L’obiezione di coscienza nel “concordato” con la Slovacchia

Avviso dell’Unione Europea contro la clausola di coscienza

| 554 hits

ROMA, venerdì, 10 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Il “Trattato tra la Repubblica della Slovacchia e la Santa Sede sul diritto di esercitare l’obiezione di coscienza” riafferma il diritto universale alla vita e alla dignità umana.



E’ scritto nel progetto di concordato tra la Santa Sede e la Slovacchia che dovrebbe essere firmato la settimana prossima, secondo quanto ha reso noto la Fondazione Jérôme Lejeune (www.genethique.org).

L’accordo, spiega la stessa fonte, tutelerebbe il diritto di tutti ad esercitare, in piena libertà, un’obiezione di coscienza nel rispetto di questi valori universali.

In questo modo, aggiunge “Gènéthique”, un medico cattolico avrà il diritto di rifiutare di praticare aborti, procreazione assistita, sperimentazione con embrioni umani e cellule staminali umane, eutanasia, sterilizzazione, ecc..

Di fronte ad una campagna di gruppi abortisti, come il Centro di Diritti Riproduttivi, Cattolici per la Libera Scelta, Federazione Internazionale per la Pianificazione Familiare, la rete di esperti dell’Unione Europea sui diritti fondamentali ha lanciato pubblicamente il 15 dicembre un avviso sul “diritto all’obiezione di coscienza religiosa nei concordati”.

Secondo il rapporto europeo, il progetto di concordato tra la Repubblica della Slovacchia e la Santa Sede, riconoscendo il diritto all’obiezione di coscienza, provocherebbe un impatto negativo su alcuni “diritti fondamentali”, vale a dire, ad esempio, l’aborto, il matrimonio omosessuale e l’eutanasia.

La rete europea si è quindi dichiarata contraria al diritto all’obiezione di coscienza.

Un membro di questa rete, l’italiano Bruno Nascimbene, professore di Diritto presso l’Università di Milano, non cattolico, ha deplorato l’avviso europeo considerandolo “ingiusto” e “assurdo”, secondo quanto reso noto dalla stessa fonte.

“Da un lato constata che le associazioni alle quali si è dato ascolto promuovono tutte l’aborto, dall’altra indica che molti Paesi membri dell’Unione hanno già firmato concordati con altre chiese nei quali si prevedono clausole di coscienza. Per lui la questione della separazione tra Chiesa e Stato non fa parte delle competenze dell’Unione Europea”, ha spiegato la Fondazione.