L'ultimo dei documenti conciliari: il Codice di Diritto Canonico

Venerdì prossimo una Giornata di Studi nel trentennale della promulgazione

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1219 hits

Una dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II è indubbiamente il Codice di Diritto Canonico. In occasione del trentesimo anniversario della promulgazione (25 gennaio 1983), il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ha promosso una Giornata di Studio sul tema Il Codice: una riforma voluta e richiesta dal Concilio.

Il convegno è organizzato assieme all’Istituto Internazionale di Diritto Canonico e Diritto Comparato delle Religioni di Lugano, con il patrocinio della Fondazione Vaticana “Joseph Ratzinger - Benedetto XVI” e della Fondazione Giovanni Paolo II. L’appuntamento è per venerdì 25 gennaio presso la Sala San Pio X in Vaticano.

Presentando l’evento ai giornalisti accreditati presso la Sala Stampa Vaticana, il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, ha rammentato che la riforma del Codice di Diritto Canonico era stata auspicata personalmente dal beato papa Giovanni XXIII nel giorno stesso dell’annuncio dell’indizione del Concilio Vaticano II: era il 25 gennaio 1959, esattamente 24 anni prima della promulgazione del nuovo Codice.

“Nella sua grande lungimiranza - ha sottolineato Coccopalmerio - il Papa aveva ben chiaro che a guidare la revisione del Codice dovesse essere la nuova ecclesiologia scaturita da un’assise ecumenica e mondiale come quella di un Concilio”.

Il completamento reciproco tra Concilio e Codice è riscontrabile anche nella costituzione apostolica Sacrae disciplinae leges, del beato Giovanni Paolo II, in cui “il Codice, da una parte, recepisce il Concilio e nel riproporre solennemente le istituzioni fondamentali e le innovazioni principali e, dall’altra, stabilisce norme positive per dare attuazione al Concilio”, ha aggiunto il porporato.

Un esempio concreto del profondo legame con il Vaticano II, è stato evidenziati dal presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, “nella dottrina del Concilio sul laicato e quindi sulla missione, propria e attiva, dei fedeli laici nella vita della Chiesa” (cfr. cann. 224-231). Non si tratta, ha commentato Coccopalmerio, di una “novità in senso assoluto, ma piuttosto di una riscoperta”.

Come ricordato da monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, il Codice di Diritto Canonico è, di fatto, “l’ultimo dei documenti conciliari” e il cinquantesimo anniversario del Vaticano II rappresenta una “occasione per valutare con nuovi elementi quanto il Vaticano II sia stato la novità che ha guidato il rinnovamento del Diritto Canonico”.

Nonostante si tratti di un diritto che vanta di una “tradizione storica bimillenaria”, la riflessione dottrinale dell’ultimo Concilio “ha influenzato completamente la disciplina canonica precedente”, ha sottolineato il presule.

“In termini ancora più complessivi - ha proseguito mons. Arrieta - il Concilio ha influenzato il multisecolare Diritto Canonico perché ha fatto ‘riscoprire’ le sue radici, il reale collegamento delle sue disposizioni con la sottostante struttura sacramentale della Chiesa”.

In un’altra prospettiva il Diritto Canonico “non è altro che la schietta ‘traduzione’ nel linguaggio giuridico della realtà teologica e pastorale della Chiesa”, ha aggiunto Arrieta.

La conferenza stampa di presentazione della Giornata di Studi si è conclusa con l’intervento di monsignor Giuseppe Antonio Scotti, presidente della Fondazione Vaticana “Joseph Ratzinger - Benedetto XVI”, secondo il quale, il Codice di Diritto Canonico e il contesto conciliare in cui nasce, stimolano una domanda primordiale: che cos’è la Chiesa?

Urge, pertanto, una distinzione tra l’identità reale della Chiesa e la percezione più o meno deformata che ne scaturisce dai mass media e dall’opinione pubblica moderna.

A tal proposito, mons. Scotti ha citato le parole di Benedetto XVI che, nel suo libro-intervista Luce del mondo, realizzato con Peter Seewald, dichiarava: “Non siamo un centro di produzione, non siamo un’impresa finalizzata al profitto, siamo Chiesa. Siamo una comunità di persone che vive nella fede. Il nostro compito non è creare un prodotto o avere successo nelle vendite. Il nostro compito è vivere esemplarmente la fede, annunciarla; e mantenere in un profondo rapporto con Cristo e così con Dio stesso non un gruppo d’interesse, ma una comunità di uomini liberi che gratuitamente dà, e che attraversa nazioni e culture, il tempo e lo spazio”.

Essendo la Chiesa una realtà che, da sempre, unisce terra e cielo, è legittimo, quindi, domandarsi qual è il fine del Diritto nella Chiesa stessa, ha osservato Scotti.

Lo scopo della Giornata di Studi prevista per venerdì prossimo, pertanto, va al di là del “puro e semplice ricordo dei 30 anni di vita del Codice di Diritto Canonico” e di fatto vuol spingere tutta la Chiesa ad operare affinché, come scriveva Giovanni Paolo II, “tutte le discipline convergano verso la conoscenza intima del mistero di Cristo, perché sia così annunciato con maggior efficacia al Popolo di Dio ed a tutte le genti”, ha quindi concluso il presidente della Fondazione Vaticana.