L’uomo è un “mendicante assetato di amore”, afferma l’arcivescovo di Bologna

Nel ricordare Santa Caterina de’ Vigri

| 272 hits

BOLOGNA, giovedì 11 marzo 2004 (ZENIT.org).- ”La vita cristiana è la stessa vita umana abitata da una presenza, la presenza di Cristo che vive nel credente” e “il mistico cattolico ci mostra come l’uomo raggiunga la pienezza della propria umanità in Cristo”.



Con queste parole monsignor Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, ha cercato di trasmettere l’essenza della vita di Santa Caterina de’ Vigri (1413-1463), chiamata dai Bolognesi la "Santa", ancora da viva.

Nella Santa Messa svoltasi il 9 marzo a Bologna in occasione della Festa di S. Caterina de’ Vigri, Caffarra ha spiegato che “donne come Caterina ci dicono che cosa è la fede: porsi sotto la signoria di Cristo, perché Egli dia pienezza di senso ad ogni momento della vita”.

”È per questo che la sua figura è di permanente attualità - ha continuato il prelato -. Ella ha incontrato Cristo nella fede, nelle celebrazioni, nel corpo della Chiesa: non ne è uscita alla ricerca di ignoti spiritualismi”.

”Mi piace concludere - ha detto Caffarra - colle stesse parole con cui Caterina conclude I dodici giardini: ‘Dì dunque e fa palese alla mendicità degli assetati amanti, come hai rinvigorito l’animo’. Ecco la vera definizione di uomo: mendicante assetato di amore; di amare e di essere amato”.

”I grandi mistici - ha rilevato l’Arcivescovo - fanno palese quella verità nascosta di noi stessi, che chiede di che chiede di venire alla luce e di essere riconosciuta dalle scelte della nostra libertà”.

La celebrazione liturgica tenutasi a Bologna si colloca all’interno di un Ottavario di preghiera che si concluderà il 16 marzo.

Nata a Bologna l'8 settembre 1413, figura molto importante per la città, donna coltissima, musicista e miniaturista, Santa Caterina de’ Vigri fu una grande mistica.

Prima badessa al Monastero delle Clarisse del Corpus Domini, fondato nel 1456, in vita compose numerose opere ascetiche, additando agli altri la via che conduce alla virtù e alla santità.

Il papa Clemente XI, il 22 maggio 1712, ne approvò l'antichissimo culto e la iscrisse nell'albo dei santi.

Il suo corpo incorrotto, si trova ora collocato sopra un seggio, come quello di persona viva, in una cella accanto alla chiesa del Monastero delle Clarisse del Corpus Domini.