L'omelia come ininterrotto fluire della fede

Pubblicate nel decennale della morte le omelie di Don Tommaso Scorpio, parroco di Pietravairano

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, mercoledì, 17 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Focalizzate sul nome di Gesù, in onore di Maria e in onore dei Santi, assieme ad alcuni discorsi tenuti in particolari manifestazioni festive, nel marzo 2012 sono state pubblicate dall’editrice Borgia, a Roma, le omelie tenute dal 1937 al 1947 da Don Tommaso Scorpio che, nato a Pietravairano (Caserta) l’8 giugno 1913 e morto il 13 aprile 2002 all’età di 89 anni, dopo essere ordinato sacerdote nel 1937 fu nominato professore di lettere classiche presso il seminario di Teano e ricoprì tale incarico per oltre un decennio. Negli anni ‘40, infatti, fu nominato parroco della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano e assunse l’incarico responsabile di alcune associazioni giovanili e dei rapporti, per conto della diocesi, con il mondo del lavoro.

Animato dal desiderio specifico di soccorrere la popolazione colpita dagli eventi bellici decise di farsi trasferire a Pietravairano in modo da rispondere alle continue e pressanti sollecitazioni dei suoi concittadini e ricomporre il tessuto sociale del paese intorno a valori possibilmente da tutti condivisi.

Notevole fu l’apprezzamento nei suoi confronti da parte dei giovani, ai quali affidava l’organizzazione di mostre di pittura, feste patronali, eventi culturali e momenti creativi, ma soprattutto da parte di tutti i membri della parrocchia che apprezzarono il suo impegno a ricostruire la chiesa che era stata distrutta dai bombardamenti aerei, a proporre iniziative culturali ed educative, a stare accanto ai più deboli e i più indifesi, a favorire la maturazione del senso di aggregazione e di appartenenza alla comunità locale. E come espressione di ringraziamento per tutto ciò che negli anni aveva offerto in forma fortemente qualitativa l’amministrazione comunale di Pietravairano, a due anni dalla sua scomparsa, decise di intitolare a suo nome una piazza, scegliendo per di più non uno spazio qualsiasi, ma proprio quello antistante la “sua” chiesa in modo da facilitare il suo ricordo, ampiamente legato a atteggiamenti di solidarietà, generosità e altruismo.

Arricchito da testi introduttivi di Mons. Arturo Aiello, Vescovo della diocesi Teano-Calvi, di Francesco Zarone, Sindaco di Pietravairano, di Don Pasqualino di Feola, Parroco di Pietravairano e del curatore Mario Zampino, il volume dal titolo Tra Teano e Pietravairano – 1937-1947. Omelie e Discorsi, a cura di Mario Zampino, fino a oggi ampiamente diffuso, contiene anche una straordinaria, sia pur breve, prefazione del prof. Mario Maritano, docente ordinario di Patristica alla Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana e fino a poco più di un anno fa anche nella medesima Università Preside-Decano della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche.

Considerato il valore di tale prefazione risulta quanto mai opportuno riportarla integralmente e, contemporaneamente, sollecitare la diffusione di questo volume nel quale, come scrive Mario Maritano, emerge che «Don Tommaso Scorpio lascia trasparire tutta la sua profonda e intensa anima sacerdotale e la sua raffinata cultura a servizio della predicazione nei discorsi, nei panegirici e nelle omelie, quasi “conversazioni” familiari (del resto tale è il significato originario in greco della parola “omelie”), con cui egli si intrattiene, come pastore e maestro dei suoi parrocchiani, in un dialogo fraterno e sapiente.

Egli condivide le preoccupazioni, le ansie, le gioie della comunità che gli è stata affidata, si fa carico delle difficoltà, dei dubbi, delle attese che - consciamente o inconsciamente - si levano nei cuori e nelle menti dei fedeli e cerca di dare una risposta alla luce della Parola di Dio, della Tradizione della Chiesa e della saggezza accumulata lungo i secoli dalla esperienza degli uomini ed espressa in modo elegante e significativo da letterati (poeti, romanzieri, scrittori…).

Don Tommaso si immerge nella realtà vissuta dal suo popolo per coglierne i valori positivi ivi presenti, per riprenderne con coraggio e fermezza gli aspetti deplorevoli, per esortare alla comprensione, alla carità e all’aiuto vicendevole, specialmente nei momenti di dolore e sofferenza, creando quindi una maggiore solidarietà e comunione tra le persone.

Egli aiuta a leggere la storia che si snoda al suo tempo (particolarmente il decennio dal 1937 al 1947) alla luce di Dio e di una sensibilità umana, che coglie l’orrore per la violenza e si sofferma sul desiderio di giustizia, di pace e di amore. Soprattutto incoraggia a non per perdersi d’animo, ad allontanare la tristezza, a lasciarsi permeare dalla speranza e dalla gioia anche in momenti difficili e oscuri, come quelli della guerra e dell’immediato periodo seguente.

Spesse volte la sua omelia termina con una preghiera vibrante e intensa a Dio, o alla Madonna o al santo di cui si celebra la festa: è un modo anche questo per ricordare che tutti sono incamminati verso la patria celeste, per far sentire vicini, quasi "compagni di viaggio", i santi che ci hanno preceduti nella loro ascesa verso il paradiso e che ora sono nostri intercessori.

Don Tommaso parla al cuore e alla mente dei suoi fedeli, in un clima di cordialità affettuosa e rispettosa, come quella di un padre, che ama intensamente i suoi figli. Non si lascia mai trasportare da demagogie (e tanto meno da parzialità “politiche”): la sua preoccupazione fondamentale è offrire all’assemblea una lettura attualizzata e concreta della Parola di Dio, evidenziare le esigenze che sgorgano dall’essere cristiani, proporre quindi orientamenti e atti concreti: in una parola realizzare oggi e qui la “buona notizia” (Vangelo) che Cristo ha portato sulla terra.

Lo stile di don Tommaso, pur essendo ovviamente inserito nel contesto religioso e culturale del suo tempo (indulgendo talvolta all’esortazione, all’ammonimento, alle citazioni letterarie, a una misurata enfasi …), rivela una capacità comunicativa e un’abilità non comune nel presentare la Bibbia, le vite di santi o avvenimenti contemporanei con semplicità e chiarezza: egli coinvolge l’intelligenza e l’emotività degli ascoltatori, evidenzia la ricchezza di significati e di possibilità di imitazione, ri-leggendo e ri-narrando episodi del Vangelo,  biografie dei santi, o vicende  moderne.  In tutti i modi egli desidera che i membri dell’assemblea liturgica si dedichino con interesse ed entusiasmo al mistero celebrato, prendano a modello i cristiani migliori (i santi), non ripetano sbagli e colpe sia personali, sia altrui.

Ma soprattutto penso che anche a don Tommaso si possa applicare una significativa frase di sant’Agostino, il quale ricordava ai predicatori che la loro condotta doveva già essere una predica efficace (cf La dottrina cristiana IV,29,61). Non solo con la parola, ma anche con la vita, don Tommaso continua a essere maestro di sapienza per il futuro».