L’Occidente ha deformato le mistiche orientali creando delle ambiguità

Sostiene il teologo Joan-Andreu Rocha

| 1005 hits

ANCONA, lunedì, 5 dicembre 2005 (ZENIT.org).- L’Occidente ha “idealizzato” le mistiche orientali deformandole, così da alimentare confusioni che sono sopravvissute fino ai nostri giorni, sostiene il teologo e storico Joan-Andreu Rocha Scarpetta.



Intervenendo ad Ancona la scorsa settimana ad un Convegno sulla mistica organizzato dal Centro di Studi Oriente Occidente , Rocha Scarpetta, professore di Teologia delle Religioni e di Spiritualità Comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum ha affermato che “il fascino attuale per le mistiche orientali risponde in parte ad una visione deformata e leggera delle mistiche d’Oriente che spesso richiedono una ascesi molto esigente”.

Tuttavia, questo interesse “risponde anche al bisogno di stabilire un contatto con il sacro a partire da esperienze immediate. Dunque, la mediazione di Cristo resta così ignorata o eliminata”.

Secondo questo professore catalano, che per lo stesso Ateneo romano dirige il “Master Chiesa, Ecumenismo e Religioni”, “sin dall’antichità, le crisi religiose, sociali e culturali dell’Occidente hanno provocato una certa ‘orientalizzazione’ della cultura occidentale”.

In seguito, Rocha Scarpetta ha spiegato che “la storia dei rapporti fra mistica orientale e mistica occidentale seguono una doppia traccia: quella del rapporto diretto fra cristianesimo e religioni orientali, e quella della percezione culturale che l’Occidente ha avuto dell’Oriente con la conseguente idealizzazione delle mistiche orientali”.

Rocha ha individuato quattro periodi di ricezione delle mistiche o culture orientali in Occidente: “La prima ondata sarebbe quella dell’antichità greca, soprattutto a partire da Alessandro Magno e l’idealizzazione del mondo filosofico indiano”.

“La seconda sarebbe quella del Rinascimento del ‘500, quando i filosofi neoplatonici introducono il principio d’una ‘filosofia perenne’ che si troverebbe al di sopra di tutte le religioni, sciogliendo la specificità del cristianesimo”, ha spiegato.

“La terza andrebbe dal ‘900 alla prima metà del XX secolo, segnata soprattutto dai filosofi romantici che vedono nell’oriente mistico una rinascita spirituale che potrebbe sostituire il pensiero occidentale illuminista”, ha aggiunto.

Mentre,“la quarta ondata partirebbe dalla seconda metà del secolo scorso, e presenterebbe due facce diverse, anche se correlate: quella contro-culturale, dovuta all’influsso della Società Teosofica che sviluppa una visione magica ed esoterica della mistica dell’India, e particolarmente del buddismo tibetano (in chiaro contrasto con quella cristiana); e quella interreligiosa, che a partire degli anni Quaranta stabilisce un dialogo diretto con le religioni orientali, non soltanto cercando di capire gli elementi particolari delle loro mistiche, ma tentando anche di far capire la ricchezza della mistica cristiana in Occidente”, ha osservato.

Secondo Rocha Scarpetta, “questa seconda corrente influirà positivamente nella visione delle religioni non-cristiane che proporrà più avanti il decreto del Concilio Vaticano II Nostra Aetate (1965)”.

Nel suo intervento sul tema “Ex Oriente Lux, ex Oriente tenebrae. ‘Semi’ del Verbo e rischi e ambiguità della mistica asiatica”, il teologo ha spiegato che “se parliamo di mistica, come in qualsiasi realtà umana, possiamo trovare posizioni molto diverse fra loro, ma è evidente che non si può parlare di mistica o dei mistici se non in funzione d’una situazione culturale e storica concreta”.

“Per questo non possiamo elaborare un discorso universale sulla mistica, perché il punto di partenza d’ogni mistico si trova ancorato ad un contesto culturale ben definito”, ha ricordato, aggiungendo poi in conclusione che “l’esperienza mistica si svolge sempre all’interno del proprio linguaggio, malgrado abbia come proposito principale il trascendere i limiti e la ristrettezza che inevitabilmente sono estendibili a tutti i linguaggi umani”.