L'invidia è un male oscuro!

E' l'avamposto del demonio nel cuore dell'uomo

Catanzaro, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 714 hits

L’uomo che rifugge dall’abbrutimento del suo animo cerca con spontaneità nell’altro un effettivo motivo di arricchimento personale e sociale, anticamera di una sana fraterna convivenza ed autentica comunione! Leggo in una riflessione su un passo del libro dell’Esodo: “È obbligo di ogni uomo confessare la natura dell’opera di cui è testimone. Confessata la natura, si confesserà anche il suo autore. Questa onestà è chiesta ad ognuno. Questa onestà manifestano i maghi d’Egitto al faraone. Mosè è oltre l’uomo. È oltre ogni uomo. È oltre ogni natura creata, visibile e invisibile, reale o magica, vera o inventata”. L’uomo in più occasioni è tutt’altro che propenso a riconoscere il valore del prossimo o la sua verità, se mai è pronto a deturpare ogni cosa; a cambiarne il vero significato; a rendere falsa testimonianza; a confessare la natura opposta; a spezzare le ali che vanno verso il cielo. Come sia probabile una tale deformazione della realtà non è poi così difficile a comprendere! Tutto diventa verosimile quando un essere umano viene accecato dall’invidia, male oscuro che occupa e distrugge ogni cosa. È in questi attimi che il suo cuore perde i battiti di Dio e si consegna tutto intero al demonio. L’invidia è quella sorellastra che vive soltanto con il desiderio di vederti affondare, mentre in apparenza cerca di tenderti una mano per sostenere ogni tuo equilibrio interiore. È silenziosa, viscida, ben truccata, bugiarda, ma spesso accattivante. È pericolosa, senza tempo, subdola, velenosa, comunque sempre pronta, nel sorriso, a colpire alle spalle. Sconvolge il fatto come oggi, tempo di progresso civile, sociale ed economico, essa non sia stata messa in soffitta, tra le cose vecchie e inservibili. Tutt’altro!

È infatti divenuta più tagliente e dirompente; si è rifatta il look; si è soprattutto adeguata al continuo processo d’innovazione tecnologica, diventando solida logica di riferimento contro il prossimo. Non disdegna, infatti, ad utilizzarla con cattiveria chi deve annientare gli ostacoli sul proprio cammino o chi, pur non avendo interessi diretti, tende a bloccare oppure a rallentare i progressi altrui. I suoi campi d’azione sono infiniti anche se fanno più rumore, amplificati dalla rete e dei mezzi di comunicazione tradizionali, gli avvenimenti legati alla vita politica, economica, sociale; al campo dell’informazione, dello spettacolo, dello sport; al mondo della Chiesa, delle confessioni in genere, del laicato religioso. Nessun campo è immune! La responsabilità è comunque sempre personale, anche quando si agisce in gruppo o perché plagiati da terza persona. Non si accetta più l’idea, pure tra i credenti, di vedere nel successo del proprio prossimo anche un possibile risultato positivo personale. Termini come comunità, comunione, fraternità, sono necessari solo ad incantare magari delle assemblee, nulla di più! Mi ha colpito a tale proposito uno scritto del mio padre spirituale, che oggi purtroppo si fa fatica ad accettare, sollecitando l’ironia di chi è convinto dell’opposto: “Tutto ciò che siamo, tutto ciò che l’altro è, ha, possiede, è per grazia, per benevolenza, per bontà, per misericordia del Padre suo. Se uno è ricco, è perché il Padre gli ha concesso la ricchezza. Vuole che si salvi da ricco. Se uno è povero, è perché il Padre gli ha fatto dono della grandissima grazia della povertà. Lui dovrà salvarsi da povero e non da ricco. Se un altro ha raggiunto vertici altissimi, anche questo è dono di Dio. Se un altro ancora è rimasto nella sua umile condizione, è questa la via per lui per raggiungere il Regno dei Cieli. Se non si parte da questa verità di fede, cadiamo nell’invidia ed è la fine per noi”.

Se quindi non si assume questo solido principio di fede, si rischierà sempre di essere tra gli eterni scontenti o comunque tra coloro che affidano al volere altrui il proprio futuro, con le conseguenze più amare possibili! La stessa Bibbia è attraversata da molti episodi che fanno capire come l’invidia è da sempre l’avamposto del demonio nel cuore dell’uomo, da quando il peccato ha preso in lui il sopravvento, rispetto alla Parola di Dio. Ne cito qualcuno: Nella sua lettera l’Apostolo Giacomo afferma che, alle sorgenti di “guerre e liti” c’è una triste spiegazione: “Bramate e non riuscite a possedere; invidiate e non riuscite a ottenere e, così, combattete e guerreggiate”. Nella Sapienza si legge: “È, infatti, per invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza quanti gli appartengono”. Nel Nuovo Testamento ricordiamo la parabola del figlio prodigo nella quale emerge l’invidia del fratello maggiore o quella degli operai che protestano e scoppiano dall’invidia, anche se regolarmente retribuiti come da contratto. Chiudo con un duro pensiero di Mons. Costantino Di Bruno: “Per chi dovesse abitare nella casa dell’invidia e della gelosia per molti anni è un inferno sulla terra. Non c’è pace. Non c’è serenità. Non c’è gioia. Non c’è vita. Neanche si può compiere bene il proprio lavoro. Tutto viene interpretato, trasformato, letto, compreso a partire da questo male potente che rosicchia il cuore, dilania la mente, fa esplodere l’anima, annienta lo spirito”. L’invidia è perciò un male oscuro che solo la purissima fede nel Padre Celeste può debellare!

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