L’uomo di oggi ha un’unica attesa nei confronti del sacerdote: incontrare Cristo

Una teleconferenza promossa dalla Congregazione per il Clero esamina questo aspetto

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 13 dicembre 2004 (ZENIT.org).- L’uomo di oggi ha un’unica attesa nei confronti del sacerdote: incontrare Cristo contemplando nel religioso il volto di Dio, ha affermato il cardinale Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero , durante una videoconferenza organizzata dal dicastero da lui diretto.



Il tema dell’evento è stato “Sacerdoti, forgiatori di santi per il nuovo millennio”, lo stesso del VI Congresso Internazionale dei Sacerdoti che ha riunito a Malta dal 18 al 23 novembre circa mille sacerdoti.

Introducendo questa 32ª videoconferenza teologica internazionale, il 23 novembre scorso, il prelato ha affermato che il sacerdote, “amato da Dio e santo per vocazione”, come dice San Paolo (Rom 1,7), è reso “capace di parlare con l’io di Cristo: nel suo gesto benedicente e nelle sue mani elevate nel Sacrificio eucaristico, fluisce la vita e l’azione salvifica di Cristo stesso, per il bene dell’umanità”.

Il sacerdote, per il cardinale, “testimonia con la sua vita che la santità non è fine a se stessa, bensì itinerario verso Dio che è santo e verso gli uomini che hanno sete di Dio”, e “l’uomo contemporaneo ha nei confronti del sacerdote una sola grande attesa: incontrare Cristo! Gli uomini chiedono di poter contemplare in lui il volto misericordioso di Dio”.

Tra i relatori della videoconferenza, erano presenti monsignor Juan Esquerda Bifet, monsignor Antonio Miralles ed il professor Paolo Scarafoni, LC, che hanno sottolineato come il ministero sacerdotale, “chiamato ad essere continuamente a contatto con la santità trascendente di Dio, diviene, in Cristo, portatore di questa santità ‘dentro il mondo’, nella storia, nelle dimore e nei cuori degli uomini”, ha detto il porporato.

Monsignor Esquerda Bifet ha affermato nel suo intervento che il punto centrale della tematica trattata può essere ritrovato nei sentimenti di Cristo Buon Pastore, “manifestati nella sua preghiera sacerdotale di Gesù durante l'ultima cena: ‘Per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati (santi) nella verità’ (Gv 17,19)”.

“E’ il desiderio profondo di Cristo Sacerdote e Vittima, Buon Pastore che dà la vita per le pecorelle e rende possibile la risposta generosa dei suo ministri”, ha sostenuto, aggiungendo che San Paolo è un modello di questa sintonia con i sentimenti di Cristo.

In particolare, la santità è per Paolo una “vocazione cristiana” di coloro “che sono chiamati ‘santi’ poiché configurati a Cristo”, ma soprattutto “una chiamata per coloro che hanno ricevuto una grazia dello Spirito Santo, attraverso l’imposizione delle mani, per poter servire la Chiesa santa, immacolata, sposa di Cristo, madre”.

La santità nella vita e nel ministero del sacerdote ha per il professore una dimensione trinitaria, che è la sorgente per poi approfondire le altre dimensioni: cristologica, ovvero basata su Cristo, pneumatologica, cioè fondata sullo Spirito Santo, ecclesiologica, con al centro “l’amore leale, sincero e incondizionato alla Chiesa” missionaria, basata sulla carità pastorale, contemplativa e antropologico-culturale.

Per garantire la dimensione cristologica della santità sacerdotale è necessario metterla in relazione con la dimensione mariana. “Cristo Sacerdote e Buon Pastore non è un’astrazione, ma è nato da Maria Vergine e l’ha associata alla sua opera redentrice”.

“Lo Spirito Santo, ricevuto specialmente il giorno dell’ordinazione, rende capaci di trasmettere agli altri la propria esperienza di Gesù. Attraverso il ‘carattere’, che è grazia permanente dello Spirito Santo, ricevuto nel sacramento dell’Ordine, partecipiamo dell'unzione sacerdotale di Cristo (inviato dal Padre e dallo Spirito), prolunghiamo la sua stessa missione nella Chiesa e nel mondo”, ha affermato circa la dimensione pneumatologica.

Queste dimensioni della santità, “vissute con autenticità, sono la chiave per un’autentica inserzione del Vangelo nelle culture (dimensione culturale), anche e in modo speciale nella nostra situazione socioculturale e storica”, ha aggiunto.

Monsignor Antonio Miralles, professore presso la Pontificia Università della Santa Croce, ha affermato che i pastori della Chiesa “sono credibili nella misura in cui sono trasparenti a Cristo”, “Pastore supremo” della Chiesa stessa.

Secondo il prelato è necessario svolgere il servizio pastorale in tre modi: in primo luogo “non per costrizione, quasi desiderosi di scrollarselo di dosso come pesante fardello, ma volontariamente, secondo l’esempio di Gesù, ubbidiente al Padre fino alla morte”.

“In secondo luogo – ha proseguito –, non per avidità di guadagno, ma di buon animo. È la contrapposizione fra il mercenario e il buon pastore. Al mercenario ‘non gli importa delle pecore’ (Gv 10, 14), gli importa del guadagno; mentre ‘il buon pastore offre la vita per le pecore’ (Gv 10, 11)”.

In terzo luogo, non bisogna agire da padroni nei confronti dei fedeli che sono stati affidati, ma farsi “modelli del gregge”. “I pastori – ha spiegato – non sono i padroni del gregge, perché il gregge è di Dio”.

Nel suo intervento, padre Paolo Scarafoni, Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha spiegato quali siano i “nuovi mezzi per la formazione del Clero”, sottolineando la necessità di incontri presbiteriali più frequenti, forme di vita comune e l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa.

Padre Scarafoni ha dato importanza agli incontri dei vescovi con i presbiteri, “per la celebrazione della liturgia, per la revisione e programmazione pastorale, per la trattazione di temi dottrinali di attualità”, agli esercizi spirituali, ai pellegrinaggi sacerdotali a santuari e agli incontri di studio, in cui vengono favoriti “la conoscenza del magistero vivo della Chiesa” e “lo studio di tematiche di attualità”.

Particolarmente rilevanti sono “le forme di vita comune”, perché le associazioni sacerdotali “possono offrire strumenti spirituali articolati come espressione di carismi vivi nel seno della Chiesa”, così come le nuove tecnologie, capaci di “favorire la comunicazione constante con il Vescovo e dei presbiteri fra loro, l’aggiornamento sul Magistero e su tematiche di attualità, su corsi di formazione teologica e morale”.

“Nel lungo inverno di una antropologia senza Cristo e di un umanesimo spiritualista, celebrato da una religiosità esoterica e panteista – ha concluso la videoconferenza il cardinale Castrillón Hoyos –, la Chiesa non rimane inattiva ed indifferente: con la fedeltà dei suoi sacerdoti vuole rischiarare le tenebre di una cultura senza Dio”.