La bellezza che salva. Commenti alla “Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II”

Raccolti in un libro dalla professoressa María Antonia Labrada

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PAMPLONA, martedì, 16 maggio 2006 (ZENIT.org).- La professoressa María Antonia Labrada ha chiesto a nove persone di commentare la Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II. Il risultato è il libro “La belleza que salva. Comentarios a la ‘Carta a los artistas de Juan Pablo II’” (“La bellezza che salva. Commenti alla ‘Lettera agli artisti di Giovanni Paolo II’”), pubblicato a Madrid dalle Edizioni Rialp.



Il volume contiene commenti di Juan José García Noblezas (“L’artista e il bene comune”), Nieves Acedo (“La speciale vocazione dell’artista”), Pablo Blanco (“La Chiesa ha bisogno dell’arte”) e della stessa Labrada (“L’artista, immagine di Dio creatore”).

La professoressa Labrada ha studiato Lettere e Filosofia e Scienze Politiche all’Università Complutense di Madrid, dove si ha poi conseguito il dottorato nel 1980. Successivamente ha ottenuto l’incarico di Professore Titolare all’Università di Valencia e dal 1980 insegna Estetica e Teoria delle Arti all’Università di Navarra.

Ha scritto vari libri, tra i quali “Bellezza e razionalità: Kant e Hegel” (1990), “Sulla ragione poetica” (1992) ed “Estetica” (1998). La sua opera di ricerca si basa sulle correnti attuali del pensiero estetico.

In una breve intervista a ZENIT, la professoressa Labrada ha affermato di aver letto e studiato, subito dopo la sua uscita nel 1999, la Lettera di Giovanni Paolo II, ma di non aver scritto alcun commento ad essa. “Ho iniziato a parlare con Giovanni Paolo II solo dopo la sua morte – ha rivelato –. Da allora, senza averlo progettato, ho con Giovanni Paolo II un dialogo molto vario, anche intellettuale”.

Secondo la studiosa, “la risposta a questa Lettera agli artisti è nata nei giorni successivi alla morte di Giovanni Paolo II; quello che è iniziato come un modo per riempire il vuoto che lasciava la sua assenza si è subito rivelato una formidabile sfida intellettuale”.

La professoressa Labrada chiama Giovanni Paolo II “artista della vita”, perché nella vita del Papa scomparso “si percepisce una nota caratteristica delle opere d’arte riuscite: l’unità”.

“Questa unità – ha spiegato – è più difficile da conseguire quanti più elementi differenziali o di dispersione esistono nell’opera d’arte o, in questo caso, nella vita”.

Nella vita di Papa Wojtyla, ha proseguito, “non solo ci sono elementi di tensione o di dispersione, ma direi perfino di rottura, di lacerazione. Alla fine, tuttavia – come chiunque abbia voluto ha potuto verificare in diretta attraverso la televisione –, era lì il senso, la chiave, l’asse della sua esistenza”.

Oltre ad avere “una grande intelligenza”, Giovanni Paolo II era “una persona appassionata e aveva bisogno di esprimersi, di comunicare agli altri il suo pensiero, le sue credenze. Questo lo portava a dar vita alle idee, e a lasciare che queste idee avessero una consistenza propria avendo impatto sulla vita degli altri”.

E’ questa, secondo la professoressa, “la concezione drammatica dell’esistenza presente nella tradizione culturale polacca” alla quale si riferisce il libro.

“La parola dramma non significa in questo caso tragedia – ha aggiunto –, ma azione piena di senso (logos) e quindi comunicativa”.

Per Papa Wojtyla, il dialogo tra arte e religione non dipende dal fatto che l’arte abbia un tema religioso. “La Lettera agli artisti propone un dialogo tra due esperienze, quella religiosa e quella artistica, che ha lo stesso fondamento. L’esperienza di ciò che significa essere creato porta il credente ad intavolare un dialogo con il suo Creatore, vale a dire all’esperienza religiosa”.

Questa stessa esperienza “è connaturale all’artista nel rapporto con le sue opere, e per questo i primi capitoli della Genesi in cui si narra la creazione del mondo continuano ad essere una fonte di ispirazione per l’arte, anche per quella non figurativa”.

La professoressa Labrada ha concluso indicando un leitmotiv in questa risposta alla Lettera del Papa: “il ringraziamento a Giovanni Paolo II per la sua profonda comprensione dell’arte che lo porta a scoprire negli artisti l’immagine di Dio Creatore”.