La Basilica dei Santi Silvestro e Martino

"Titulus Equitii" di origine paleocristiana

Roma, (Zenit.org) Paolo Lorizzo | 430 hits

Abbiamo sottolineato più volte come l’antica Roma paleocristiana sia ormai una piccola nicchia della ‘Roma sotterranea’ nascosta da successive edificazioni e obliterata dalla sovrapposizione di secoli di storia. Solo in rari casi gli elementi paleocristiani emergono in maniera evidente e quando accade si notano quasi esclusivamente negli apparati architettonici e raramente in quelli decorativi.

La Basilica dei Santi Silvestro e Martino, situata nel rione Monti, non sfugge a questa regola. Sappiamo infatti che la sua fondazione fu ad opera di papa Silvestro I in seguito alla donazione del terreno ad opera della gens degli Equizi, da cui derivò il Titulus Equitii che veniva usato per identificare il luogo di culto. Inizialmente l’edificio venne dedicato genericamente ai martiri ma in seguito, a partire dal VI secolo, venne ricostruito e dedicato ai Santi Martino di Tours e Silvestro da parte del pontefice Simmaco. Nell’occasione, con la sopraelevazione della chiesa, la prima struttura divenne sotterranea e funse da sostruzione per le successive costruzioni.

L’antico edificio è indissolubilmente legato ad un evento storico che ha formalmente cambiato un bel pezzo di storia della nascente Chiesa Romana. Il luogo infatti venne usato nel 324 per la preparazione del Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della storia che si svolse un anno dopo e presieduto dall’imperatore Costantino. L’epoca in cui si svolse il concilio fu estremamente delicata per le sorti della cristianità, dilaniata da lotte intestine che ne causarono scismi e separazioni. L’epoca storica inoltre era caratterizzata, oltre che da una latente crisi religiosa, anche da una rapida disgregazione dell’impero, che di li a poco trasferirà definitivamente il proprio punto di riferimento politico ed amministrativo a Costantinopoli, abbandonando, di fatto, a se stessa l’antica capitale.

I resti dell’antico edificio risalenti all’epoca della fondazione (intorno al III secolo) consistono in una struttura ‘colonnata’ rinvenuta al di sotto delle fondazioni della costruzione più recente. Nonostante l’attribuzione del Titulus Equitii, alcuni studiosi ritengono che, non trattandosi di uno spazio ampio (ma anzi piuttosto angusto), non abbia assunto il ruolo di luogo di riunione ma piuttosto quello ad uso commerciale.

Le fasi edilizie più importanti sono quelle realizzate da papa Adriano I nel 772 e da papa Sergio II nell’845, anche perché sono state successivamente utilizzate rispettandone la planimetria dalle trasformazioni eseguite da Filippo Gagliardi nel XVIII secolo.

La facciata, piuttosto malconcia, presenta una serie di ‘specchiature’ decorative laterali al portale d’ingresso, presenti anche al piano superiore, ai lati dell’unica grande finestra. Un timpano corona l’intera facciata con al centro un piccolo rosone decorato e si eleva ad una altezza maggiore rispetto alle navate laterali.

L’interno è diviso in tre navate scandite da due file di colonne di spoglio provenienti da edifici antichi. La navata centrale, molto più grande delle due laterali, presenta un coro soprelevato e una cripta con i resti delle fondazioni degli edifici più antichi. Gli interni sono di chiaro gusto barocco, con un soffitto a cassettoni molto elaborato e una serie di rappresentazioni raffiguranti i santi all’interno di nicchie o ‘specchiature’. All’interno della sacrestia è conservata una lampada in argento, la cui tradizione vuole fosse stata realizzata fondendo la tiara di San Silvestro, il fondatore dell’edificio arcaico.

Al di sotto dell’altare si conservano le reliquie dei Santi Artemio, Paolina e Sisinnio, qui conservate in seguito alla traslazione dalle catacombe di Priscilla situate lungo la via Salaria. Degno di nota è infine un mosaico raffigurante la Madonna con San Silvestro datato al VI secolo.

Pur non trovandoci di fronte al capolavoro dell’architettura barocca romana, la basilica si pone al centro di quel gruppo di testimonianze che ci narrano come un’architettura tardo-antica e paleocristiana possa essere stata comunque utilizzata e valorizzata mediante la costruzione di un edificio più di mille anni dopo la fondazione del titulus.

Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.