L’infinito mi ha cercato

La storia del figlio di una generazione che ha ritrovato la fede

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di Antonio Gaspari


ROMA, lunedì, 15 giugno 2009 (ZENIT.org).- Una nascita difficile, una vita complicata. E’ stato comunista, socialista, ecologista, massone, new Age, macrobiotico, libertino, deputato, senatore, psichiatra di successo, giornalista, scrittore, invitato a centinaia di programmi televisivi.

Ha cercato l’infinito in mille esperienze, ma lo ha trovato solo quando ha riconosciuto la sua povertà di peccatore, ed ha permesso all’amore di Dio di raggiungerlo.

E’ questa la storia di Alessandro Meluzzi, raccontata insieme a Paolo Gambi nel libro “L’infinito mi ha cercato. Da Marx a Gesù una vita in cammino” (Edizioni Piemme, 224 pagine, 14,50 Euro).

La storia di Meluzzi è quella di una generazione, quella nata nel 1955, in pieno baby boom. Una infanzia difficile, senza un vero padre e una mamma assente, ma una vita familiare vissuta grazie ad una zia, ad uno zio, ai nonni e una vita sociale passata in parrocchia.

Poi lo stravolgimento dei tempi, il ‘68, gli anni di piombo, la politica, la sezione del partito comunista, i viaggi per conoscere e cercare il senso della vita, la psichiatria, l’esperienza del medico che autorizza degli aborti, fino al ritorno a casa, l’incontro con sacerdoti umili e santi, l’esperienza dolorosa del rapporto con i malati, e l’incontro pieno con l’infinito.

Volto popolare della TV, Meluzzi è stato capace di iniziative incredibili.

Inviato nell’Isola dei Famosi, un reality tra i più visti, in diretta ha citato l’Angelus del Papa di una domenica di novembre del 2006, spiegando che “la vita dell’uomo è nulla se non si fonda sulla roccia della fede”. Lo ha detto di fronte a 8 milioni di telespettatori, provocando un vero scandalo.

Ma non si è accontentato ed ha convinto i protagonisti del reality a pregare insieme a lui per tutta la notte. Una iniziativa che lasciò talmente trasecolati e irritati gli autori del programma, che decisero di pagargli le puntate che rimanevano purchè non si facesse più vedere.

Ai partecipanti del reality, Meluzzi chiese: “Siete stati qui due mesi, avete mai pregato?”, e così tutti cominciarono a pregare tirando fuori i dolori, le angosce, le solitudini.

Secondo il noto psichiatra, questo avvenne perchè il cristianesimo “è il luogo dell’accoglienza del mistero dell’umano di ciascuno, c’è un Dio che si fa carne per venire tra noi, non è una fede spiritualista o una mistica filosofica”.

Per Meluzzi, “la conversione è pratica quotidiana, c’è un prima ed un dopo ogni volta che mi inginocchio davanti a un confessore, c’è un prima e un dopo ogni volta che si va a ricevere l’Eucarestia, c’è un prima e un dopo ogni preghiera”.

“Ci si converte ogni giorno. Ci sono state cadute tante e terribili, ma il seme della Parola gettato tra le spine non era diventato sterile”.

Nel libro lo psichiatra, che oggi è Ipodiacono nel rito greco-melchita cattolico, racconta di essere cresciuto nella fede cattolica e di non averla rinnegata completamente in nessun passaggio della sua vita.

Ciò probabilmente non per merito suo ma per il lavoro indefesso di un angelo custode che deve aver avuto un gran da fare, come qualche anima buona, che nella Comunione dei Santi non deve aver mai smesso di pregare e invocare misericordia.

Meluzzi confessa che la sua “più che buona conversione è stata un incontro con il mistero, un incontro personale con Cristo”.

Nel libro racconta dei vari periodi della sua vita quando era marxista-leninista, poi socialista, il periodo gaudente della peggio gioventù, quello della trasgressione, la fase del Parlamento, della collaborazione con tanti sacerdoti, missionari e Vescovi, il riavvicinamento ai sacramenti alle preghiere ed alle opere.

L’incontro con tanti sacerdoti impegnati nel sociale, con i silenziosi operai della Croce, la Congregazione fondata dai Volontari della sofferenza di monsignor Luigi Novarese.

“Mi hanno mostrato qual è la strada con cui si può fare della buona sanità ospedaliera nell’alveo della missione cristiana della salute e della medicina. Una buona sanità a misura d’uomo”, ha sostenuto.

Per Meluzzi, “è nell’incontro con l’altro che il mistero della grazia si rivela. Questo mistero dell’altro che ci interpella, ci provoca, e che tanto più è salvifico quanto più è scomodo, è quello che mi ha consentito di fare lo psichiatra e lo psicoterapeuta”.

“Dio mi si è rivelato fisicamente tangibilmente negli incontri, nell’impegno di costruire la comunità (Agape Madre dell’Accoglienza, ndr), una grande e piccola fraternità di persone che fanno dell’accoglienza e della cura della pietra scartata dai costruttori la loro testata d’angolo”.

Incredibile e commovente il modo in cui Meluzzi, da ipocondriaco è diventato uno che accoglie e assiste i malati, trovando in questo incontro con il dolore e con la sofferenza, la via preferita da Dio.

“Io che era un ipocondriaco – racconta Meluzzi – che da studente di medicina passavo il tempo a fare gli esami del sangue tre volte a settimana a fare tac e risonanze magnetiche afflitto dal terrore di essere colpito da un tumore mi sono dedicato a curare la persone colpite dalle peggiori malattie”.

Il noto psichiatra narra di padre Stefano Camerlengo, vicario generale di un istituto missionario, colpito da un tumore piuttosto grave che sta portando avanti con fatica, di chemio in chemio, e che lo rende un direttore spirituale straordinario durante la confessione.

“Perché – spiega Meluzzi – lo rende capace di trasmettere quel mistero del divino che soltanto con la croce, con il dolore e anche con una certa frequentazione della fine della vita come fine della vita rende veramente ragione del perchè si dice che il malato è un grande maestro. Perchè riesce a portare la vita alla sua essenzialità, esattamente come un monaco perfetto”.

Gli autori del libro sono convinti che nella realtà del dolore passa il mistero della Provvidenza e il mistero di Cristo.

“Cristo – hanno scritto – è capace di dare un senso a quello che pare non aver nessun senso, come il dolore, la morte, la malattia”.

Così oggi Meluzzi ha una comunità che accoglie i malati più gravi ed è vicepresidente dell’Associazione Italiana Malati di Cancro Parenti e Amici (Aimac).

Per spiegare la parabola della sua vita, in un dibattito radiofonico con il sostenitore dell’ateismo Piergiorgio Odifreddi, Meluzzi affermò: “non so se ho mai cercato Gesù nella mia vita. Quello di cui sono sicuro è che Lui non ha mai smesso di cercare me”.

Odifreddi reagì indignato dicendo “io non sono così pazzo e megalomane come Meluzzi nel pensare che Dio viene a cercare me” e il noto psichiatra spiegò “non credo di essere megalomane nel pensare che Dio venga a cercare me. Penso sia megalomane Lui che è amore infinito che pensa di tenere nel suo cuore i miliardi di individui di cui è composta l’umanità nel passato, nel presente e nel futuro, ed è talmente megalomane da non smettere di cercare neanche il professor Odifreddi”.

La verità quindi sta nel “lasciarsi amare da Dio, lasciarsi prendere dal suo amore infinito” perchè “noi non levitiamo verso qualcosa per forza nostra, ma c’è un abbraccio che ci accoglie e che ci trascina. Questo essere abbracciati da Cristo con dolcezza, sulla croce e trascinati verso la croce, mi pare non il destino mio, ma il destino di tutti gli uomini”.

“E quindi noi abbracciamo la croce perchè la croce abbraccia noi, e tutto questo non è masochismo ma kenosi in un destino divino-umano che vede nella nostra accoglienza del dolore ma anche gioia il vero segreto dell’esistenza”.

Il che vuol dire che dobbiamo affidarci con fiducia al Signore: “Noi sempre infedeli, sempre caduchi e sempre peccatori. Lui sempre fedele e sempre presente”.

La comunità “Agape Madre dell’Accoglienza” fondata da Meluzzi, ha ripreso e adattato una definizione di Jean Vanier, e cioè: “Luoghi dove persone non del tutto sane si occupano di persone non del tutto malate e reciprocamente si accolgono”.

Meluzzi ricorda che le centinaia di persone, che sono passate sulla nostra via, “ci hanno allargato il cuore, mettendoci davanti al mistero delle pietre scartate dai costruttori” che “messe in condizioni adeguate diventano la testata d’angolo per la costruzione del regno di Dio”.

Il libro racconta la storia di Rocco, che fin da adolescente lavorava per la Mafia e spezzava il collo alle persone, che portò la croce in processione proprio la sera in cui venne il Vescovo, e di Sabrina, una ragazza abusata dal padre, madre di quattro bambini che seppur nati in condizioni tremende hanno fatto la gioia di tante persone.

Ha scritto Meluzzi in occasione dell’ultima nata da Sabrina, “se fosse arrivata all’ospedale dove io facevo aborti terapeutici all’università qualche anno prima la bambina Maria Sole non sarebbe nata.

Invece per fortuna è nata, è nata nella nostra comunità e la sua venuta mi è parsa davvero come quel sole che sorge che viene a visitarci. E’ il mistero della vita e del divino che mi ha fatto capire qual è il valore assoluto immanente e trascendente della vita”.

A questo proposito il noto psichiatra ringrazia Carlo Casini e loda le tante attività del Movimento per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita, e i tanti incontri a cui ha partecipato per sostenere il lavoro di chi ama e accoglie la vita.

Il volume si conclude con una nota in cui Meluzzi confessa che questo libro è contrario ai modelli deontologici perchè una psicoterapeuta non dovrebbe mai rivelare la propria storia, ma dice di non trovare nulla di scandaloso nel fatto che coloro che ha curato nel passato, che cura nel presente e che curerà nel futuro conoscano la sua storia.