L'Italia si avvicina sempre più al Qatar

Quale strategia dietro agli accordi con l'Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani?

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di Carmine Tabarro

ROMA, sabato, 15 dicembre 2012 (ZENIT.org) - La stampa italiana ha trascurato la notizia battuta dall'ANSA il 18 settembre scorso, con la quale lanciava la notizia che la più importante agenzia di stampa del nostro Paese (l'ANSA) aveva firmato un accordo con il Qatar.

L'accordo segna una "svolta culturale" per l'Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA) e per l'Italia. Ricordo che l'Emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, è già il principale fornitore di petrolio del nostro Paese, oltre ad essere l'azionista di maggioranza di Al Jazeera, con il 59% delle quote.

Inoltre, lo stesso emiro è il maggiore azionista di Unicredit, rappresentato dal Fondo sovrano del Qatar e gestito da Luca Cordero di Montezemolo, e tramite Unicredit si è offerto anche di ripianare il buco della Rai.

Al recente Forum Ambrosetti, a Cernobbio, sempre lo stesso emiro si è incontrato, rigorosamente a porte chiuse, con Mario Monti, Corrado Passera, Anna Maria Tarantola e Montezemolo, sotto la supervisione diretta di Jamie Dimon, presidente di JP Morgan, che 30 ore dopo ha gestito la vendita di 1,7 miliardi di euro della Snam-Eni sempre all'emiro del Qatar.

Al Jazeera è la stessa emittente che nello scorso settembre, ha fatto girare su internet la brutta pellicola, giustamente considerata blasfema sulla vita di Maometto, dandogli visibilità e scatenando le gravi rivolte che hanno destabilizzato tutti i paesi islamici contro gli Stati Uniti d'America, portando al controverso episodio della controversa morte dell'ambasciatore statunitense in Libia.

Il 24 novembre il premier Monti, accompagnato da diversi ministri è andato in Qatar e rilascia, proprio ad Al Jaazera, una lunga intervista in cui propone investimenti in Italia. 

Come leggere questo posizionamento del governo e della classe dirigente italiana rispetto al mondo arabo? Si tratta di semplice business is business oppure un volersi liberare dall'aggressivo controllo finanziario degli Stati Uniti? Oppure vuol essere un prendere autonomia rispetto ad un eventuale crollo del progetto politico europeo?

Ma qual'e' il prezzo politico che dobbiamo pagare per questi accordi?

Al momento sembra solo che stiano concedendo una "condivisione" sull'informazione governativa e una commistione sempre maggiori con Stati per nulla democratrici, con valori profondamente diversi dai nostri e decisamente iniqui sul piano sociale, che tuttavia vengono descritti sulla stampa italiana alternativamente come la Mecca, il Bengodi o una fucina di cultura cui, più che allacciarsi, forse ci stiamo progressivamente sottomettendo.

La sensazione, è che ci si avvii a un semplice passaggio di consegne: dalla sudditanza verso gli Stati Uniti  alla sudditanza verso sultani e sceicchi. Ma con quali risvolti religiosi, culturali, economici, politici?