La bellezza della vita vince anche l’orrore dei genocidi

Intervista a Elisabetta Pittino, Responsabile Giovani Movimento per la Vita Lombardia

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ROMA, mercoledì, 24 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Si terrà all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia nei giorni 9-10-11 febbraio 2007 il Convegno internazionale dal titolo “L’eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani”.



Si tratta di un’iniziativa promossa da Federvita Lombardia, con la collaborazione dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Brescia e dell’Associazione Laris, con l’intento di testimoniare come la bellezza si oppone e sopravvive anche di fronte alle tragedia della Shoah, delle Foibe, dei Gulag, al genocidio cambogiano di Pol Pot, e ai tanti avvenuti in Tibet, Corea, Cina, Ruanda e Darfur.

La tematica del convegno rientra in un progetto più ampio – iniziato due anni fa – che è quello di valorizzare la bellezza della vita, il cui senso più profondo è stato falsato e calpestato dalla mentalità del relativismo sfrenato.

Secondo la dottoressa Elisabetta Pittino, ideatrice e animatrice del convegno: “La bellezza si oscura quando l’uomo pone Dio fuori dalla storia e si fa Dio. La bellezza riappare, ogniqualvolta si dice ‘sì’ alla vita. Infatti se i genocidi, causati dalle ideologie passate e presenti, oscurano e nascondono la bellezza, la forza vitale dell’essere umano, anche nei luoghi di sofferenza, permette alla luce di illuminare il buio del male”.

Per approfondire un tema così interessante, ZENIT ha intervistato la dottoressa Elisabetta Pittino, Responsabile Giovani “MPV Lombardia” e Membro Direttivo Nazionale del Movimento per la Vita.

Qual è il significato del titolo “L’eclissi della bellezza. Genocidi e diritti umani”?

Pittino: Questo titolo racchiude in sé il significato profondo del messaggio che vogliamo dare. L’eclissi è un oscuramento temporaneo, parziale o totale, di un corpo dovuto all’interposizione di un altro che copre la luce. Quando quel corpo si sposta, la luce torna. Il genocidio è quel “corpo” che si interpone e oscura la bellezza senza distruggerla. La luce resta, dietro, non ci abbandona. La parola greca ekleipsis (έκλειψις) significa “abbandono”. Il buio dell’eclissi è l’abbandono della luce che per l’uomo è la vita. La perdita di ciò che è bello e buono (καλόςκαγαθός) crea un dolore profondo nell’uomo e una nostalgia della luce. La bellezza è luce. Il buio, che nasconde la bellezza, lascia spazio al male.

La notte oscura del genocidio miete due vittime: il carnefice e l’oppresso. Silenzio…uno spaventoso silenzio…In seguito vivemmo ancora molte volte l’orrore del silenzio collettivo, ma quel primo momento ci sembrò il peggiore. Così inatteso, così sorprendente, nuovo, carico di terrore: il primo silenzio di cui ci vergognammo. Eravamo sgomente di fronte alla peggiore delle paure: essere private della cosa più cara che avessimo, il senso della nostra umanità (Wanda Pòłtawska, “E ho paura dei miei sogni. Una donna nel lager di Ravensbrük”).

Il vero frutto del male è la perdita del senso della propria umanità. La violenza fatta e la violenza subita disumanizzano. Chi compie violenza uccide la sua dignità umana e ferisce la dignità della vittima. Il male dà scandalo perché è ingiusto. Anche Dio sembra silenzioso. “Ci buttavamo come pazze sugli immondezzai e raccoglievamo bucce di patate, torsoli di cavolo marcio(…), ci disputavamo questi orrori io e le mie compagne(…). Alzavo la testa a vederle(…) e vedevo me stessa, al mia faccia scheletrita, ferina, bestiale”(Liliana Segre).

Perché il Movimento per la Vita si preoccupa della bellezza?
Pittino: Il Movimento per la Vita (MPV) si occupa della bellezza perché proprio essa sta alla base della vita e della sua accoglienza sempre. Scrive Etty Hillesum, ebrea, alla fine del suo diario, mentre è imprigionata a Westerbork, in attesa della deportazione sua e della sua famiglia per Auschwitz: “Devo ogni volta esultare e acclamarti, mio Dio: ti sono così riconoscente perché mi hai concesso una vita simile”. Liliana Segre, deportata giovanissima ad Auschwitz, dice nelle sue memorie: “Anche nella situazione più spaventosa noi sceglievamo la vita, anche se ci volevano uccidere ogni minuto per farci scontare la colpa di essere nate”.

I genocidi hanno attaccato l’Uomo. Sono avvenuti perché qualcuno ha affermato che un gruppo di esseri umani non erano “persone” e quindi non avevano diritti…nemmeno il diritto alla vita.
La cultura della vita, che si contrappone alla cultura di morte, ha come radice il rispetto della dignità umana. L’uomo, dal concepimento fino alla morte naturale, è l’archetipo della bellezza. Per questo il MPV si occupa della bellezza.

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto” (Is. 53, 2), eppure l’uomo dei dolori, vittima della violenza, è il più bello tra i figli dell’uomo, è colui che Dio ha benedetto per sempre.

Il mistero della bellezza, che sembra essere nascosta nel dolore, si svela nelle testimonianze dei sopravvissuti ai genocidi e nelle testimonianze di chi accoglie la vita. Il MPV vuole essere la voce dei deboli, di quelli che sono stati ridotti al silenzio dai prepotenti, di quelli a cui è stato tolto il diritto al nome. La cultura della vita è cultura della bellezza.

In che modo la cultura che rifiuta la bellezza genera genocidi e violazioni dei diritti umani?
Pittino: “La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero, è qui che Satana lotta con Dio e il loro campo di battaglia è il cuore dell’uomo” ( Dostoevskij). Per natura gli uomini desiderano il bello. Che cos’è la bellezza? Bontà, verità, pienezza, perfezione…. l’amore realizzato è la bellezza.

La bellezza ci appartiene perché è dentro di noi. Noi siamo unici e questa unicità è la radice della nostra bellezza. Se l’uomo perde la sua identità, perde la sua unicità, si allontana dalla sua felicità.
In quanto portatori di bellezza, siamo capaci di produrre a nostra volta bellezza.La cultura della bellezza è impressa nella profondità del nostro essere, radice delle nostre azioni, dei nostri impulsi, dei nostri pensieri e dei nostri sogni; è quella che rispetta l’uomo nella sua essenza e che allo stesso tempo rispetta l’universo.

L’artista riconosce la bellezza perché sa osservare ed ascoltare: guarda la vita anche nella sua tragicità, eppure lì trova la bellezza e la esprime con l’arte. L’artista sa che l’estetica, manifestata nell’opera d’arte, esprime la pienezza dell’essere. L’estetica dei campi di concentramento nazisti, comunisti, cambogiani, delle deportazioni armene… è la stessa: la spersonalizzazione.

La cultura che rifiuta la bellezza per prima cosa toglie l’identità all’uomo, lo relativizza, lo priva addirittura del nome. La cultura che rifiuta la bellezza si pone come un dio tirannico. Impone una propria estetica, impone le proprie leggi. Questa è la prima violazione dei diritti umani.

I diritti umani sono diritti preesistenti alla società e alle leggi. Sono i diritti naturali e immutabili che la società deve osservare, riconoscere e rispettare. Il diritto alla vita è il primo dei diritti umani. Il fatto che qualcuno affermi – è avvenuto per i genocidi e avviene ora con l’aborto – che non tutti gli uomini hanno il diritto alla vita, alla libertà, alla salute… è violazione dei diritti umani fondamentali. Se queste “opinioni” arbitrarie sono quelle di uno stato, di un dittatore, di un intero parlamento nei confronti di un gruppo di persone, di un popolo, e se portano fino allo sterminio, abbiamo il genocidio.

Oggi si fa un gran parlare di diritti. Molti sostengono anche il diritto all’aborto e alla morte. Come si fa a distinguere i diritti che fanno parte della cultura della vita da quelli della cultura della morte?

Pittino: C’è molta confusione su ciò che è bellezza perché stiamo perdendo la nostra identità, come uomini e come donne. Qualche anno fa mi turbò un paragone inquietante: come gli stermini sono avvenuti nel rispetto della legge vigente, così l’aborto, l’eutanasia, la manipolazione degli embrioni, l’infanticidio avvengono in un’ apparente legalità. Evoluzione o violazione dei diritti umani?
Furono dei parlamenti, dei governi, delle dittature ad affermare in testi di legge che alcuni esseri umani erano “non uomini”. Ad essi sono state negate le libertà fondamentali, i diritti civili e politici, sono stati imposti obblighi e vi sono state le deportazioni, le violenze, le esecuzioni.

Come mai il diritto, nato per difendere il debole e per sostituirsi alla barbara legge del più forte, ha potuto macchiarsi di tali delitti? Il diritto è morto in quei giorni oscuri. E’ rinato con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e con le Dichiarazioni successive, che hanno sancito l’uguaglianza di ogni essere umano, all’indomani degli orrori nazisti, proprio per evitare che potesse succedere di nuovo.

Eppure dal ’48 ad oggi i genocidi non sono terminati. Perché? Se l’uomo può decidere da solo, senza Dio, ciò che è buono e ciò che è cattivo, egli può anche disporre che un gruppo di uomini debba essere annientato. Decisioni di questo genere furono prese, ad esempio, nel Terzo Reich da persone che, avendo raggiunto il potere per vie democratiche, se ne servirono per porre in atto i perversi programmi dell’ideologia nazionalsocialista…le forme di sterminio nominate poc’anzi sono cessate. Permane tuttavia lo sterminio legale degli esseri umani concepiti e non ancora nati. E questa volta si tratta di uno sterminio deciso addirittura da Parlamenti eletti democraticamente, nei quali ci si appella al progresso civile delle società…I parlamenti che promulgano simili leggi devono essere consapevoli di spingersi oltre le proprie competenze e di porsi in palese conflitto con la legge di Dio e con la Legge di natura (Giovanni Paolo II).

L’aborto, l’eutanasia, come i genocidi, disumanizzano l’uomo, privandolo del nome e togliendogli poi la titolarità dei diritti. Ai bambini nel grembo viene tolta la vita perché non
hanno un nome e quindi non sono. Questa massa senza nome di uomini, donne e bambini è stata ed è eliminata, coartata, violentata proprio per questo. Non ci può essere un diritto della cultura della vita e un diritto della cultura della morte. Esiste solo un diritto che è per l’uomo, che è per la vita, che rispetta la dignità umana. Tutto ciò che non rispetta la dignità dell’uomo nel suo complesso non è diritto, è negazione del diritto. Se uno stato permette che si faccia una distinzione tra persone sulla base della razza, della religione, dell’età (aborto), dello stato di salute (eutanasia, selezione embrionale) e ne permette l’uccisione, siamo ritornati alla barbarie.

Perché “fare memoria”?

Pittino: “Mi sono chiesta se può ancora avere senso un’edizione dei miei ricordi sugli anni trascorsi nel campo di concentramento di Ravensbrück. Già si è avuta l’impressione che quel tempo sia passato per sempre e che il patrimonio di pensieri elaborato allora non sia oggi più rilevante. Ma gli eventi epocali che si svolgono oggi in Europa, inducono a una valutazione ben diversa” (Wanda Pòłtawska, “E ho paura dei miei sogni. Una donna nel lager di Ravensbrük”). Forse non ci sono buoni e cattivi, è qualcosa di più profondo.

Quali sono i genocidi oggi? Quello del Darfur? Quelli che neppure conosciamo? Aborto? Eutanasia? Manipolazione genetica? Il convegno non darà una risposta, ma fornirà gli elementi per riflettere su quello che è stato e su quello che è. Il ministero della Sanità del III Reich nel 1939 stabiliva un programma di tanatologia secondo cui i pazienti incurabili erano destinati all’eutanasia. I pazienti considerati inguaribili (ritardati, ebeti, epilettici, affetti da patologie senili, affetti da “criminalità patologica”, malati di Corea di Huntington, “zingari puri”, ebrei….) erano registrati in osservanza a determinate norme governative. Il processo di Norimberga ha potuto documentarsi grazie alle accurate relazioni del “Programma Eutanasia”. Il Aufartungsprozess (processo di rigenerazione) programmava la soppressione di “persone non idonee alla vita sociale”. Esisteva anche un programma di sterilizzazione, messo in atto dal 1941… Oggi si può dire si all’eutanasia e all’aborto perché ieri si è detto si ad Auschwitz, allo sterminio armeno, ai gulag…. “Dopo la guerra, due correnti attraverseranno il mondo: una corrente di umanesimo e un’altra di odio. Allora ho saputo di nuovo che avrei preso posizione contro quell’odio” (Etty Hillesum, Diario). Prendiamo anche noi posizione contro l’odio, oggi. Questo è il bene.

[Per iscrizioni e informazioni: eclissidellabellezza@email.it, Federvita Lombardia tel-fax 0248701374, www.mpv.org, Elisabetta Pittino 3497747513]