L'umiltà è necessaria per la fecondità. Se si è superbi, si è sterili

A Santa Marta, Francesco ricorda le donne sterili della Bibbia a cui Dio fa il dono della vita, e ricorda che il Signore è l'unico che dall'aridità può far crescere frutti

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 537 hits

Per Papa Francesco non ci sono vie di mezzo: o si è umili e, quindi, fecondi; oppure superbi e, dunque, sterili. Il Pontefice, durante l’omelia di stamane a Santa Marta, è stato rigoroso: “L’umiltà è necessaria per la fecondità”. È attraverso questa virtù, infatti, che Dio interviene nella nostra vita e può abbattere quella sterilità, dettata dalla superbia, che rende vana ogni parola o azione.

Il Papa per la sua riflessione si è agganciato alle Letture del giorno e ha osservato che tante volte, nella Bibbia, si trovano storie di donne sterili alle quali il Signore fa il dono della vita. In particolare, il Vangelo odierno narra di Elisabetta che, anziana e sterile, partorisce un figlio, Giovanni. O anche Noemi che, come tante altre donne della Scrittura che “non avevano speranza di vita”, alla fine ha avuto un nipote. “Dall’impossibilità di dare vita viene la vita”, ha sottolineato il Papa, perché “il Signore interviene nella vita di queste donne per dirci:Io sono capace di dare vita”.

Anche nei Profeti, ha constatato il Santo Padre, “c’è l’immagine del deserto, la terra deserta incapace di far crescere un albero, un frutto, di far germogliare qualcosa”. Gli stessi Profeti però affermano: “Il deserto sarà come una foresta sarà grande, fiorirà”. “Ma il deserto può fiorire? – ha domandato il Pontefice - La donna sterile può dare vita?”. Ad entrambi i quesiti la risposta è “sì”, perché, ha spiegato il Papa, è forte “quella promessa del Signore: Io posso! Io posso dalla secchezza far crescere la vita, la salvezza! Io posso dall’aridità far crescere i frutti!”.

Noi tutto questo non possiamo farlo da soli, ha ammonito Bergoglio; è solo “l’intervento di Dio che ci fa fecondi, che ci dà la capacità di dare vita”. Tuttavia, sono tanti ancora quelli che fanno “la prova di pensare alla nostra capacità di salvarci”. “Anche i cristiani, eh!”, ha detto Francesco, “pensiamo ai pelagiani, per esempio”.

Invece ci sono solo due cose da fare: “Primo – ha rimarcato il Papa - riconoscere la nostra secchezza, la nostra incapacità di dare vita. Secondo, chiedere: Signore, io voglio essere fecondo. Io voglio che la mia vita dia vita, che la mia fede sia feconda e vada avanti e possa darla agli altri. Signore, io sono sterile, io non posso, Tu puoi. Io sono un deserto: io non posso, Tu puoi”. Una vera e propria preghiera, questa, che possiamo rivolgere a Dio nel tempo di preparazione al Natale.

Francesco si è poi soffermato su un’altra figura femminile della Bibbia: Micol, figlia di Saul, la quale – ha detto - “non era sterile, ma era superba, e non capiva cosa fosse lodare Dio”, anzi “rideva della lode”. Tanto che alla fine viene “punita con la sterilità”. Dall’esempio della donna, Bergoglio ha quindi riflettuto: “Pensiamo a come i superbi, quelli che credono che possono fare tutto da sé, sono colpiti”. “Quante persone – ha proseguito - credono di essere giuste, come quella, e alla fine sono poveracce”.

“L’umiltà è necessaria per la fecondità”, ha ribadito pertanto il Pontefice. L’umiltà di dire al Signore: “Signore, sono sterile, sono un deserto”. L’umiltà di “ripetere in questi giorni quelle belle antifone che la Chiesa ci fa pregare: O figlio di David, o Adonai, o Sapienza, o radice di Jesse, o Emmanuel, vieni a darci vita, vieni a salvarci, perché Tu solo puoi, io solo non posso”. In questo atteggiamento di umiltà “del deserto”, “di anima sterile” - ha concluso il Papa - possiamo chiedere e “ricevere la grazia di fiorire, di dare frutto e di dare vita”.