L’individualismo è alla base della rottura fra le diverse generazioni; secondo il Papa

Udienza alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì 30 aprile 2004 (ZENIT.org).- La frattura fra le diverse generazioni sarà destinata ad essere il problema più inquietante delle società del futuro se non ne verranno affrontate le cause, rintracciabili nell’individualismo figlio dell’odierna società consumistica, ha affermato Giovanni Paolo II.



Questo il sunto del discorso pronunciato, questo venerdì, da Giovanni Paolo II nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal tema “Intergenerational Solidarity, Welfare and Human Ecology” che si tiene a Roma in occasione della celebrazione del suo decimo anniversario della fondazione.

“Il tema che state studiando attualmente, quello dei rapporti tra le generazioni, è strettamente legato alla vostra ricerca sulla globalizzazione. In passato, il fatto che i figli ormai adulti avessero cura dei propri genitori era dato per scontato” poichè “la famiglia era il luogo primario della solidarietà intergenerazionale”.

“C’era innanzitutto la solidarietà del matrimonio, in cui gli sposi si prendevano nella buona e nella cattiva sorte e si impegnavano ad offrirsi appoggio reciproco per tutta la vita”. Questa solidarietà veniva poi trasmessa ai propri figli sotto forma di una solida educazione, che avrebbe loro insegnato a prendersi cura dei genitori divenuti vecchi.

“Oggi i rapporti tra le generazioni – ha poi fatto notare il Papa - stanno affrontando importanti cambiamenti” in seguito a varie ragioni come, ad esempio, l’”indebolimento del legame matrimoniale, spesso percepito come un semplice contratto tra due individui”.

O ancora, le pressioni di una società consumistica le quali fanno sì che le “famiglie spostino la loro attenzione dalla casa al posto di lavoro o alle tante attività sociali disponibili”, o che i figli vengano visti “come un ostacolo alla realizzazione personale dei genitori”.

Il Pontefice ha così sottolineato il ruolo “insostituibile” della famiglia “nella costruzione della solidarietà intergenerazionale”, affermando che noi tutti “abbiamo una responsabilità sociale non solo nei confronti di coloro ai quali abbiamo dato il dono della vita, ma anche nei confronti di coloro dai quali l’abbiamo ricevuto”.

“I rapporti intergenerazionali – ha fatto notare il Papa – risentono di queste situazioni, e molti figli, una volta diventati adulti, lasciano allo Stato o alla società gran parte del compito di curare i loro genitori anziani”.

“Bisogna prendere particolarmente in considerazione la situazione precaria di molti anziani, diversa a seconda delle Nazioni e delle regioni . Molti di loro hanno risorse o pensioni insufficienti, alcuni hanno problemi psichici, altri si sentono inutili o si vergognano di aver bisogno di cure particolari; molti si sentono semplicemente abbandonati”.

“Questi problemi saranno sicuramente più evidenti con l’aumento degli anziani – ha avvertito il Santo Padre -; la popolazione in generale, infatti, invecchia per il declino delle nascite e per il fatto che le cure mediche sono più accessibili”, ha commentato il Santo Padre.

“Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, le autorità pubbliche devono impegnarsi ad ammettere gli effetti di un individualismo che, come i vostri studi hanno già mostrato, possono danneggiare seriamente i rapporti tra le varie generazioni”.

In merito alle responsabilità delle autorità pubbliche nel fronteggiare questi problemi, il neo presidente della Pontificia Accademia, la professoressa di Diritto presso l’Università di Harvard, Mary Ann Glendon, ha affermato che l’obiettivo dei lavori della Plenaria sarà quello di mettere a nudo “la crisi più profonda di significati e valori” che sta dietro “la crisi dello stato assistenziale”.

“In parte in risposta alla crisi dello stato sociale che si profila in molte zone, abbiamo chiesto agli oratori di concentrarsi principalmente sulle sfide poste dal fatto che le mutate relazioni fra le generazioni hanno collocato una crescente tensione su ogni capacità della società di provvedere ai bisogni dei giovanissimi, degli anziani ormai deboli, e delle persone gravemente malate o disabili”, ha poi aggiunto.

Il Papa nel congedarsi ha infine detto: “Incoraggio lo studio da voi condotto su queste importanti realtà e spero che porterà ad una maggiore comprensione del bisogno di una solidarietà che oltrepassa le generazioni ed unisce individui e gruppi in un’assistenza e in un arricchimento reciproci”.

Per maggiori informazioni sul programma dei lavori leggere il Comunicato Stampa diffuso dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali