"L'incontro con papa Francesco è stata come una riunione familiare"

Il Rabbino David Rosen racconta la sua udienza dal Santo Padre ed esprime speranza in vista della visita pastorale in Israele

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Junno De Jesús Arocho Esteves | 516 hits

Il Rabbino David Rosen, direttore del Comitato Ebraico Internazionale di Consultazione Interreligiosa, ha descritto il suo incontro di ieri con papa Francesco come una “riunione familiare”.

Il rabbino ha parlato della sua udienza con il Santo Padre nel corso di una conferenza stampa alla Radio Vaticana, cui erano presenti anche padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e padre Norbert J. Hoffman, segretario della Pontificia Commissione per le Relazioni con gli Ebrei e venti membri del Comitato Ebraico Americano.

In merito al significato dell’incontro di ieri, il Rabbino Rosen ha affermato che le relazioni ebreo-cristiane hanno continuato a crescere sin dalla pubblicazione della Nostra Aetate. Il documento del Concilio Vaticano II, ha sottolineato Rosen, segnò una svolta nella percezione degli Ebrei.

Il rabbino si è anche soffermato sul fatto che, nonostante vari pontefici come Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI abbiano portato le relazioni ebreo-cristiane a nuove vette, sono in molti a credere che nessun papa, dopo Benedetto, “comprenderà gli Ebrei, il significato della Shoah o si mostrerà interessato alle relazioni con gli Ebrei”.

“Non c’è mai stato un papa che abbia avuto tanta intimità, amicizia personale ed impegno con la comunità ebraica quanto papa Francesco”, ha detto il Rabbino Rosen.

L’aspetto più importante dell’incontro di ieri, ha osservato, non è in ciò che si è detto ma piuttosto in ciò che è stato provato e sentito.

“Quello che è l’impressionante forza di papa Francesco è il carisma che lo avvolge da quando ha iniziato il pontificato”, ha detto Rosen.

“Ha tuttavia uno speciale significato in termini di relazioni ebreo-cattoliche perché non siamo semplicemente venuti da un amico ma da qualcuno che ci vede come amici. Quindi, in un certo senso, è stata come una riunione familiare. Questa è stata la sensazione, quella di un incontro familiare”.

Nonostante tutte le differenze teologiche che possono intercorrere tra Ebrei e Cattolici, Rosen ha affermato che questo modo di vedere l’Ebraismo non solo come radice del Cattolicesimo ma come una famiglia, ha portato un affetto e un calore che il Rabbino ha definito “potente”.

Subito dopo la conclusione dell’udienza, Rosen ha detto che, assieme ai membri del Comitato Ebreo Americano, ha incontrato il cardinale designato Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Rosen ha poi sottolineato che sono stati affrontati numerosi temi teologici, nonostante le varie differenze teologiche.

Riconoscendo che l’antisemitismo è un problema che non può essere “risolto in una notte”, Rosen ha detto che l’insegnamento della Chiesa Cattolica afferma la validità della comunità ebraica.

“Oggi, l’insegnamento ufficiale della Chiesa non è soltanto la categorica opposizione all’antisemitismo, ma la sua definizione come un peccato contro Dio e contro l’uomo”, ha detto.

A conclusione del suo intervento, il Rabbino Rosen ha ribadito il punto finale di papa Francesco: l’educazione delle giovani generazioni sull’importanza delle relazioni ebreo-cristiane. La relazione tra la comunità ebraica e la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, ha osservato, ne è un esempio.

“Molti qui vi diranno che negli Stati Uniti, non solo vi sono strette relazioni con i Cattolici ma probabilmente la Chiesa Cattolica è vista come l’amico più fidato della comunità ebraica”, ha detto.

Quanto all’imminente visita del Papa in Terra Santa, il Rabbino Rosen ha detto che, pur avendo sperato in un viaggio più lungo, si è detto certo che il Santo Padre “farà tutto quello che bisognerà fare”.

“Sono tutti emozionati!”, ha detto. “Non importa se sarà breve, il successo è garantito. Sarà ricevuto meravigliosamente, lascerà una grande speranza per il futuro ed è quello di cui ha bisogno il Medio Oriente”.

“La visita di papa Francesco – ha concluso il Rabbino – rappresenterà una ispirazione per la gente della Terra Santa”.

[Traduzione dall’inglese a cura di Luca Marcolivio]