L'uomo nell'Universo: il figlio dell'Immenso

Il concepimento come vero big bang della creazione

Roma, (Zenit.org) Carlo Casini | 463 hits

Il primo aspetto riguarda il rapporto tra l’uomo e l’Universo. Restiamo attoniti e quasi sgomenti quando cerchiamo di applicare all’universo il nostro modo di pensare lo spazio e il tempo. La nostra terra ha una circonferenza di 40mila chilometri. La luce corre a 300mila Km. al secondo. Mentre io pronuncio la parola “uno” essa ha fatto sette volte e mezzo il giro del mondo. Ma l’unità di misura usata dagli astronomi è l’anno luce, cioè lo spazio percorso dalla luce in un anno. Poiché in un giorno ci sono 86.400 secondi e in un anno 31.536.000, un anno luce corrisponde a quasi 76mila miliardi di chilometri. La mente si smarrisce. Non siamo in grado di ricorrere alla immaginazione. Eppure lo spazio fino ad ora scrutato copre la distanza di un miliardo di anni luce! La terra si trova all’interno dell’ammasso della Vergine nel quale sono riunite 2500 galassie, ciascuna delle quali è formata da miliardi di stelle. La nostra galassia, a forma di spirale, ha un diametro di 100mila anni luce. 100 miliardi di chilometri misurano l’asse del nostro sistema solare e 100 milioni di chilometri misurano sei settimane dall’orbita terrestre attorno al sole. Alla terra ci vogliono quattro giorni per percorrere 10 milioni di chilometri.

Anche la riflessione sull’origine dell’universo ci lascia senza fiato. La più accreditata teoria è oggi quella del big bang. 13 miliardi e 800 milioni di anni fa tutta la materia oggi dispersa nell’immensità dell’universo sarebbe stata concentrata in uno spazio limitatissimo: addirittura, secondo alcuni, dal nulla sarebbe comparso un punto dove energia e materia avrebbero avuto una inimmaginabile densità. Quel punto sarebbe esploso con un fragore talmente grande che ancora oggi, a tanta distanza di tempo, se ne sentirebbe l’eco negli spazi intergalattici e interstellari. Infatti, gli scienziati hanno constatato che i corpi stellari sono in espansione, si allontanano, cioè, l’uno dall’altro. La velocità di espansione è calcolabile e, andando a ritroso nel tempo, si arriverebbe a quel big bang di cui si è detto. Anche le onde di tipo sonoro andrebbero attenuandosi nel tempo e quindi diverrebbero sempre più intense tornando a ritroso fino a quello straordinario big bang di 13 miliardi e 800 milioni di anni fa.

Lo stupore e il senso di mistero non diminuiscono se dall’inimmaginabilmente grande si passa all’incredibilmente piccolo: dal macrocosmo al microcosmo. Anche la struttura intima della materia è stata conosciuta piuttosto di recente. Un atomo di carbonio misura dieci miliardesimi di metro. Esso contiene un nucleo e sei elettroni e qui le misure diventano ancora più inquietanti per la loro difficile pensabilità. Quando si vuol misurare il nucleo siamo nell’ordine di un “picometro” cioè di un millesimo di miliardesimo di metro. E nel nucleo vi sono 6 protoni e 6 neutroni. Dimensione: un milionesimo di miliardesimo di metro. Ciascuno dei protoni e dei neutroni è composto da tre quark, di cui, però, non sappiamo quasi nulla.

Nell’immensità dello spazio e del tempo l’uomo chiede alla sua mente soprattutto informazioni su se stesso. Chi sono? Da dove vengo? Qual è il senso della mia vita?

La scienza investiga nel campo dell’archeologia e della biologia. Se fosse vera la teoria dell’evoluzione non per questo verrebbe meno la meraviglia della vita umana. Spazio e tempo avrebbero concorso al comparire dell’uomo. Dalla materia inanimata, ai primi vegetali e poi ai batteri, ai molluschi e poi, attraverso milioni di anni, ai pesci e ai rettili e agli uccelli e infine ai mammiferi e infine…, infine ecco l’uomo, in cui la materia si organizza fino al punto di permettere pensiero, libertà, amore. Tutto nell’universo sembra tendere a lui. Che significato avrebbe una immensità di materia inconsapevole della sua esistenza? Se c’è stata una evoluzione dalla semplicità della materia inanimata alla complessità ancora largamente inesplorata del nostro cervello deve esservi stato un disegno teso al raggiungimento di un fine. Il tempo e lo spazio sono in funzione di questo fine. La teoria della relatività dimostra che tempo e spazio sono in funzione l’uno dell’altro. Non vi può essere un grande tempo senza un grande spazio. Perciò la lunghissima evoluzione che ha portato all’uomo aveva bisogno di uno spazio enorme. L’universo appunto. L’uomo, perciò, anche soltanto considerando le cose a prescindere dalla riflessione metafisica e religiosa, appare figlio dell’immenso.

Anche ogni singolo essere umano ha avuto un inizio. Un certo numero di anni fa né chi scrive né chi legge esisteva. Improvvisamente siamo comparsi dal nulla. Per ciascuno di noi la creazione è avvenuta allora. E se è vero che l’uomo è l’esito finale dell’Universo, allora ciascun nostro inizio non è soltanto creazione in atto (passaggio dal nulla all’esistenza non tredici miliardi e 800 milioni di anni fa, ma oggi): è anche la creazione più vera.

Il vero big bang è il concepimento. Da allora il nostro corpo ha cominciato ad espandersi con una velocità e una organizzazione più impressionante di quanto è avvenuto nell’universo. Basti pensare che dalla prima cellula iniziale derivano i centomila miliardi di cellule che compongono il corpo adulto di un uomo e di una donna. Anche dal punto di vista numerico l’uomo vince sulle stelle: una galassia può avere centinaia o migliaia di miliardi di stelle. Molte, ma comunque è un numero inferiore a quello delle cellule che compongono un corpo umano. Colpisce poi il finalismo che determina la collaborazione di ogni cellula con tutto il resto del corpo, nonché la velocità della costruzione specialmente nella fase che precede il parto.

Il paragone che abbiamo proposto tra l’universo e l’uomo porta ad alcuni corollari. Vi è una certa analogia tra l’inizio del cosmo, così come viene oggi ipotizzato dalla maggioranza degli scienziati, e l’inizio di ogni singola vita umana.

Un punto.

Un punto che improvvisamente compare dal nulla.

Un punto che contiene una enorme forza espansiva e organizzativa. Un punto in rapida coordinata espansione. Un punto destinato a divenire qualcosa di incommensurabile: nell’ordine della materia inanimata per quanto riguarda l’universo, nell’ordine del pensiero per quanto riguarda l’uomo, capace di abbracciare con la mente l’intero universo.

Se qualcuno avesse distrutto il punto da cui ebbe inizio il cosmo, non ci sarebbe l’universo. Avrebbe distrutto il Creato.

Se qualcuno elimina l’embrione umano anche quando ha le dimensioni di un punto non solo distrugge un uomo, ma commette qualcosa di irreparabile, perché quel determinato essere umano non è sostituibile. Quale che egli sarebbe stato, intelligente o di modesta levatura intellettuale, qualcosa è stata sottratta alla storia del mondo, la quale, sia pure per una parte dell’ordito, non potrà più essere riparata.

Possiamo concludere che il concepimento è il vero big bang, la creazione in atto, il momento in cui dal nulla compare il figlio dell’Immenso.