L'obbligo di celebrare la Messa e le offerte di Messa

Risponde padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale

Roma, (Zenit.org) | 1460 hits

Un nostro lettore indiano ha posto la seguente domanda all’attenzione di padre McNamara:

Un sacerdote deve dire la Messa solo la domenica e nei giorni di precetto? Come deve comportarsi nei giorni feriali, quando non ha ricevuto intenzioni di Messa da parte dei fedeli: ha l’obbligo o invece è opzionale (Canone 904)? Inoltre, un sacerdote deve dire ogni giorno la Messa, aiutando in questo modo il proprio vescovo ad applicare la Messa secondo le intenzioni ricevute anche dall’estero? Nella mia diocesi di missione, riceviamo soltanto due o tre intenzioni di Messa al mese. Gli altri giorni applichiamo la Messa per le intenzioni del vescovo, per le quali ha ricevuto delle offerte per sostenere la diocesi.-- P.D. , Stato di Orissa, India

Di seguito la risposta:

La domanda del lettore è composta da due elementi. Il primo riguarda l'obbligo di un sacerdote a dire la Messa, l’altro invece riguarda le norme per la distribuzione delle offerte  per le Messe. Anche se molti cattolici lo ignorano, un sacerdote non ha alcun obbligo di dire la Santa Messa. Cioè ha lo stesso dovere di qualsiasi altro cattolico di partecipare alla Messa la domenica e nei gironi di precetto.

Questo però non significa che per un sacerdote dire la Messa sia una cosa opzionale o una questione di scelta personale. Il Canone 904 del Codice di Diritto canonico, a cui il nostro lettore accenna, raccomanda infatti di celebrare ogni giorno. Il testo dice:

“Memori che nel mistero del Sacrificio eucaristico viene esercitata ininterrottamente l'opera della redenzione, i sacerdoti celebrino frequentemente; anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale, anche quando non si possa avere la presenza dei fedeli, è sempre un atto di Cristo e della Chiesa, nel quale i sacerdoti adempiono il loro principale compito”.

Proprio per questo la Chiesa raccomanda fortemente ai sacerdoti di celebrare quotidianamente la Messa, poiché essa costituisce il loro più grande privilegio e la cosa più elevata che possano compiere. Anche se non ci sono altre persone presenti e non c’è una intenzione specifica, comunque la Messa glorifica Dio, intercede per i vivi e per i morti, aumenta la santità della Chiesa ed è la prima fonte di crescita spirituale del sacerdote.

Alcuni preti hanno un certo obbligo a dire la Messa in virtù del loro ufficio come pastori. Alcuni acquisiscono anche l'obbligo di dire una Messa settimanale per l'intenzione delle anime affidate alle loro cure. Questo obbligo non deriva dal sacerdozio in sé, ma dalla carica nella quale sono stati nominati e dagli obblighi assunti liberamente accettando questo incarico.

Per quanto riguarda le offerte di Messa, la cosa è un po’ più complessa. A trattare il tema sono i Canoni 945-958 del Codice di Diritto Canonico: “Can. 945 - §1. Secondo l'uso approvato della Chiesa, è lecito ad ogni sacerdote che celebra la Messa, ricevere l'offerta data affinché applichi la Messa secondo una determinata intenzione.

§2. È vivamente raccomandato ai sacerdoti di celebrare la Messa per le intenzioni dei fedeli, soprattutto dei più poveri, anche senza ricevere alcuna offerta.

Can. 946 - I fedeli che danno l'offerta perché la Messa venga celebrata secondo la loro intenzione, contribuiscono al bene della Chiesa, e mediante tale offerta partecipano della sua sollecitudine per il sostentamento dei ministri e delle opere.

Can. 947 - Dall'offerta delle Messe deve essere assolutamente tenuta lontana anche l'apparenza di contrattazione o di commercio”.

Per evitare l’insorgere di eventuali abusi, ci sono delle regole che disciplinano vari aspetti quali l’obbligo di celebrare la Messa anche quando l’offerta è stata persa e limitando il numero di intenzioni quotidiane.

Per quanto riguarda la domanda su come comportarsi quando si ricevono più intenzioni di quanto possano essere celebrate nell’arco di un anno in una parrocchia o in un santuario, il Codice di Diritto Canonico prevede le seguenti norme: “Can. 954 - Se in talune chiese o oratori vengono richieste celebrazioni di Messe in numero maggiore di quante ivi possono essere celebrate, è lecito farle celebrare altrove, eccetto che gli offerenti non abbiano manifestato espressamente una volontà contraria.

Can. 955 - §1. Chi intendesse affidare ad altri la celebrazione di Messe da applicare, le trasmetta quanto prima a sacerdoti a lui accetti, purché a lui consti che sono al di sopra di ogni sospetto; deve trasmettere l'offerta ricevuta intatta, a meno che non consti con certezza che la parte eccedente l'offerta dovuta nella diocesi, fu data in considerazione della persona; è tenuto anche all'obbligo di provvedere alla celebrazione delle Messe, fino a che non avrà ricevuto la prova sia dell'accettazione dell'obbligo sia dell'offerta pervenuta.”

Il Canone 957 continua: “Il dovere e il diritto di vigilare sull'adempimento degli oneri di Messe, competono, nelle chiese del clero secolare, all'Ordinario del luogo, nelle chiese degli istituti religiosi o delle società di vita apostolica, ai loro Superiori.”

Nel caso menzionato dal nostro lettore in India, delle intenzioni di Messe in esubero vengono trasferite da un Paese estero per essere celebrate in una diocesi di missione. Si tratta è una pratica abbastanza comune che viene fatta con l’intento di contribuire al sostentamento degli sforzi missionari della Chiesa. Grazie ai tassi di cambio, infatti, le offerte relativamente piccole fatte in Europa o negli USA possono rivelarsi importanti altrove.

Secondo il Canone 945.1, l’offerta legata all’intenzione di Messa quotidiana di un sacerdote è per l’uso personale dei sacerdoti diocesani. In alcuni luoghi, tutte le offerte sono ricevute da diocesi, parrocchia o comunità religiosa in sostituzione di un salario o un’altra retribuzione uguale o al di sopra della totalità delle offerte di Messa. Canonisti autorevoli ritengono che sia una pratica legittima a condizione che sia volontaria. Nella maggior parte dei Paesi occidentali l’offerta fissata per le Messe è talmente bassa che costituisce solo una minima parte del sostentamento di un sacerdote.

Nel nostro caso, tuttavia, anche un’offerta di 10 dollari (la cifra prevista in molte diocesi statunitensi) può superare di gran lunga il reddito medio giornaliero in una zona povera e dare una impressione sbagliata. Allo stesso modo, chi decide di trasferire delle intenzioni di Messe, normalmente intende aiutare il lavoro missionario in generale e non il salario personale del sacerdote.

In questo contesto è probabilmente legittimo per un vescovo destinare ai progetti diocesani una parte delle offerte ricevute dall’estero, in particolare se si è impegnato attivamente per ottenere  questa forma di aiuto. Tuttavia, in virtù del Canone 945.1, sarebbe comunque giusto trasferire al sacerdote almeno l'importo corrispondente all’offerta fissata  in loco a meno che, come già detto, non sia già prevista un’alternativa volontaria.

Il vescovo potrebbe anche trasferire la somma delle offerte alla parrocchia e determinare quanto possa mantenere il prete per l'uso personale, destinando la cifra restante ai progetti parrocchiali. Questo è naturalmente solo una considerazione tecnica. Infatti, bisogna riconoscere che la maggior parte dei sacerdoti che lavorano nella diocesi di missione si preoccupano poco del loro comfort personale, dedicandosi al benessere spirituale ed umano dei loro fedeli.

Infine, per quanto riguarda la prima parte della domanda. Un sacerdote non è costretto a dire la Messa solo per soddisfare le intenzioni richieste dal vescovo. Se un sacerdote richiede una intenzione, tuttavia, acquisisce un obbligo di giustizia a celebrare la Messa per questa intenzione. In tal modo, non solo glorifica Dio celebrando la Messa, ma contribuisce anche alla crescita dell'impegno missionario di tutta la diocesi.

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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.orgSi chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.