L'istituzione familiare attraversata da dinamiche dissolutrici (Prima parte)

Editoriale del numero di marzo del "Quaderno" di Scienza & Vita 10

Roma, (Zenit.org) Paola Ricci Sindoni, Paolo Marchionni | 704 hits

L’Associazione Scienza & Vita ha sempre a cuore le grandi sfide che attraversano il nostro Paese, come dimostra l’argomento di questo Quaderno. Qualche mese prima della celebrazione della 47maSettimana Sociale dei Cattolici Italiani (“Famiglia: speranza e futuro per la società italiana”, Torino 12-15 settembre 2013), sull’onda delle gravi emergenze sociali ed economiche che in questo periodo la coinvolgono, vengono ora presentati i risultati di un recente Convegno nazionale (Messina 28-29 ottobre 2011, sponsorizzato dalla Regione Siciliana ed organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “S. Maria della Lettera” di Messina), con il sostegno della presidenza dell’Associazione nazionale e la partecipazione di numerosi aderenti dell’Associazione locale messinese di Scienza & Vita.

Un motivo di orgoglio, certo, ma soprattutto di responsabilità nell’affrontare questo nucleo vitale, delicatissimo e complesso che è l’istituzione familiare, attraversato – in questo tempo oscuro – da dinamiche dissolutrici, complici particolari modelli culturali, che ne hanno di mira l’irrilevanza e la sostituzione con forme fragili e inconsistenti di legami parentali. Che la famiglia sia segnata da profonda crisi è convincimento di molti e sarebbe irrealistico non vederne gli effetti devastanti all’interno del tessuto sociale in cui viviamo.

Il primo passo da compiere è dunque rivolto a scavare nelle ragioni della crisi, senza farsi prendere dallo scoraggiamento nei confronti di quegli eventi negativi che l’attraversano: la denatalità, in primo luogo, ed ancora la difficoltà dei giovani a trovare lavoro e casa, l’acutizzarsi a tutti i livelli di una crisi sociale che si riflette sull’etica dei comportamenti (si pensi anche soltanto al triste fenomeno del “femminicidio” quasi sempre incubato in difficili situazioni coniugali). Prendere atto di questi fallimenti, indagati con gli strumenti dell’antropologia, della psicologia sociale e delle molte scienze coinvolte, non significa però accettarne con rassegnazione l’ineluttabilità, né contentarsi di lucide analisi diagnostiche, che non prevedano la possibilità di immaginare nuove terapie. Significa invece ripensare, anche alla luce dell’esperienza familiare che tutti accomuna, se e in quale forma la famiglia possa essere considerata un valore privato e sociale di assoluta priorità, che comporta il massimo impegno collettivo al fine di salvaguardarla o seppure guardarla come una forma ormai obsoleta, legata a costumi sociali ormai sorpassati.

Una volta accettato che vale la pena spendersi per ridare energia morale alla famiglia, che la stessa Costituzione italiana annovera fra i beni sociali irrinunciabili, occorre comunque compiere ulteriori passi in avanti, come testimoniano i contributi di questo Quaderno.

Il secondo passo, in tal senso, è quello che ci richiama con forza a dare testimonianza delle tante realtà familiari, che pur sopportando il peso economico di questo difficile momento, fungendo da vero e proprio “ammortizzatore sociale” non codificato, sanno proporre uno stile di vita sostenuto dall’amore reciproco, dalla solidarietà generazionale, dall’esigenza di tradurre quotidianamente gesti di sacrificio e di perdono. Queste ricche esperienze, che – come è noto – non fanno notizia e sono oscurate dalle terribili cronache di violenza che riempiono le pagine dei giornali, vanno invece fatte riemergere, devono cioè diventare notizie, affinché il bene prevalga e diventi contagioso. Conoscere esperienze analoghe alla propria, sapere che è possibile, anzi necessario, sostenersi a vicenda nel cammino difficile verso la completezza del proprio essere persone dentro le mura domestiche significa anche pensare che la creatività umana è capace di attivare nuovi modi per entrare dinamicamente in relazione, così da rendere lo spazio della famiglia sempre più abitabile.

È convinzione di molti – come emerge anche dai diversi interventi qui presentati – che non sia più possibile stabilire, pena lo smarrimento in procedimenti astratti, un modello statico di famiglia, come tradizionalmente si era configurata nel tempo, quando anche i ritmi del vivere sociale erano condizionati da ripetitività e staticità di ruoli. Occorre accettare oggi la sfida di ripensarla, tenendo conto di due forze centripete: da un lato, accogliere la mobilità delle relazioni umane, sottoposte all’usura di dinamiche sociali sempre in corsa; dall’altro tenere ferme alcune condizioni ontologiche su cui ancora, oggi come ieri, fondare l’istituto familiare, guardato come frutto del matrimonio tra un uomo e una donna. Dimensione niente affatto scontata, se si pensa a quante ideologie di genere circolano nell’habitat culturale che ci circonda e che tendono ad equiparare la famiglia a molte altre forme di convivenza etero ed omosessuali. Non basta infatti fare appello alle differenti condizioni storiche e sociali per decretare la fine della famiglia tradizionale; occorre saper osservarne con più attenzione la complessità, così da scorgerne, insieme al suo inevitabile mutamento, la ragione fondamentale della sua esistenza che nei secoli, sottoposti come il nostro a mutamenti epocali, ha sempre finito con l’imporsi come forma eccellente di perpetuazione della specie e di conservazione dei valori culturali ed etici che sostengono la società civile.

(La seconda parte segui domani, mercoledì 13 marzo)

Per info: http://www.scienzaevita.org/