L’uso dei media richiama la responsabilità di genitori e istituzioni, afferma il Santo Padre

Nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 23 maggio 2004 (ZENIT.org).- Nel suo discorso domenicale ai pellegrini accorsi in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II ha ricordato la ricorrenza di due importanti avvenimenti: la solennità liturgica dell’Ascensione del Signore e la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.



Prima della preghiera del “Regina Cæli”, infatti, il Papa ha ricordato che oggi ricorre la solennità dell’Ascensione, “che rivela come l’umanità, assunta e redenta da Cristo, sia stata da Lui elevata alla piena comunione con Dio”.

Quanto alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Pontefice ha affermato che la Chiesa “guarda con attenzione e simpatia” agli operatori di questo settore e desidera instaurare con loro “un dialogo franco e aperto, per incoraggiarne l’impegno a favore dell’autentico progresso dell’umanità”.

Il tema della Giornata di quest’anno, ha affermato Giovanni Paolo II, è “I media in famiglia: un rischio e una ricchezza”. Perchè ha spiegato, se i media possono fornire “occasione di educazione, di arricchimento culturale e di crescita spirituale”, è anche vero, però, che possono arrecare gravi danni “quando presentano una visione inadeguata o persino distorta della vita, della famiglia stessa, della religione e della morale”.

Nel Messaggio per la XXXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali , datato 24 gennaio 2004, Giovanni Paolo II aveva già sottolineato come “la straordinaria crescita dei mezzi di comunicazione sociale e la loro maggiore disponibilità” abbiano offerto “opportunità eccezionali per arricchire la vita non solo degli individui, ma anche delle famiglie”.

Secondo il Pontefice, infatti, i media ai giorni nostri, essendo quotidianamente accolti “come ospiti abituali in molte case e famiglie”, “hanno un immenso potenziale positivo per la promozione di solidi valori umani e familiari, contribuendo in tal modo al rinnovamento della società”.

Il Papa, però, continuava affermando che, allo stesso tempo, essi pongono alle famiglie nuove sfide, che nascono dai messaggi proposti, “vari e spesso contraddittori”.

”L'infedeltà, - continuava il Pontefice nel Messaggio - l'attività sessuale al di fuori del matrimonio e l'assenza di una visione morale e spirituale del contratto matrimoniale vengono ritratti in modo acritico, sostenendo, talvolta, al tempo stesso il divorzio, la contraccezione, l'aborto e l'omosessualità”.

“Questo potere di rafforzare o di calpestare i valori tradizionali come la religione, la cultura e la famiglia è stato chiaramente percepito dal Concilio Vaticano II – ha ricordato ancora il Papa -, il quale riteneva che ‘per usare rettamente questi strumenti è assolutamente necessario che tutti coloro che se ne servono conoscano le norme dell’ordine morale e le applichino fedelmente’ (Inter mirifica, n.4)”.

Il tema della Giornata, quindi, è risultato “assai opportuno”, perché invita “a una sobria riflessione sull’uso che le famiglie fanno dei mezzi di comunicazione e, a sua volta, del modo in cui la famiglia e le preoccupazioni della famiglia vengono trattati dai mezzi di comunicazione”.

Secondo il Papa, inoltre, il tema di quest’anno serve anche a ricordare agli operatori del settore e a coloro che ne usufruiscono che “ogni comunicazione ha una dimensione morale”, sottolineando, quindi, l’importanza del discernimento nell’uso dei mass media.

“Occorre imparare ad usarli con sapienza e prudenza”, ha affermato quest’oggi il Santo Padre in Piazza San Pietro, ricordando come l’uso consapevole sia un dovere che riguarda innanzitutto i genitori, che sono i responsabili di “un’educazione sana ed equilibrata dei figli”.

I genitori, infatti, come primi e più importanti educatori dei loro figli, devono anche essere i primi a spiegare loro i mezzi di comunicazione, formando i figli “nell’uso moderato, critico, vigile e prudente di essi” (Familiaris consortio, n.76).

Quanto alle istituzioni pubbliche, nel suo discorso ad introduzione della preghiera mariana domenicale, Giovanni Paolo II ha proseguito affermando che queste sono chiamate “ad attuare procedure di regolamentazione atte ad assicurare che i mezzi di comunicazione sociale siano sempre rispettosi della verità e del bene comune”.