L'universo informatico: un territorio infinito, pieno di opportunità ed insidie

Saluto del rettore della Lateranense al Master in "Digital Journalism"

Roma, (Zenit.org) | 798 hits

Riprendiamo di seguito l’indirizzo di saluto tenuto questa mattina presso la Camera dei Deputati dal Rettore Magnifico della Pontifica Università Lateranense (PUL), monsignor Enrico dal Covolo, in occasione della cerimonia di inaugurazione del Master in “Digital Journalism”. Il corso è organizzato dal Centro Lateranense Alti Studi.

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Autorità civili, religiose, accademiche,
Illustri Ospiti, Chiarissimi Professori,
Cari Corsisti e Studenti,

questo mio non sarà un intervento sulle problematiche specifiche del giornalismo digitale. Me ne manca la competenza necessaria.

Mio compito di Rettore di questa Alma Mater, che a titolo tutto speciale è l’Università del Papa, è invece quello di accogliervi, di salutarvi e di trasmettervi la personale soddisfazione per l’avvio di questo importante progetto, che coinvolge sia l’insegnamento accademico sia la ricerca scientifica.

Una soddisfazione, la mia, che si fa anzi tutto gratitudine. Grazie al guest speaker di quest’oggi, Frank La Rue, relatore speciale dell'Onu sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione. Grazie a chi ha reso possibile questa iniziativa: in primo luogo i due direttori del Master, il nostro professore, mons. Dario Edoardo Viganò – che da qualche settimana ha iniziato anche il suo servizio di Direttore Generale del Centro Televisivo Vaticano – Emilio Carelli, professionista inappuntabile e amico personale di lunga data, in casa salesiana.

Una soddisfazione che si fa, poi, anche benvenuto: un benvenuto alla Pontificia Università Lateranense ai trenta corsisti di questo Master, un unicum nell’offerta formativa su questa particolare dimensione della professione giornalistica: quella digitale. Unico perché istituito all’interno di un’Università Pontificia sempre più in dialogo con le sfide che la contemporaneità ci propone. E la cultura digitale è una di queste.

Non a caso Benedetto XVI nel suo recente Messaggio per la prossima 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2013) afferma che «la cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo».

Quell’impegno che noi chiediamo a voi, futuri giornalisti digitali. Ed è un impegno più gravoso di quanto possiamo immaginare.

L’universo digitale è, infatti, un territorio infinito, a tratti sconosciuto, pieno di opportunità, ma anche di insidie. Esserne attratti e intravedere in esso occasioni di conoscenza, relazione e – perché no? – di lavoro, è un legittimo atteggiamento.

Ma è altrettanto doveroso essere pronti ad abitare questo ambiente come il Papa ci ha chiesto più volte, «proprio per permettere – cito ancora lo stesso Messaggio – permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti».

Vorremmo che fosse questo il senso ultimo del nostro Master. Non solo fornire strumenti e linee di azione, ma ben di più: formare professionisti che siano prima uomini responsabili e poi autorevoli giornalisti.

Sono certo che non tutti voi sono credenti, ma credo che su questo cammino formativo ci sia posto per tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Da osservatore del mondo giornalistico, noto, a volte con disappunto e amarezza, che la parola d’ordine – che oggi sembra contraddistinguere il cosiddetto “quarto potere”, è la ricerca smodata della notizia che fa più sensazione. Morte e distruzione, svilimento della vita e della famiglia, gossip, scandali, maldicenze e pseudopolitica… Sembrano essere questi gli argomenti più “settati” nell’agenda. Si è innestato così un circolo vizioso, per cui sembra quasi che solo la cattiva notizia possa fare notizia. Abbiamo (mal)educato la gente in questo modo, e così la gente si aspetta questo tipo di informazioni.

Ma chi l’ha mai detto che solo la cattiva notizia, fa notizia? Dovremmo avere il coraggio e l’energia di disinnescare questo circolo vizioso.

C’è tanto di più, e di più bello, rispetto alle cattive notizie! Far emergere questo sommerso potrà ridare la speranza, soprattutto ai giovani, che sembrano sempre più smarriti e disorientati.

In definitiva, è  un ruolo importante quello che vi accingete a ricoprire. Essere i gatekeeper del mondo digitale è una sfida tanto affascinante, quanto titanica. Il lavoro del giornalista digitale ha senso solo se è speso per migliorare la nostra umanità. La Rete oggi ci offre grandi possibilità, a patto di saperle cogliere.

Per questo è importante che l’ambiente mediatico sia ecologico, luogo di riflessione autentica e di sincerità, capace di respingere le sirene inquinate che possono deturparlo.

Solo così voi, futuri giornalisti digitali, potrete contribuire alla creazione di un vero e proprio umanesimo digitale, che metterà al centro non le piattaforme tecnologiche o il social media di ultima generazione, ma l’uomo e la sua inestimabile dignità.

Grazie e buon lavoro.

+ Enrico dal Covolo                                                                  
Vescovo titolare di Eraclea
Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense