L'Irlanda chiude l'ambasciata presso la Santa Sede

Il primate Seán Brady ha espresso profonda delusione

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ROMA, venerdì, 4 novembre 2011 (ZENIT.org) – L’Irlanda non nominerà un nuovo ambasciatore residenziale presso la Santa Sede. “È con grande rammarico e riluttanza che il governo ha deciso di chiudere l’ambasciata d’Irlanda presso la Santa Sede”: così si legge in una nota pubblicata ieri, giovedì 3 novembre, sul sito del ministero degli Esteri.

A spingere Dublino a chiudere la sede sono motivi economici. “Sebbene l’ambasciata presso la Santa Sede è una delle più antiche missioni (diplomatiche) dell’Irlanda, non produce alcun ritorno economico”, così si legge nella motivazione fornita da Dublino, sottolineando che “nessun settore della spesa pubblica può essere esente dalla necessità di attuare risparmi”.

“Il governo ritiene che gli interessi dell'Irlanda con la Santa Sede possano essere sufficientemente rappresentati da un ambasciatore non residente”, prosegue il comunicato.

La decisione è stata confermata sempre ieri telefonicamente dall’attuale Tánaiste (vice primo ministro) di Dublino e ministro degli Affari Esteri e Commercio, Eamon Gilmore, al cardinale Seán Brady, arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda.

Nella chiamata, il politico laburista ha spiegato che la scelta dell'esecutivo – definita “spiacevole ma necessaria” - va letta sullo sfondo della crisi finanziaria e non ha nulla a che fare con le recenti tensioni diplomatiche tra Dublino e il Vaticano per la gestione dello scandalo degli abusi sessuali su minori.

La risposta del primate d’Irlanda è stata netta. “Desidero esprimere la mia profonda delusione per questa decisione, perché significa che l’Irlanda sarà senza un ambasciatore residente presso la Santa Sede per la prima volta da quando sono state stabilite relazioni diplomatiche e scambiati rappresentanti tra i due Stati nel 1929", così si legge in un comunicato stampa, diffuso ieri dall’arcivescovado.

“So - prosegue la nota - che molti altri condivideranno questa delusione”. Secondo il cardinale Brady, “questa decisione sembra mostrare poca considerazione per il ruolo importante svolto dalla Santa Sede nelle relazioni internazionali e per i legami storici tra il popolo irlandese e la Santa Sede nel corso di molti secoli”.

“Vale la pena ricordare – sottolinea il porporato - che per il nuovo Stato d’Irlanda l’instaurazione di relazioni diplomatiche con la Santa Sede nel 1929 è stata un momento molto significativo”.  “È stato molto importante per affermare l’identità e la presenza dello Stato Libero d’Irlanda a livello internazionale”, continua il comunicato.

Il testo conclude con la doppia speranza che “nonostante questo passo deplorevole, la stretta e reciprocamente vantaggiosa collaborazione tra l’Irlanda e la Santa Sede nel mondo della diplomazia possa continuare” e che Dublino nomini al più presto un nuovo ambasciatore residente presso la Santa Sede.

Sul tema si è espresso anche il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, S.I. "La Santa Sede prende atto della decisione dell’Irlanda di chiudere la sua ambasciata a Roma presso la Santa Sede”, così ha dichiarato ieri il portavoce vaticano.

“Naturalmente ogni Stato che ha relazioni diplomatiche con la Santa Sede è libero di decidere, in base alla sue possibilità e ai suoi interessi, se avere un ambasciatore presso la Santa Sede residente a Roma, oppure residente in un altro Paese”, ha continuato Lombardi.

“Ciò che è importante sono i rapporti diplomatici fra la Santa Sede e gli Stati, e questi non sono in questione per quanto riguarda l’Irlanda”, ha poi concluso il portavoce della Santa Sede.