La bella notizia raccontata da uno che era stato ateo e bestemmiatore

Scrisse Giovanni Papini il 25 dicembre 1955: "Se nella sventura non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie, esulta perché significa che il Salvatore è nel tuo cuore"

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 789 hits

Nacque da una famiglia povera, suo padre era garibaldino e lui ateo. La sua consolazione furono i libri che lesse in quantità smisurata. Autodidatta geniale divenne un grande scrittore.  Già a tredici anni voleva scrivere un enciclopedia. Nel 1903 insieme a Giuseppe Prezzolini diede vita ad un importante rivista culturale Leonardo (1903). Conobbe lo scrittore Henri Bergson a Parigi e ne divenne il traduttore.  

Stiamo parlando di Giovanni Papini un indomabile polemista, sempre pronto ad azzuffarsi, litigò con Prezzolini e con Benedetto Croce.

Scrisse Prezzolini di Papini: “Sentii subito che era un genio”. Ma bisognava ribellarsi alla sua aggressività “per poterci stare insieme”.

Papini nel frattempo lavorò al Tempo di Roma occupandosi della terza pagina. Aveva già scritto la sua autobiografia spirituale Un uomo finito e  L’uomo Carducci, quando, alla fine della Prima Guerra mondiale soffrì una profonda crisi spirituale.

In quel contesto scrisse di nascosto La Storia di Cristo. Impensabile per uno come lui ateo e bestemmiatore. Neanche la moglie poteva crederci.

Ad aiutarlo nella conversione miracolosa fu l’allora direttore della Civiltà Cattolica e stimato scrittore, padre Giuseppe De Rosa

Nonostante il grande talento venne tenuto fuori  dall’Accademia d’Italia. Suo principale oppositore era il futurista Filippo Tommaso Marinetti.

Nonostante i tanti nemici ottenne la prestigiosa cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna, già ricoperta da Giosuè Carducci e da Giovanni Pascoli, ma dovette rinunciarvi per una malattia agli occhi.

Si rifiutò di presiedere l’Accademia d’Italia, per protesta contro l’assassinio di Giovanni Gentile.

Divenne terziario francescano con il nome di fra Bonaventura e morì a Firenze cieco e paralizzato, l’8 luglio 1956.

Nel 1955 scrisse una bellissima poesia sul Natale che ci fa piacere riproporre ai lettori:

La bella notizia del 25 dicembre 1955

Anche se Cristo nascesse 
mille e diecimila volte 
a Betlemme, 
a nulla ti gioverà 
se non nasce almeno una volta 
nel tuo cuore. 

Ma come potrà accadere 
questa nascita interiore? 
Eppure questo miracolo nuovo 
non è impossibile 
purché sia desiderato e aspettato. 

Il giorno nel quale non sentirai 
una punta di amarezza 
e di gelosia dinanzi alla gioia 
del nemico o dell'amico, 
rallegrati perché è segno 
che quella nascita è prossima. 

Il giorno nel quale non sentirai 
una segreta onda di piacere 
dinanzi alla sventura e alla caduta altrui, 
consolati perché la nascita è vicina. 

Il giorno nel quale sentirai il bisogno 
di portare un po’di letizia a chi è triste 
e l'impulso di alleggerire il dolore o la miseria 
anche di una sola creatura, 
sii lieto perché l'arrivo di Dio è imminente. 

E se un giorno sarai percosso 
e perseguitato dalla sventura 
e perderai salute e forza, 
figli e amici 
e dovrai sopportare l'ottusità, 
la malignità e la gelidità 
dei vicini e dei lontani, 
ma nonostante tutto non ti abbandonerai 
a lamenti né a bestemmie 
e accetterai con animo sereno il tuo destino, 
esulta e trionfa perché il portento 
che pareva impossibile 
è avvenuto 
e il Salvatore è già nato nel tuo cuore. 

Non sei più solo, non sarai più solo. 
Il buio della notte fiammeggerà 
come se mille stelle chiomate 
giungessero da ogni punto del cielo 
a festeggiare l'incontro 
della tua breve giornata umana 
con la divina eternità.