L'urgenza della “Populorum Progressio” a 40 anni dalla pubblicazione

L'analisi dell’Arcivescovo Diarmuid Martin, Primate d’Irlanda

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NEW YORK, venerdì, 19 ottobre 2007 (ZENIT.org).- A 40 anni dalla sua pubblicazione, l’Enciclica sociale di Papa Paolo VI “Populorum Progressio”, sullo sviluppo dei popoli, mantiene tutta la sua attualità e urgenza.



Lo ha affermato l’Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, Primate d’Irlanda, nel discorso che ha pronunciato il 17 ottobre nel corso di un evento organizzato dalla Santa Sede a New York.

La “Populorum Progressio”, ha ricordato, venne scritta nel marzo 1967 e pubblicata in un momento particolarmente difficile: fu l’anno della Guerra dei Sei Giorni, si era al culmine di quella del Vietnam e del movimento contrario a questo conflitto, dominavano le tensioni della Guerra Fredda, era l’epoca del grande processo di decolonizzazione.

Ma soprattutto, ha continuato, tre sono gli aspetti in grado di mettere in luce il contesto ecclesiale in cui si levò alta la “chiamata all’unità globale” contenuta nell'Enciclica.

In primo luogo, il presule ha menzionato l’istituzione della Pontificia Commissione “Iustitia et Pax”, risposta di Paolo VI alla richiesta esplicita del Concilio Vaticano II di “avere in Vaticano un’organizzazione il cui compito sarebbe stato quello di esortare la comunità cattolica a favorire il progresso di aree che promuovessero la giustizia tra le Nazioni”.

In secondo luogo, ha ricordato che l’Enciclica è stata scritta nel contesto dell’inaugurazione della Giornata Mondiale della Pace, che la Chiesa cattolica celebra il 1° gennaio di ogni anno e che Paolo VI vedeva come un’occasione in cui la Chiesa “poteva usare il messaggio del Vangelo in modo dialogico per rivolgersi a tutte le persone di buona volontà, qualunque fosse la loro base religiosa”.

Il terzo elemento sottolineato dall’Arcivescovo Martin è poi stato la visita di Paolo VI alle Nazioni Unite, a New York, per il Papa “un segno dei tempi e una speranza per l’umanità”.

Il leitmotiv della “Populorum Progressio”, ha ricordato l’Arcivescovo di Dublino, è che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

“Il concetto di autentico sviluppo è uno dei concetti chiave”, ha affermato il presule, sottolineando che il vero sviluppo deve promuovere la persona umana nella sua integrità.

Lo sviluppo, infatti, “è centrato sulla persona, ma guarda alla persona nella sua integrità e all’interno delle comunità in cui vive e in termini di umanità nel suo insieme. L’Enciclica è antropocentrica”.

Per il Primate d’Irlanda, “non è possibile parlare di sviluppo umano senza parlare dello sviluppo spirituale e del rapporto della persona con Dio”.

“Se ci preoccupiamo della persona umana nella sua totalità, allora la nostra attività a favore dell’umanità non può mettere Dio da parte”, ha continuato.

“La promozione della famiglia – ha poi aggiunto – è essenziale se miriamo a un tipo di sviluppo che sia realmente radicato nella più profonda realtà di ciò che significa essere una persona umana”.

La “Populorum Progressio” presta anche attenzione alla questione delle disuguaglianze nel sistema di commercio globale, problema che a tutt’oggi non è stato risolto, visto che, come ha riconosciuto l’Arcivescovo Martin, “rimangono ovvie le carenze dell’attuale sistema”, legate alla questione dell’equilibrio tra economie e Stati nel mondo.

La famiglia delle Nazioni, ha osservato, è “disfunzionale. Siamo ancora molto lontani dall’avere un’autorità mondiale realmente efficace per il governo dei beni globali. Le strutture esistenti sono spesso inadeguate, politicamente puntate in una direzione o nell’altra, e a volte lavorano l’una contro l’altra”.

Un’autorità mondiale efficace viene sfidata anche dal mancato rispetto per le norme internazionali laddove Nazioni potenti ripongono la loro fiducia nella forza.

“Si apre la porta alla forza quando le opportunità diplomatiche o umanitarie non vengono perseguite con vigore – ha denunciato –. Il clima politico internazionale che inibisce le Nazioni Unite dall’affrontare una sere di crisi umanitarie mondiali è fonte di frustrazione per molti”.

La “Populorum Progressio”, ha proseguito, sottolinea inoltre il ruolo delle autorità pubbliche e la necessità di dialogo tra le culture, insistendo sul fatto che sviluppo e rispetto per la cultura procedono di pari passo.

Allo stesso modo, affronta le questioni relative alle migrazioni e ai movimenti di popolazioni, così come parla dello spreco di risorse provocato dal ricorso alle armi e dalle elevate spese militari.

I quarant’anni trascorsi dalla pubblicazione dell’Enciclica “non hanno in alcun modo ridotto l’urgenza dell’appello di Papa Paolo VI”, che “rimane intatta e richiede oggi come allora una risposta da parte di tutti”, ha sottolineato il Primate d’Irlanda.

“Attira facilmente l’attenzione il fatto che il Papa scelse di firmare la ‘Populorum Progressio’, la sua Enciclica sullo sviluppo dei popoli, la domenica di Pasqua, Festa della Resurrezione, per sottolineare come il suo fosse un messaggio di speranza, di una speranza che può sbocciare solo dal credo e dalla comprensione del messaggio di Gesù, colui che ha donato se stesso”, ha infine concluso.