L'Unitalsi è robusto simbolo della fratellanza

12° anniversario della tragedia che nel Camping "Le Giare" di Soverato, nel corso di una terribile alluvione, fece morire 12 vittime tra disabili e volontari della sotto-sezione di Catanzaro dell'Unitalsi della Calabria

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, lunedì, 10 settembre 2012 (ZENIT.org).- Fu un mare di fango e di detriti che la notte del 10 settembre 2000 travolse il camping Le Giare di Soverato e trasportò con sé disabili e personale dell’Unitalsi della sotto-sezione di Catanzaro che, mentre trascorrevano giornate di serenità e di festa, conclusero tragicamente la loro esistenza.

12 furono le vittime di quella tragedia e molti di più coloro che riuscirono a salvarsi grazie all’impegno coraggioso del gruppo dei volontari che misero a repentaglio la loro vita in una gara di generosità e di altruismo che confermò lo spirito di solidarietà e di fratellanza che da sempre caratterizza l’Unitalsi.

Nella cattedrale di Catanzaro, dove furono celebrati i funerali alla presenza del capo dello Stato Azelio Ciampi, mancava purtroppo la bara di Vinicio Caliò, uno degli addetti alla gestione del camping, il cui corpo non è mai stato recuperato. C’era invece quella di Rosario Russo che aveva compiuto da qualche giorno 17 anni e che assisteva i due genitori, purtroppo affetti da handicap e che negli anni scorsi a motivo della loro grave malattia hanno concluso la loro esistenza dopo essere venuti diverse volte a Lourdes.

Quella tragica notte Rosario si accorse subito che i suoi stavano per essere risucchiati dal fango e dalla melma e, dopo aver aiutato il padre, riuscì a mettere in salvola madre. Accortosiche il padre si trovava in grave difficoltà riuscì a sistemarlo in una situazione meno rischiosa e, stremato dallo sforzo fatto, non trovò più la forza fisica per resistere al fango e alla melma che lo trascinarono via.

Con Rosario e Vinicio perserola vita FrancaMorelli, prestigiosa figura del volontariato unitalsiano,Salvatore Simone, esempio di particolare generosità e attenzione ai disabili, Iolanda Mancuso, che riusciva a stabilire un intenso e positivo rapporto umano con i disabili del campo, Ida Fabiano, ricca di anni di esperienza di volontariato, Paolina Lanfranco, che sapeva dare forza e coraggio a tutti, Mario Boccalone che, pur essendo disabile, riusciva a dare esempi di solidarietà con estrema semplicità, Giuseppina Marsico che, pur essendo avanzata negli anni, veniva particolarmente apprezzata dai giovani volontari, Gabriele Raffaele, che si rendeva utile quando si presentava l’occasione nonostante fosse portatore di disabilità, Serafina Fabiano, che apprezzò la lezione di vita della sorella Ida e scelse di fare l’esperienza di volontariato nel campo, Antonio Sicilia che era ospite di una comunità per portatori di handicap e aveva trovato nella famiglia dell’Unitalsi la comprensione e la solidarietà necessarie per trascorrere giornate diverse.

A 12 anni di distanza dalla tragedia, personale dell’Unitalsi della Calabria, disabili, pellegrini e autorità civili e religiose molti si recheranno oggi dove funzionava il camping Le Giare e si fermeranno dinanzi alla una lapide ricordo che fu scoperta 2 anni fa e che riporta i nomi di tutti i defunti, ricordandoli con nostalgia e ringraziandoli per la splendida testimonianza trasmessa.

Ed io nel corso della Santa Messa che ho celebrato questa mattina, facendo memoria delle 12 vittime, molte delle quali conoscevo benissimo perché dal 1979 vado a Lourdes con l’Unitalsi della Calabria, ho ribadito ancora una volta il ruolo fondamentale del volontariato unitalsiano e ho pregato perché, nelle numerose esperienze che fanno, continuino a rendere meno pesante il bilancio delle vittime sofferenti e nella loro gara di generosità e di altruismo confermino lo spirito di solidarietà e di fratellanza che hanno sempre rafforzato i contenuti reali ai quali si sono sempre ispirati.