La Basilica di Santa Maria sopra Minerva

La storia che si sovrappone alla storia

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di Paolo Lorizzo*

ROMA, sabato, 5 maggio 2012 (ZENIT.org).- La Basilica di S. Maria sopra Minerva, già citata nell’VIII secolo dall’Anonimo di Einsiedeln con il nome di ‘ecclesia S. Mariae in Minervio’, sorge in uno dei contesti più affascinanti del centro storico romano, alle spalle del monumento considerato da molti il capolavoro dell’architettura romana: il Pantheon. Il contesto storico in cui si inquadra la Basilica risale alla metà del I secolo a.C. quando venne costruito il famoso tempio dedicato alla dea egiziana Iside. Come asserito da Cassio Dione, il tempio venne fondato nel 43 a.C. (anche se i riti furono più volte sospesi sotto Agrippa e Tiberio) e rimase costantemente in uso a partire da Caligola fino al V secolo, epoca del definitivo abbandono. Dell’antico tempio egizio ormai non restano che labili tracce, testimonianze tangibili della sua gloria passata sparse qua e la a decorare angoli e piazzette o sale dei musei.

Oltre all’Iseum nell’area sorgevano anche il tempio costruito da Domiziano e dedicato a Minerva Calcidica, detto Minervium e il Serapeo, struttura templare dedicata al dio Serapide. Tra i manufatti più importanti provenienti da questo luogo, come non citare l’obelisco situato nell’area antistante le terme di Diocleziano o quelli situati in piazza del Pantheon e dell’attigua piazza della Minerva, portati dall’Egitto dagli imperatori romani per celebrare la loro grandezza e quella della divinità adorata. Curioso il rialzo su cui è collocato il piccolo obelisco del faraone Apries. Si tratta di un simpatico elefantino realizzato dal Bernini e qui collocato nel 1667, storpiato dalla tradizione romana in ‘porcino’ perché identificato con un maiale. La scelta del ‘proboscidato’ quale animale per sostenere un obelisco è legata alla sua robustezza, simbolo ideale per sostenere la saggezza della civiltà egizia espressa attraverso l’obelisco. Il piccolo monumento egizio rappresenta il raggio di sole pietrificato, massima espressione del culto delle divinità solari, sorto in un’epoca molto arcaica, dalla metà del terzo millennio, nonostante questo sia uno dei meno antichi giunti a Roma perche risalente alla metà dell’VI secolo a.C. Rinvenuto nel XIII secolo durante la costruzione del muro di cinta dell’attiguo convento dei dominicani, l’obelisco faceva parte di una ‘coppia’, il cui paio è oggi visibile nella piazza antistante il Palazzo Ducale di Urbino.

Poco lontano, in un angolo semi-nascosto, tra Palazzo Venezia e la Basilica di S. Marco, giace sopra un podio il busto di una delle cosiddette ‘statue parlanti’ di Roma nota con il nome di ‘Madama Lucrezia’ (la tradizione vuole sia appartenuto a Lucrezia d’Alagno, qui trasferitasi da Napoli) ed importante perché si ritiene possa essere la statua rappresentante Iside in stile classico, un tempo collocata nella cella di culto dell’Iseo in Campo Marzio, proprio nel luogo dove attualmente sorge la Basilica della Minerva.

L’origine della Basilica si fa tradizionalmente risalire al 750, quando papa Zaccaria assegna ad un gruppo di monache basiliane un oratorio già dedicato al culto della Vergine. Si trattava di una struttura molto semplice che però rimase in uso fino alla fine del XIII secolo quando iniziò la costruzione dell’edificio in stile gotico (considerato l’unico presente a Roma) nel 1280, completata e aperta al culto intorno al 1350.

L’edificio è suddiviso in tre navate la cui copertura è resa da una magnifica crociera costolonata, simile a quella già precedentemente descritta presso la chiesa di S. Nicola sull’Appia Antica. Il transetto e la profonda abside scandiscono perfettamente gli spazi riservati alle sepolture dei papi e dell’Altare Maggiore, rifatto nel 1857 da Giuseppe Fontana e che accoglie parte delle spoglie mortali di Santa Caterina da Siena la cui statua giacente venne fatta realizzare nel 1430 da Antonio da Firenze, priore del convento della Minerva. Gli apporti e le notevoli aggiunte realizzate nel 1600 in stile barocco, non hanno alterato le sue origini, ne tantomeno la sua bellezza architettonica, ma soltanto affievolito la mistica austerità dei suoi spazi. Le due navate laterali in effetti presentano ancora le cappelle in stile barocco tra cui la nota ‘Cappella Carafa’, datata al primo Rinascimento romano, affrescata da Filippino Lippi e probabilmente realizzata su progetto architettonico da Giuliano da Sangallo, Bramante oppure Baccio Pontelli.

Le molte opere artistiche di splendida fattura impediscono la descrizione di un quadro esaustivo, ma non possiamo sorvolare sulla presenza della Statua del Redentore, opera di Michelangelo. Anche se la forza e il pathos ‘michelangiolesco’ è ben lungi dal caratterizzare questa opera, alcuni tratti ricordano chiaramente l’impronta del maestro, sufficienti a creare bellezza nobile e suggestiva alla scultura.

L’edificio è caratterizzato da una facciata arricchita da elementi romanici frammisti a quelli di gusto rinascimentale e presenta sul lato destro alcuni indicatori marmorei di livello che misurano alcune esondazioni del fiume Tevere, la più antica delle quali risale al 1422 a testimoniare come il rione Pigna, uno dei più bassi del centro storico romano, abbia sofferto nei secoli la piaga degli allagamenti.

* Paolo Lorizzo è laureato in Studi Orientali e specializzato in Egittologia presso l'Università degli Studi di Roma de 'La Sapienza'. Esercita la professione di archeologo.