L’influenza del relativismo nella Chiesa e nell’Eucaristia

Intervista con il professore Nicola Bux

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BARI, lunedì, 19 dicembre 2005 (ZENIT.org).- Monsignor Nicola Bux, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha studiato il modo in cui il relativismo e la penetrazione del pensiero non-cattolico nella Chiesa influenzino l’Eucaristia.



Lo ha fatto nel libro “Il Signore dei Misteri. Eucaristia e relativismo” edito da Cantagalli (17,50 Euro, 286 pagine), con prefazione del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia.

Monsignor Bux è anche Consultore della Congregazione per le Cause dei Santi, professore di Liturgia Comparata, Vice presidente dell’Istituto Ecumenico di Bari e consulente della rivista teologica internazionale Communio.

Ha pubblicato una decina di libri, uno dei quali presentato a Roma dal Cardinale Joseph Ratzinger: “L’unità dei cristiani verso il Terzo Millennio”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana nel 1996.

In una intervista concessa a ZENIT, monsignor Bux ha parlato dell’influenza del relativismo nella Chiesa e nel Sacramento dell’Eucaristia.

Eucaristia e relativismo: il titolo è evocativo ma inquietante. Cosa intende suggerire esattamente accostando l’Eucaristia al relativismo?

Mons. Bux: Nel libro si indicano numerosi tentativi di sminuire la verità del Sacramento: uno tra i più gravi è quello di negare che Gesù Cristo sia presente nel pane e nel vino su cui il sacerdote pronuncia le parole consacratorie.

Il Compendio del Catechismo invece afferma all\'art. 283 l\' efficacia delle parole di Cristo e del potere dello Spirito Santo. Purtroppo è diffuso anche tra sacerdoti e catechisti.

\"La crisi del cristianesimo è la crisi della sua pretesa di verità\", avvertono gli avversari della Chiesa, come scrive lei nel suo libro. È così?

Mons. Bux: Quell\'affermazione è vera se si pone attenzione agli interventi di taluni ecclesiastici che sono preoccupati di non urtare la sensibilità o addirittura che sono convinti che la fede in Gesù Cristo non sia la verità che salva l\'uomo, ma solo una tra altre. Quell\'affermazione non è vera se si ascolta Papa Benedetto XVI nei suoi interventi e i Vescovi uniti con lui.

A volte gli stessi cattolici fanno fatica a celebrare con gioia i Sacramenti. Cosa sta succedendo?

Mons. Bux: Bisogna riprendere a presentarli come il prolungamento della presenza del Signore che è venuto ad amarci come figli, ad adottarci da orfani che eravamo, a darci la forza del suo Spirito, a nutrirci col pane della sua vita, a perdonarci dai peccati che pesano e condizionano l\'esistenza, a guarirci dalle malattie fisiche e spirituali, a darci la capacità di servire lui e gli uomini nella Chiesa e nel mondo, a mettere su un rapporto d\'amore vero ed eterno tra uomo e donna a somiglianza del suo amore.

Ciascuna di queste azioni è un gesto che Cristo ha compiuto nella sua vita terrena e continua a compiere nella sua vita immortale mediante il suo corpo ecclesiale. Tali gesti e parole efficaci li chiamiamo misteri e Sacramenti secondo la tradizione greca e latina.

Poiché fanno rinascere, guarire e rendere l\'uomo capace di vincere il male e la morte, danno la vera gioia. La liturgia dovrebbe essere in grado di far vivere così, non fidando sulle troppe parole ma sulla l\'eloquenza ed efficacia dei segni .

Dio si è incarnato, ha preso la natura umana per dirci che ci salva attraverso la materia: dall\'acqua al pane all\'olio ecc.

Lei constata che c\'è “fastidio” per il pensiero cattolico. Perché?

Mons. Bux: Dice san Paolo: noi abbiamo il pensiero di Cristo. La verità è cattolica perché è Cristo che vive e vale sempre, dovunque e dappertutto - lo dice un monaco medievale, Vincenzo di Lerins e non si adatta alle mode che passano, sposando le quali si finisce poi per rimanere vedovi.