L'unità nella diversità del Kazakhstan contemporaneo

Un'analisi della politica religiosa ed etnica di un Paese che ha al suo interno ben 130 nazionalità e 40 confessioni religiose differenti, nel nuovo volume edito da IsAG

Roma, (Zenit.org) Filippo Romeo | 369 hits

L'unità nella diversità. Religioni, etnie e civiltà del Kazakhstan contemporaneo” è il titolo del nuovo volume della collana “Orizzonti d'Eurasia” a cura di Dario Citati e Alessandro Lundini edito dall'IsAG (Istituto Alti Studi di Geopolitica e Scienze Ausiliarie) e Fuoco Edizioni. Il testo è incentrato sull’analisi della politica religiosa ed etnica di un Paese che, pur contando solo 17 milioni di abitanti, ha al suo interno ben 130 nazionalità e 40 confessioni religiose differenti. Secondo molti a rischio implosione nei primissimi anni dopo l’indipendenza, il Kazakhstan è riuscito invece a realizzare una politica che tenesse in considerazione la molteplice composizione della sua società, rifuggendo da qualsiasi tentativo di caratterizzazione etnico-religiosa del Paese.

Gli autori hanno individuato quale elemento portante di questo politica la definizione di una nuova identità, definita dalle autorità di Astana “kazakistana”, dal carattere prettamente civico e non nazionale, nella quale sono ricomprese tutte le comunità etniche compresa quella kazaka, la quale funge da motore della modernizzazione del Paese, ma che non dispone di uno status privilegiato nei confronti delle altre etnie, in quanto si basa sul riconoscimento del multiculturalismo, del rispetto delle religioni e dello Stato. 

Nel libro sono ripercorsi i mutamenti demografici che hanno contributo a modellare in senso multi-etnico la società nazionale e, nell’ambito delle politiche governative, la scelta del governo di istituire un’assemblea del Popolo che desse rappresentanza a tutte le minoranze. Ampio spazio è poi rivolto alla politica di dialogo inter-religioso, attraverso una descrizione di come il Kazakhstan sia emerso sulla scena internazionale quale modello di convivenza pacifica, di tolleranza e coesistenza tra popoli di diverse culture e fedi.

Oltre a una disamina del ruolo dell’islam in Kazakhstan, si descrivono in particolare alcune iniziative che si tengono nella capitale Astana e, tra queste, il Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali e il Forum Mondiale della Cultura Spirituale. Il tutto senza dimenticare come, soprattutto a seguito dell’approvazione della nuova legge sulla religione, sia ancora aperto il dibattito sul giusto equilibrio tra mantenimento della stabilità sociale e garanzia del rispetto dei differenti gruppi religiosi.

Il volume si compone anche di alcuni documenti istituzionali, della postfazione del prof. Roberto Valle dell’Università “La Sapienza” nonché di una prestigiosa ed esclusiva intervista con Mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima di Astana, Segretario generale della Conferenza dei Vescovi cattolici del Kazakhstan, dottore di ricerca in Patrologia e professore presso il Seminario Maggiore di Karaganda. Nell'intervista Mons. Athanasius Schneider, rimarca l'importanza dell'operato delle autorità civili del Paese circa la valorizzazione delle tradizioni religiose e l'aperto riconoscimento da queste assunto nello spazio pubblico.

In particolare, il Monsignore pone l'accento sul ruolo assolto dalle istituzioni soprattutto alla luce della settantennale esperienza di ateismo ufficiale imposto nell'era sovietica in cui la religione continuava ad essere praticata clandestinamente e da cui la stessa Chiesa cattolica è fiorita. In particolare, il Monsignore mette in rilievo che le istituzioni, prendendo coscienza del tracollo spirituale che ha accompagnato la fine del comunismo e del vuoto di valori – a partire proprio da quelli religiosi – che ne è derivato, compresero sia l'impossibilità di eliminare la religione dalla vita dei popoli, nonché la necessità di tener conto della naturale apertura metafisica dell’essere umano e dell'importanza del potenziale spirituale della religione nella costruzione di una società più giusta.