"L'uomo è guarito dalla tristezza del cuore"

Celebrando l'incarnazione di Dio, ha detto il cardinale Caffarra, realizziamo che il desiderio di una felicità duratura non è affatto vacuo

Bologna, (Zenit.org) Redazione | 212 hits

Il Mistero del Verbo fattosi carne e la relativa celebrazione cambiano radicalmente “la considerazione, la coscienza, l’esperienza che ciascuno ha di se stesso e della sua condizione umana”. Lo ha detto ieri pomeriggio il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, durante la messa di Natale nella cattedrale di San Petronio, nel capoluogo emiliano.

“Adorando e celebrando questo Mistero, l’uomo – ha detto Caffarra – non si sente più solo e come abbandonato alle forze impersonali della buona o cattiva fortuna, o di un destino senza volto”.

Ciascuno di noi, ha aggiunto l’arcivescovo, “si deve sentire amato fino al punto che Dio stesso ha voluto farci compagnia nel cammino della nostra vita: ha voluto percorrerlo con noi”.

Grazie al “sovrabbondante amore” di Dio, quindi, l’uomo “ha preso coscienza della sua dignità di persona”, ha preso consapevolezza di non essere “semplicemente una parte della natura, un piccolo frammento di un universo le cui forze possono schiacciarlo ogni momento”.

Di più: celebrando il mistero dell’incarnazione di Dio, l’uomo “è guarito dalla più terribile delle sue malattie spirituali: la tristezza del cuore”, che consiste nel ritenere che “il desiderio naturale che abbiamo di una felicità intera non parziale, duratura non passeggera, sia un desiderio vacuo”, ha proseguito il porporato.

“Da ciò consapevolmente o inconsapevolmente – ha proseguito - concludiamo che siamo ‘fatti male’: la natura ci ha messo nel cuore un desiderio la cui realizzazione è impossibile. Questa è la tristezza del cuore, che spegne la speranza ed in certi momenti ci fa tediare ed annoiare perfino della vita”.

Oggi, però, “abbiamo la più grande ragione per sperare: il Verbo-Dio è venuto per introdurci nella sua stessa beatitudine” e dobbiamo lasciare che “l’amore che Dio ha per noi vinca lo scoraggiamento che può occuparci in questi giorni difficili”.

Eloquenti, a tal proposito, le parole di Sant’Agostino: «per risollevare la nostra speranza… che c’era di più necessario che mostrarci quanto Dio ci apprezzi e quanto ci ami?».

“Più forti nella nostra speranza: nulla è più forte dell’amore che Dio oggi ci ha mostrato”, ha quindi concluso il cardinale Caffarra.