L'uomo di oggi ha bisogno della musica

Intervista al cardinale Ravasi del programma radio "Ecclesia in Urbe", in occasione dell'incontro "In dialogo: fede e musica" con il maestro Riccardo Muti

| 1123 hits

ROMA, venerdì, 1 giugno 2012 (ZENIT.org) – “La creazione è un evento sonoro. La creazione è armonia. E l’armonia viene espressa attraverso una forma musicale”.

È questo il modo per esprimere l’importanza della musica, secondo il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, intervistato per il programma radiofonico Ecclesia in Urbe, in onda, ogni giovedì, sulla Radio Vaticana.

La musica è un linguaggio universale che conduce alla riscoperta della fede, ha detto il porporato. Il rapporto tra queste due realtà affonda le sue radici nella notte dei tempi, quando, come riferisce il libro dei Proverbi, “danzando e cantando Dio creò l’armonia dell’universo”.

Proprio su questo rapporto antico, ma sempre nuovo, il cardinal Ravasi incentrerà il suo dialogo con il maestro Riccardo Muti, direttore d’orchestra di fama internazionale, nell’incontro che si terrà lunedì 4 giugno, nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli, alle 19.30, dal titolo, appunto, “In dialogo: fede e musica”.

È questo l’evento conclusivo del ciclo di incontri del progetto “Una porta verso l’Infinito”, curato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura, che, da dicembre, ha arricchito la Capitale di iniziative che hanno messo in risalto lo splendido ruolo dell’arte come strumento per avvicinare l’uomo a Dio.

“Sono legato al maestro Muti da un’amicizia profonda e conosco bene la sua sensibilità – ha detto, in proposito, il cardinale nell’intervista radio -. Con lui abbiamo spesso riflettuto sulla necessità di poter intrecciare la ricerca musicale contemporanea con le nuove forme espressive, i nuovi linguaggi, le nuove grammatiche musicali”.

Prendendo spunto proprio da questa "simbiosi", il dialogo tra fede e musica può, e deve, continuare ancora nel mondo contemporaneo, ha esortato il porporato. “Dovrebbe sempre risuonare la frase del Salmo 47 che dice «Cantate a Dio con arte» - ha affermato – un’espressione, di difficile decifrazione, che vuol dire adattarsi a intercettare l’evoluzione della musica, del canto, della cultura in genere”.

Ciò, ha precisato Ravasi, è spiegato dal fatto che, da una parte, “la liturgia ha un suo canone, un suo orizzonte sacrale, un suo numen”; dall’altra, liturgia vuol dire “opera di un popolo e il popolo ha un suo linguaggio, una sua cultura che evolve”.

Ricordando, poi, le parole di Shakespeare, quando scrisse: «Diffidate dell’uomo che non ama la musica. Egli è come un antro nella notte, dove si annida l’aspide», il cardinale ha affermato che “l’uomo di oggi ha bisogno della musica”.

La musica, ha soggiunto, “ha una dimensione di armonia, di redenzione, di perfezione – è apollinea, come diceva la grande cultura greca – e può contemporaneamente inquietare, tormentare: l’aspetto dionisiaco”.

È un “paradosso che si registra anche ai nostri giorni” ha proseguito Ravasi: la musica, infatti, è “uno dei linguaggi fondamentali della comunicazione, soprattutto per i giovani, ma alcune volte ha al suo interno una dimensione di obnubilamento del pensiero”.

Quando diventa “esasperata”, ha infine spiegato il porporato, essa “può rappresentare anche il dramma della gioventù di oggi e di tutti quanti non hanno una meta da raggiungere”. In tal senso, ha concluso, si può dire che la musica sia “necessaria”, perché “registra il bene e il male, che sono l’impasto della storia dell’umanità”.