“L’umanità non ha altra scelta che unirsi contro il terrore”, afferma il Vescovo di Beslan

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MILANO, lunedì, 6 settembre 2004 (ZENIT.org).- “Qui c’è un insegnamento per l’umanità intera. Il terrorismo è un male che può colpire ovunque, a New York, a Madrid, su un autobus”, ha affermato il 5 settembre a Milano, Feofan Azhurkov, Eparca di Stravropol’ e Vladikavkaz - sotto la cui giurisdizione ricade l’Ossezia.



Nell’aprire i lavori del XVIII incontro internazionale “Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’Arcidiocesi di Milano, il vescovo di Ossezia ha dichiarato che: “L’umanità non ha altra scelta se non unirsi per non far passare il terrore ed eliminare tutte le situazioni che lo creano” perchè “questo viene prima di ogni nostra differenza”.

Beslan è la città dell’Ossezia del Nord in Russia, dove alcuni esponenti di un commando ceceno – alla fine saranno 32 i terroristi rimasti uccisi – hanno sequestrato e minato una scuola, tenendo prigionieri per due giorni bambini, insegnanti e genitori.

Nello scontro avvenuto il 4 settembre scorso tra i terroristi e le forze di sicurezza sono morte 335 persone per la metà bambini. L’agghiacciante cifra è fornita dalle autorità ed è destinata a crescere.

"Saputo del sequestro, sono giunto a Beslan in 30 minuti offrendomi come mediatore - ha raccontato l’Eparca - ma ogni dialogo è stato rifiutato”.

“Hanno fatto entrare i bimbi nella palestra, tutti in piedi, attaccati uno all’altro, c’era un asta tesa tra i canestri di basket e i bambini sono stati costretti ad appendervi le granate come fossero festoni, intanto i terroristi avevano minato l’intero perimetro della sala”.

Secondo quanto riportato anche dal “Corriere della Sera” (6 settembre 2004) Feofan, con la voce rotta dalla commozione, ha poi raccontato: “Hanno fucilato i genitori, hanno costretto i più grandi a gettare i corpi da una finestra....”

“Un famoso pediatra è arrivato da Mosca e loro hanno detto: se entra lo fuciliamo. Al secondo giorno i bambini sono stati costretti a bere la propria urina”, ha poi proseguito.

L’Eparca ha precisato: “Mi sono rivolto varie volte ai terroristi ma da loro non c’è stata nessuna richiesta, nessun dialogo, avevano già condannato a morte tutti quanti...”

“Si può chiamare liberatore chi compie questi atti? Lottare per la libertà attraverso la morte dei bimbi? Chi ha cercato di fuggire è stato fucilato alle spalle. Io stesso ho chiuso gli occhi a diversi bambini uccisi in tal modo. Come può dirsi un liberatore chi agisce così?” Ha detto Feofan.

L’Eparca ha in seguito rivolto parole di “gratitudine al Vaticano e al popolo italiano per l’importante sostegno morale datoci in questi giorni” prima di chiedere un minuto di silenzio per le vittime di Beslan.