L’universalizzazione degli standard lavorativi non è un peso, afferma la Santa Sede

Intervento di monsignor Tomasi alla Conferenza Internazionale sul lavoro

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GINEVRA, mercoledì, 27 giugno 2007 (ZENIT.org).- Nell’epoca della globalizzazione, l’universalizzazione degli standard lavorativi non è un peso, ma un sostegno ai diritti umani dei lavoratori, sostiene la Santa Sede.



Lo ha spiegato l’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede, il 13 giugno 2007 in occasione della 96ª sessione della Conferenza Internazionale sul lavoro, tenutasi a Ginevra dal 30 maggio al 16 giugno.

“Il nuovo contesto globalizzato del lavoro rende evidente il fatto che una persona che lavora con e per altre persone raggiunge progressivamente l’intera famiglia umana. Attraverso il suo lavoro, una persona è aperta a una dimensione sempre più universale, e in questo modo può umanizzare la globalizzazione e, mantenendo la persona umana al centro di questo processo, può fornire una misura etica contro i suoi aspetti negativi”, ha spiegato.

“L’universalizzazione degli standard lavorativi non dovrebbe essere considerata un peso sugli accordi commerciali, ma piuttosto un sostegno concreto ai diritti umani dei lavoratori e una condizione per una competizione più equa a livello globale”, ha aggiunto.

“Mentre il mondo si confronta con una globalizzazione che aumenta la ricchezza ma non è equa nella sua distribuzione, gli obiettivi sociali non possono essere lasciati fuori dallo schema”, ha proseguito.

“La necessità urgente di creare nuovi lavori è giustamente riconosciuta come il primo mezzo per prevenire discriminazione e povertà”, ha detto il presule.

Il rappresentante papale ha illustrato il concetto in cifre: “Con circa 195 milioni di uomini e donne inabili a trovare lavoro l’anno scorso e 1,4 miliardi di persone che hanno lavori che non li retribuiscono abbastanza da portarli al di sopra della soglia della povertà dei 2 dollari al giorno, viene messa alla prova la responsabilità della comunità internazionale e dei Governi di assicurare sia un ambiente economico favorevole che la disponibilità di un lavoro decente”.

Per questo motivo, ha spiegato, “gli strumenti di protezione diventano l’espressione di solidarietà a livello globale, soprattutto per le tante persone senza lavoro o senza un lavoro decente”.

In questo contesto, ha chiesto “uno stile di vita più semplice e una divisione più equa delle risorse del pianeta”.

“Non è possibile continuare a utilizzare impunemente la ricchezza dei Paesi più poveri, senza che anche questi possano partecipare alla crescita mondiale”, ha detto citando Benedetto XVI.

“Il nuovo orizzonte della questione sociale è ora il mondo, perché la persona umana è al suo centro come protagonista di uno sviluppo integrale, sviluppo che è il nuovo nome della pace”, ha concluso.