L'incontro tra San Paolo e un giornalista arriva a teatro

L'opera “L'uomo di Tarso” narra i principali episodi della vicenda paolina

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di Carmen Elena Villa

ROMA, martedì, 19 maggio 2009 (ZENIT.org).- “Scusate, posso approfittare di questa occasione per raccontarvi una storia di cui sono venuto a conoscenza e che vorrei portare a teatro?”. Così un giornalista del XXI secolo, dopo aver concluso una ricerca in Medio Oriente, interrompe degli attori che stanno provando un'opera teatrale.

Inizia così l'opera “L'uomo di Tarso”, che porta in scena in modo molto dinamico gli eventi principali degli Atti degli Apostoli, così come il contenuto di alcune Lettere paoline per ricreare la storia dell'Apostolo delle Genti.

Lo spettacolo, realizzato dalla compagnia Jobel Teatro (http://www.jobelteatro.it), vuole portare avanti la commemorazione dell'Anno Paolino, che terminerà il prossimo 29 giugno, giorno di San Pietro e San Paolo. E' stato presentato a Roma dal 15 al 17 maggio al Teatro Italia.

La compagnia teatrale romana cerca da dieci anni di portare in scena opere che trasmettano valori spirituali, “da 'Il piccolo principe' alla Bibbia”, ha spiegato il direttore organizzativo, Gabriele Tozzi. L'idea è presentarle in modo semplice, facile da comprendere per ogni tipo di pubblico.

Lorenzo Cognatti, direttore artistico della compagnia, cerca ogni anno con l'aiuto della Conferenza Episcopale Italiana i temi che possano dare vita a nuove opere, in base alle feste stabilite dal calendario liturgico.

“Quest'Anno Paolino è stato un pretesto, ma il fascino di Paolo è stato forte, soprattutto per noi che lavoriamo nel mondo della comunicazione”, ha affermato Gabriele Tozzi.

In questo modo, quattro artisti attraverso poesia, canto e danza cercano di ricreare una storia in cui l'uomo del presente e del passato si incontrano a metà strada.

Tozzi constata che la figura del giornalista è stata scelta “perché Paolo è un comunicatore, le cui parole sono ancora straordinariamente attuali”.

Per un'ora e un quarto, l'opera presenta la storia di Paolo, da prima della sua conversione, quando presenziò alla lapidazione di Santo Stefano, primo martire della Chiesa, al momento della sua decapitazione a Roma.

La conversione sulla via di Damasco, i suoi viaggi missionari, le sue predicazioni e la recita di alcuni brani delle sue Lettere permettono di rivivere la storia dell'apostolo. L'opera ricrea anche momenti di difficoltà e tentazione che Paolo combatté e respinse.

Per l'attore Francesco Testi, interpretare San Paolo significa “comunicare quanto più si può attraverso uno spettacolo un'esperienza emotiva, un'esperienza personale forte che può toccare universalmente chiunque, dal credente all'ateo”.

San Paolo è “un personaggio esistito realmente, che ha lasciato le sue Lettere”, che rappresentano una “fonte di ispirazione poetica e drammaturgica, come si può notare in questo spettacolo”.

Testi ricorda che di tutta la sceneggiatura la parte che lo ha più colpito è l'Inno alla Carità (1 Corinzi 13, 1-13): “il monologo dell'amore, che come ci fa pensare spesso ha l'altezza dei grandi monologhi. E' un monologo con la 'm' maiuscola”.

Da parte sua Enrico Barberi, che interpreta un giornalista, dichiara che con questo personaggio si vuole “introdurre a poco a poco la gente nella storia, e identificare la figura con il narratore. Fa domande, si trasforma in una serie di altri personaggi incontrando varie situazioni”.

Enrico interpreta anche altri ruoli, come servi e pescatori che nel proprio cammino incrociano San Paolo. “Ciò vuol dire anche affrontare un certo tipo di contesto storico, e quindi una dimensione realista”, osserva.

Dopo la decapitazione di San Paolo, c'è un epilogo in cui l'apostolo incontra il giornalista e poi viene introdotto il monologo finale, in cui conclude: “Questo devi proclamare e insegnare tu, uomo che cerchi sempre la giustizia, la pietà, la fede. Cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato”.