del nostro donare – ha proseguito il Papa - perché le nostre relazioni, specialmente quelle più importanti, siano guidate dalla gratuità e dall’amore”.

La terza riflessione del Pontefice ha riguardato “l’inaudito realismo dell’amore divino”, che prende forma nell’incarnazione. L’amore divino, infatti, “non si limita alle parole”, dal momento che Dio stesso “si immerge nella nostra storia e assume su di sé la fatica e il peso della vita umana”.

Del resto la vita del Figlio di Dio non è stata poi così diversa da quella degli altri uomini. Gesù, infatti, “è nato dalla Vergine Maria, in un tempo e in un luogo determinati”; inoltre “ha avuto degli amici, ha formato un gruppo di discepoli, ha istruito gli Apostoli per continuare la sua missione, ha terminato il corso della sua vita terrena sulla croce”.

Ciò invita i cristiani ad interrogarsi sul “realismo” della propria fede, che “non deve essere limitata alla sfera del sentimento, delle emozioni, ma deve entrare nel concreto della nostra esistenza, deve toccare cioè la nostra vita di ogni giorno e orientarla anche in modo pratico”. Del resto Gesù non si è limitato a predicare ma “ci ha indicato come vivere, condividendo la nostra stessa esperienza, fuorché nel peccato”.

La fede, ha proseguito il Papa, “ha un aspetto fondamentale che interessa non solo la mente e il cuore, ma tutta la nostra vita”.

L’ultimo elemento analizzato dal Pontefice ha riguardato la sintonia tra Antico e Nuovo Testamento sul racconto della creazione: “il Dio eterno e infinito – ha spiegato - si è immerso nella finitezza umana, nella sua creatura, per ricondurre l’uomo e l’intera creazione a Lui”.

Da parte sua il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: “La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima” (349).

Nella Gaudium et spes il medesimo concetto è ribadito con forza: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. [...] Cristo, nuovo Adamo, manifesta pienamente l’uomo all’uomo e gli svela la sua altissima vocazione” (359).

“In quel bambino – ha proseguito Benedetto XVI - il Figlio di Dio contemplato nel Natale, possiamo riconoscere il vero volto non solo di Dio, ma anche dell’essere umano”.

È soltanto nell’apertura “all’azione della sua grazia” e nello sforzo di seguirlo “ogni giorno” che “realizziamo il progetto di Dio su di noi”, ha quindi concluso il Santo Padre.