La bellezza e l'arte come strumenti pastorali efficaci

La via pulchritudinis nella prospettiva del Sinodo sulla Famiglia

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 461 hits

Per poter educare al bene, è necessario educare al bello al fine di comprendere il vero. Per educare la famiglia c’è bisogno di ricorrere a principi fondativi forti; come ci indica costantemente Papa Francesco il vero, il bene ed il bello non posso essere disgiunti tra loro, e quindi è necessario pastoralmente promuoverne l’azione congiunta in ogni aspetto: formativo, educativo e catechetico. Nell’Instrumentum laboris (26 giugno 2014) del prossimo Sinodo dedicato alla Pastorale della famiglia di fronte alle nuove sfide, nel capitolo primo della seconda parte, nn. 50-60,  rintracciamo un interessante percorso. Si parte dalla responsabilità dei Pastori e dai doni carismatici, e si affronta il confronto con quanto nei vari continenti si è elaborato nella preparazione al matrimonio, nella pietà popolare, nella spiritualità familiare (cfr. in particolare nn. 52 e 53).

Si delinea un interessante percorso pastorale: « Nonostante una certa disgregazione familiare, rimangono ancora significative la devozione mariana, le feste popolari, quelle dei santi del luogo, come momenti aggregativi della famiglia. Oltre alla preghiera del rosario, in alcune realtà è in uso l’Angelus; un certo valore mantiene la peregrinatio Mariae, il passaggio di un’icona o di una statua della Madonna da una famiglia ad un’altra, da una casa ad un’altra» (n. 57).

Da questa analisi, si evidenzia l’importanza della testimonianza credibile: «Alcuni osservano che talvolta le comunità locali, i movimenti, i gruppi e le aggregazioni religiose possono correre il rischio di rimanere chiusi in dinamiche parrocchiali o aggregative troppo autoreferenziali. Per questo, è importante che tali realtà vivano l’intero orizzonte ecclesiale in chiave missionaria, così da evitare il pericolo della autoreferenza. Le famiglie appartenenti a queste comunità svolgono un apostolato vivo e hanno evangelizzato tante altre famiglie; i loro membri hanno offerto una testimonianza credibile della vita matrimoniale fedele, di stima reciproca e di unità, di apertura alla vita» (n. 58).

L’ambito della testimonianza si configura come via pulchritudinis: «Un punto chiave per la promozione di una autentica ed incisiva pastorale familiare sembra essere ultimamente la testimonianza della coppia. Questo elemento è stato richiamato da tutte le risposte. Essenziale appare la testimonianza non solo di coerenza con i principi della famiglia cristiana, ma anche della bellezza e della gioia che dona l’accoglienza dell‘annuncio evangelico nel matrimonio e nella vita familiare. Anche nella pastorale familiare si sente il bisogno di percorrere la via pulchritudinis, ossia la via della testimonianza carica di attrattiva della famiglia vissuta alla luce del Vangelo e in costante unione con Dio. Si tratta di mostrare anche nella vita familiare che “credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove (EG 167)”» (n. 59).

Vediamo dunque che viene delineata una proposta pastorale integrata che abbia come metodo la via pulchritudinis.

Per poter impostare tale pastorale, è necessario che si educhino alla bellezza i presbiteri, i consacrati e i laici, fornendo loro gli strumenti filosofici, teologici ed artistici utili per poter contemplare e riconoscere la vera bellezza.

È necessario, quindi, promuovere contemporaneamente una azione educativa nei luoghi di formazione del clero, quali i seminari, le facoltà teologiche e le università pontificie, nella realizzazione di quanto proposto dalla Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium:  «I chierici, durante il corso filosofico e teologico, siano istruiti anche sulla storia e sullo sviluppo dell'arte sacra, come pure sui sani principi su cui devono fondarsi le opere dell'arte sacra, in modo che siano in grado di stimare e conservare i venerabili monumenti della Chiesa e di offrire consigli appropriati agli artisti nella realizzazione delle loro opere» (n. 129). Questa semplice raccomandazione può aprire al vastissimo discorso della bellezza, come conoscenza e rappresentazione della verità, temi di per sé implicati nella questione dell’arte sacra.

La necessità di rieducare alla bellezza – discorso rilanciato da tutti i pontefici nel corso del XX secolo ed ora nel XXI - è un nodo cruciale nella formazione al bene e alla verità, soprattutto nella attuale epoca post-moderna, dove la secolarizzazione e la paganizzazione proprie della società dei consumi di massa, hanno contribuito alla disumanizzazione della vita dell’uomo e in modo speciale del matrimonio.

La educazione alla bellezza implica innanzitutto una elaborazione filosofica in ordine allo sviluppo di un discorso sulla conoscenza e sulla rappresentazione della verità e del bene, collegati alla bellezza. Tenere insieme il vero, il bene e il bello è una azione fondamentale per la vita dell’uomo, per la conquista del senso delle cose e della loro finalità.

L’educazione alla bellezza, ovvero al riconoscimento della presenza, dell’integrità, dell’ordine, della finalità, serve sia a gustare la bellezza delle composizioni artistiche, sia a gustare e apprezzare la vita morale dell’uomo, la bellezza delle relazioni umane, della interiorità spirituale e dunque della vita matrimoniale.

Risulta utilissimo sviluppare, nelle chiese -negli oratori e nelle case delle varie comunità che raccolgono i laici-, interi cicli pittorici che mostrino esempi di vita coniugale tratti dalle vite dei santi e comunque dalle vite esemplari  di tutte le epoche e di tutti i continenti, per promuovere una azione pastorale caritativa di ordine spirituale, catechetico e morale: «si riconosce la speciale testimonianza data da quei coniugi che restano accanto al proprio consorte nonostante problemi e difficoltà» (n. 60)

Si deve dunque passare da una educazione filosofica e teologica della bellezza ad una più direttamente artistica, perché si attui sul piano sociale e politico una visione capace di essere educatrice ed esemplare, affinché grazie alla bellezza si riesca a  contrastare la disumanizzazione delle deformazioni che la secolarizzazione ed il consumismo spesso producono.

La bellezza è necessaria proprio là dove non si pensa possa esserlo, innanzitutto sul piano socio-politico della comunità contemporanea.

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Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio.

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