La bellezza della fede nella bellezza dell'arte (Seconda parte)

Suor Rebecca Nazzaro, superiora delle Missionarie della Divina Rivelazione, illustra il suo apostolato

Roma, (Zenit.org) Laura Guadalupi | 308 hits

[Leggi prima parte]

A proposito della Chiesa, ci troviamo nel mese dedicato al suo protettore universale, San Giuseppe.

Suor Rebecca Nazzaro: Giovanni XXIII ha dedicato il 19 marzo alla commemorazione di San Giuseppe e per l’apertura del Concilio Vaticano II ha voluto consacrargli un transetto all’interno della Basilica di San Pietro, dove c’è un bel mosaico. Nella Cappella Sistina possiamo ammirare un’immagine di San Giuseppe densa di significato. È dipinto vicino alla Vergine, con la croce, a indicare che è stato il padre putativo di Gesù. Il volto, però, è nascosto, così come nascosta e silenziosa fu per trent’anni la sua vita insieme al Figlio di Dio. 

Avete intenzione di portare le “Catechesi con Arte” oltre i confini di Roma?

Suor Rebecca Nazzaro: Sì, abbiamo già iniziato a farlo con le Missioni Popolari in altre città italiane e all’estero. In genere sono i parroci che, venuti a conoscenza delle nostre catechesi attraverso l’arte, ci contattano per tenere degli incontri presso le loro comunità. La tecnologia è di grande aiuto, perché basta avere un videoproiettore e possiamo spiegare l’opera come se le stessimo di fronte. Anche internet è un valido alleato, in quanto ci permette di restare in contatto con i gruppi interessati attraverso e-mail e social network. Abbiamo già fatto delle conferenze su Skype.

Pensate di estendere le catechesi ad altre forme artistiche, quali ad esempio la musica?

Suor Rebecca Nazzaro: Sì, ci stiamo pensando. Non escludo che in futuro potremo fare delle catechesi proprio con la musica.

Ultimamente avete realizzato un progetto di evangelizzazione per i detenuti del carcere romano di Rebibbia. Com’è nata l’idea?

Suor Rebecca Nazzaro: Sempre dalla musica. Dopo averci sentite cantare i salmi con la cetra, il cappellano del carcere ci ha chiesto: “Venite a portare un pizzico di cielo in questo luogo?”. Siamo rimaste molto colpite dalla domanda, così abbiamo proposto di animare la Santa Messa di Natale. Non è stato possibile portare con noi la cetra, ma c’era un organo e siamo comunque riuscite a preparare un coro con i ragazzi. Abbiamo donato cinquecento cappelli di lana con dentro un piccolo Bambinello fosforescente, ed è stato commovente vedere la semplicità con cui prendevano ciascuno la propria busta.

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

Suor Rebecca Nazzaro: Non siamo state noi a portare il bello, sono i detenuti ad avercelo donato. Pensavamo di diffondere il messaggio della fede attraverso la bellezza della musica, invece siamo state noi a ricevere il dono più grande: la bellezza di un’anima riconciliata con Dio. Noi abbiamo semplicemente animato la Santa Messa, ma la vera gioia è stata ascoltare le preghiere spontanee dei carcerati che chiedono perdono a Dio per il male compiuto. Non c’è bellezza più grande del sentirsi riconciliati con Dio, del sentirsi amati da Dio e comunicarlo, rendere grazie. È stata un’esperienza meravigliosa, ci hanno chiesto quando saremmo ritornate. Speriamo al più presto.

Siete delle missionarie che operano prevalentemente nella città di Roma. Come mai? Quando andate all’estero?

Suor Rebecca Nazzaro: La nostra missione è la catechesi, l’evangelizzazione, mentre il motto istituzionale della comunità è: “Serviam”, “Ti servirò”, ovvero donerò la vita per il servizio, andrò dove il Signore mi vuole. Strada facendo abbiamo poi scoperto due frasi che sentiamo nostre. La prima è di San Filippo Neri, che non riuscendo a partire per le Indie, come avrebbe voluto, disse: “Fai del bene a Roma e lo farai in tutto il mondo”. Per la nostra comunità, leggere questo è stato lapidario, perché stiamo davvero sperimentando cosa vuol dire fare del bene a Roma attraverso le catechesi nei musei, nelle basiliche. Intanto gettiamo il seme della fede, della bellezza, della Chiesa e, come scrive San Paolo, il Signore lo farà crescere.

L’altra frase è: “Imparare Roma”, scritta da Giovanni Paolo II nel suo libro Dono e mistero. È un invito rivolto a tutti i seminaristi, ricercatori, sacerdoti che vengono a studiare nella Città Eterna a visitare la Roma cristiana, perché solo così si può comprendere il cristianesimo delle origini. Queste sono le due ali con cui partiamo per le missioni: imparare Roma e fare del bene da Roma.

La nostra comunità, poi, è fortemente radicata nella Capitale. È qui che nasce ed è apparsa la Vergine della Rivelazione, ma ciò non toglie che andiamo anche all’estero, laddove ci chiamano, ad esempio in Messico, Argentina, Inghilterra. In genere ci fermiamo un paio di settimane, giusto il tempo di fare le catechesi e, una volta rientrate a Roma, manteniamo i contatti grazie alle nuove tecnologie di comunicazione.