L'Iran, il calcio, la libertà religiosa

Andranik Teymourian, primo capitano non musulmano della Nazionale iraniana, ha sempre vissuto con orgoglio la sua fede cristiana, tanto da essere oggetto di episodi discriminatori in Germania

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 653 hits

Il primo pareggio del Mondiale scocca alla tredicesima partita. Dopo il diluvio di gol piovuti in rete nelle prime giornate, Nigeria e Iran impattano sullo zero a zero. Risultato finale di una gara noiosa, ma che fa sorridere l’Iran, considerata da tutti gli osservatori la “cenerentola” del proprio girone. Un’idea che non è mai andata giù ad Andranik Teymourian, asso della squadra asiatica, tra i più propositivi all’esordio di ieri.

Intervistato da Fifa.com alla vigilia della rassegna brasiliana, il fantasista iraniano aveva dimostrato di non temere i forti avversari che il sorteggio ha assegnato alla sua squadra. “Contro di noi nessuna partita sarà facile - affermava - Il primo posto nel girone di qualificazione asiatico dimostra la combattività messa in campo”.

Dichiarazioni che testimoniano ambizioni professionali, e che sottendono un coraggio di cui Teymourian ha già fatto sfoggio in passato. Il coraggio “di non vergognarsi di essere cristiano”. Lui, cristiano d’origine armena e cittadino della Repubblica Islamica dell’Iran, fu il più votato, in occasione del Mondiale del 2006, all’interno di un sondaggio promosso dal gruppo olandese ecumenico Gristelijk.

Con il 31,3% delle preferenze, la stella iraniana prevalse su altri 10 calciatori partecipanti al Mondiale di Germania e ritenuti esempi di uomini, “che hanno scelto di dichiarare in modo aperto la loro fede”. A votarlo, persone olandesi, europee, ma non solo.

Ciò che particolarmente colpì di Teymourian fu un aspetto: le sue dichiarazioni infransero i luoghi comuni che circolano intorno all’Iran. Di etnia armena, fa parte di quella sparuta minoranza nel Paese del Golfo persico che non raggiunge neanche l’1% della popolazione. Eppure, gode di una rappresentanza parlamentare e di una certa autonomia culturale che consente agli armeni persino di produrre vino. Soprattutto, gode dell’atteggiamento accogliente da parte dei connazionali musulmani.

Teymourian ne è la dimostrazione lampante. In Iran è considerato il diamante più prezioso della Nazionale di calcio, beniamino di ogni appassionato. Quando esce dal campo viene salutato da grandi ovazioni e lui risponde con gratitudine a modo suo, facendosi il segno della croce. Un gesto che non gli ha mai creato alcun problema. Anzi, lo stesso “Ando” - come lo chiamano affettuosamente i tifosi - non ha mai nascosto che i rapporti con i compagni di squadra musulmani, con la dirigenza e con la popolazione sono “veramente buoni”.

Così buoni da valergli una storica investitura. Teymourian è stato infatti, lo scorso 18 maggio, il primo capitano non musulmano del Team Melli (la Nazionale iraniana). Il 31enne vive questa realtà con orgoglio, ma senza enfasi. Non è avvezzo a percepire la sua fede cristiana come un motivo di distinzione rispetto ai compagni di squadra.

A Teheran, dove vive e gioca con la compagine dell’Esteghlal, frequenta la Messa tutte le domeniche. Abitudine che si porta dietro anche quando varca i confini nazionali. A margine del Mondiale del 2006 in Germania, in un’intervista concessa al canale Ap-Worldstream raccontò un’esperienza spiacevole che gli capitò nel corso del ritiro della propria Nazionale.

Una domenica, come sempre fa quando si trova in Iran, si preparò per raggiungere la chiesa più vicina e partecipare alla Messa. Tentando di uscire dalla struttura in cui alloggiava con la propria squadra, fu però bloccato dalla polizia tedesca. Un ostacolo inaspettato quanto assurdo, per un giovane che ha la sola, innocente intenzione di andare in chiesa. Gli fu detto che per motivi di sicurezza non sarebbe potuto uscire dal ritiro. A nulla valsero le sue insistenze. Anzi, a qualcosa portarono, ma suo malgrado. Teymourian fu infatti posto in stato di fermo per alcune decine di minuti.

Episodio che il calciatore iraniano ha vissuto come una grottesca forma di discriminazione. Tale da indurlo a sfogarsi ai microfoni di una televisione del suo Paese, dove vige una teocrazia sciita retta da un Ayatollah. E dove scene di questo genere non gli capiterebbero mai. Scene che sono però capitate in Germania. Nel cuore d’Europa, dove un tempo si costruivano cattedrali destinate a durare per l’eternità. E dove oggi - come spiegava il sito Kreuz.net nel 2012 - sorgono interi quartieri, ideati per migliaia di abitanti, senza che vi sia nemmeno una chiesa.