La Cannabis non è una droga leggera e può anche uccidere

“Abbandonare i miti per salvare una generazione”, propone una specialista in psichiatria

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ROMA, mercoledì, 30 maggio 2007 (ZENIT.org).- La notizia di uno studente quindicenne che è morto nel corridoio di una scuola del Milanese, dopo aver fumato uno spinello, ha suscitato enorme scalpore, anche per il dilagante fenomeno dell'uso delle “droghe leggere” nelle scuole.

 Per non parlare dei video presenti in Internet e che ritraggono molto spesso scene in cui uno studente passa lo spinello ad un compagno durante la lezione (www.scuolazoo.com), o nel peggiore dei casi – come in un filmato diffuso su “YouTube” – un professore che "rolla" uno spinello in classe.

Intervistata da ZENIT sui pericoli connessi all’uso delle cosiddette droghe leggere, la dottoressa Maria Cristina Del Poggetto, Specialista in psichiatria e in psicoterapia sistemico-relazionale, ha affermato che “a prescindere dai singoli casi, su cui non è corretto fare valutazioni senza avere in mano tutti gli elementi, le recenti notizie di cronaca possono essere l’occasione per fornire messaggi quanto più corretti possibile”.

“Oggi sappiamo – ha spiegato la dottoressa Del Poggetto – che la cannabis funziona da 'gateway drug', cioè da apripista per il consumo di altre droghe. Lo ha chiarito uno studio elegantemente disegnato su gemelli olandesi, dove, essendo la cannabis legale, non vi è sovrapposizione fra il circuito di distribuzione della cannabis e quello delle altre droghe e quindi l’effetto di facilitazione del consumo di marijuana verso altre droghe non è solo il risultato della proposta dei pusher”.

“Sappiamo inoltre – ha continuato la psichiatra – che il consumo di cannabis si associa ad un incremento del rischio d’incorrere in un incidente automobilistico mortale. Sono state condotte varie indagini in diversi Paesi europei e nord-americani che hanno confermato questi risultati. È altresì acclarato che l’uso di cannabis, particolarmente quando assunta in età giovanile, facilita lo sviluppo di un disturbo schizofrenico”.

Circa il ruolo dell’uso di cannabis nell’insorgenza, nella persistenza e nell’aggravamento dei sintomi depressivi, la psichiatra ha rilevato che “desta allarme uno studio pubblicato nell’ottobre 2004 su Archives General Psychiatry condotto su gemelli discordanti per uso di cannabis; i risultati di questa ricerca hanno evidenziato che nei consumatori di tale sostanza il rischio di pensieri e di tentativi di suicidio era quasi triplo”.

A tal proposito proprio questo mese è stato pubblicato uno studio neo-zelandese che ha mostrato come gli adolescenti consumatori abituali di cannabis avessero ridotti livelli di attenzione e apprendimento.

Secondo la Del Poggetto è evidente che “non esiste un solo rapporto scientifico che abbia dimostrato che la cannabis a scopo ricreazionale faccia bene”.

La specialista in psicoterapia ha voluto sottolineare come “i dati che, come specialisti abbiamo a disposizione, mostrano l’importanza del contesto, laddove la disgregazione familiare e le amicizie favorevoli all’uso di marijuana sono fattori favorenti il successivo avvio all’assunzione di questo genere di droga”.

“In tale prospettiva – ha continuato – sono rimasta davvero allibita dalle parole di un collega, ascoltate casualmente per radio, che non stigmatizzava l’uso di cannabis come frutto e germe di un comportamento problematico, ma asseriva piuttosto che ai giovani si dovesse insegnare il 'dove, quando e perché' assumere la cannabis, come se ci fosse un dove e un quando in cui stordirsi faccia bene”.

La specialista in psichiatria ha poi affermato che “saremmo davvero al paradosso più avvilente, se proprio i medici preposti ad aiutare queste persone, spesso molto giovani, abdicassero dal cercare di comprendere le ragioni che hanno spinto un adolescente ad assumere sostanze nocive per aiutarli a superare le difficoltà, e proponessero invece anche dei perché a sostegno della bontà di una tale scelta”.

Per la Del Poggetto, “siamo sempre più in presenza di un disease mongering applicato all’intera esistenza umana, che confeziona la sostanza chimica adatta ad ogni situazione della vita, un’anticipazione emulativa farmacologica del futuro matrix cibernetico”.

Per rispondere a quanti continuano a presentare l’uso della cannabis come innocuo, la dottoressa ha quindi precisato che “la classe medica sta incrementando progressivamente la consapevolezza dei danni arrecati dal consumo di cannabis; non è un caso che il Collegio Pediatrico Americano, consapevole di tali effetti nocivi, abbia pubblicato un articolo dal titolo oltremodo indicativo: Uso della marijuana: la legalizzazione non è una buona idea”.

Per quanto riguarda invece la condotta da seguire in famiglia, la dottoressa ha spiegato che “quello che purtroppo notiamo spesso in terapia familiare è il risultato di una condotta educativa adottata dai genitori, per lo più in maniera inconsapevole, caratterizzata dalla prospettiva amicale”.

“Tale impostazione – ha osservato –, pur racchiudendo anche alcuni elementi positivi, finisce molto spesso per chiedere livelli di assunzione di responsabilità e maturità a cui i figli non sono preparati”.

In conclusione la Del Poggetto ha affermato: “È comune osservare giovani che non hanno ricevuto mappe etiche in grado di dare un orientamento, anzi, spesso subiscono in maniera martellante le coordinate morali offerte da un sistema mediatico che non aiuta la ragione a svilupparsi, ma la pone solamente in un’anarchica ed inconcludente fibrillazione”.

“Non si tratta di rivestire un ruolo autoritario, ma di recuperare una dimensione di autorevolezza. Se certi miti non saranno abbandonati, avremo la responsabilità d’intere generazioni bruciate”, ha poi avvertito.

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Bibliografia di approfondimento:

-- Lynskey, M et al., Major depressive disorder, suicidal ideation, and suicide attempt in twins discordant for cannabis dependence and early-onset cannabis use. Archives of General Psychiatry, 61:1026–1032, 2004.

-- Harvey MA, Sellman JD, Porter RJ, Frampton CM. The relationship between non-acute adolescent cannabis use and cognition. Drug Alcohol Rev. 2007 May;26(3):309-19.

-- Bedard M, Dubois S, Weaver B. The impact of cannabis on driving. Can J Public Health. 2007 Jan-Feb;98(1):6-11.

-- Laumon B, Gadegbeku B, Martin JL, Biecheler MB; SAM Group. Cannabis intoxication and fatal road crashes in France: population based case-control study. BMJ. 2005 Dec 10;331(7529):1371.

-- Mura P, Chatelain C, Dumestre V, Gaulier JM, Ghysel MH, Lacroix C, Kergueris MF, Lhermitte M, Moulsma M, Pepin G, Vincent F, Kintz P. Use of drugs of abuse in less than 30-year-old drivers killed in a road crash in France: a spectacular increase for cannabis, cocaine and amphetamines. Forensic Sci Int. 2006 Jul 13;160(2-3):168-72.

-- Donald Hagler, “Marijuana Use: Legalization Not a Good Idea”.