La campagna contro Boko Haram non deve trasformarsi in battaglia contro l'Islam

L'Arcivescovo di Abuja rileva che l'esercito nigeriano, di composizione multi-confessionale, rischia ora di destabilizzarsi e cedere allo scontro inter-religioso

Roma, (Zenit.org) Redazione | 248 hits

Mentre in Nigeria si susseguono gli attentati terroristici attribuiti a Boko Haram, l’Arcivescovo di Abuja, il cardinal John Olorunfemi Onaiyekan, spiega che il gruppo islamista “rischia di minare la compattezza delle forze armate nigeriane”.

Mons. Onaiyekan riferisce all’agenzia Fides che il rischio peggiore in questo senso “è interpretare quello che avviene nel nord della Nigeria come uno scontro religioso tra cristiani e musulmani”. Lo stesso presule parla poi della notizia trapelata dalla stampa giorni fa, secondo la quale alcuni membri dell’esercito nigeriano sarebbero stati condannati da una corte marziale per aver fornito armi a Boko Haram.

“Alcuni giornali hanno pubblicato la notizia citando fonti militari, ma l’alto comando delle forze armate l’ha smentita” precisa il card. Onaiyekan. “Sono sicuro che con il tempo sapremo la verità su questo fatto. È chiaro comunque che ci sono dei simpatizzanti di Boko Haram all’interno dell’esercito. È difficile però quantificare quanti siano”, commenta l’Arcivescovo.

Mons. Onaiyekan svela che la sua paura è “che la campagna contro Boko Haram venga vista come un attacco contro l’islam”. Ciò significherebbe fare il gioco dello stesso gruppo terrorista. “Purtroppo anche nel campo cristiano ci sono coloro che tendono a presentare la lotta a Boko Haram come uno scontro tra cristiani e musulmani”, spiega l’Arcivescovo. “Si tratta di una visione molto pericolosa - prosegue -, che potrebbe minare la compattezza delle forze dell’ordine. Nell’esercito convivono cristiani e musulmani che finora hanno agito uniti, come militari delle nostre forze armate”.

Il presule riconosce che il rapimento delle oltre 200 studentesse ha attirato l’attenzione internazionale sulla Nigeria, e ha aggiunto che “occorre un dialogo nazionale per decidere che Paese vogliamo”. Secondo lui “le azioni militari da sole non bastano. Bisogna affrontare i problemi concreti della Nigeria, incluse alcune delle rivendicazioni di Boko Haram, come quelle relative alla lotta alla corruzione”.