L'uomo non è un'isola

All'UNESCO monsignor Follo afferma che gli uomini e le donne sono fatti per "vivere umanamente insieme" e per creare sempre le condizioni che rendano questo "essere uomini insieme il più felice possibile"

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 259 hits

“Il primo compito che lega l’essere umano al suo prossimo è di volere il bene comune. Questa verità è una verità capitale”. 

Con queste parole Monsignor Francesco Follo, Capo della Delegazione della Santa Sede, ha aperto stamane il suo intervento alla 37a Sessione della Conferenza Generale dell'UNESCO che si sta svolgendo a Parigi. 

Parlando dell’educazione e il suo apporto allo sviluppo sostenibile il prelato ha sottolineato l’importanza della condivisione e - dopo aver spiegato che ha inteso parlare di persone ricche in un senso unicamente sociale e culturale - ha ribadito che il ‘ricco’ “non è colui che possiede. È colui che trasmette e che condivide” e noi “siamo invitati alla condivisione”.

In questo contesto la condivisione materiale e spirituale non implica un impoverimento: “si tratta di un arricchimento reciproco”. E come ha detto papa Francesco “è solamente quando siamo capaci di condividere che ci arricchiamo veramente”.

Monsignor Follo ha quindi affrontato il tema di come valorizzare il contributo dei giovani.

“Ogni voce umana è una voce che deve essere ascoltata. – ha precisato - I giovani e i vecchi costruiscono il futuro dei popoli. I giovani perchè essi porteranno la storia in avanti, le persone anziane perchè esse trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita. La voce dei più giovani ci ricorderà sempre ciò che dobbiamo dare loro, ma anche, ciò che conta altrettanto, ciò che possono dare a noi”.

“I giovani – ha aggiunto - sono capaci di vivere nell’amore e d’essere solidali con tutti i loro fratelli nell’umanità, senza alcuna discriminazione”.

In merito alla comunicazione monsignor Follo ha affermato che la Santa Sede sostiene gli obbiettivi dell’UNESCO, soprattutto quelli dello sviluppo sociale inclusivo e della sua articolazione con il dialogo interculturale e della riconciliazione delle culture.

Il Capo della Delegazione della Santa Sede ha quindi affrintato il tema del ruolo e del contribuito spirituale allo sviluppo sociale spiegando che “educazione, vita della città, pace, e altre ancora, non possono portare dei frutti a meno che le nostre preoccupazioni siano propriamente spirituali”.

Monsignor Follo ha citato il magistero pontificio, cardinale Jean Daniélou ed il filosofo Jürgen Habermas, per ribadire che la dimensione sociale del vivere spirituale e il “ruolo pubblico che il cristianesimo (ma anche tutte le religioni) possono giocare per la promozione dell’essere umano e per il bene comune di tutta l’umanità, nel pieno rispetto e promozione della libertà religiosa e civile di tutti e di ciascuno”. 

Secondo il prelato la capacità di formare il futuro di società pacifiche cresce dove è consentita un’esperienza della trascendenza.

“Quando gli uomini capiscono che il mondo è molto più della terra che essi lavorano con i loro concetti tecnici ed economici, - ha continuato - allora i loro orizzonti stretti si allargano sulle questioni che li preoccupano”.

Monsignor Follo ha concluso invitando tutti a “mettere la persona, il suo sviluppo integrale e il bene comune al cuore delle nostre riflessioni e delle nostre azioni ”, solo così “l’UNESCO sarà fedele alla sua definizione, alla sua vocazione, alla sua missione al servizio dell’umanità dell’uomo”.

Per leggere il testo integrale dell'intervento si può cliccare qui.