La cannabis nuoce gravemente alla salute...nonostante le apparenze

Nuove conferme sulla tossicità delle cosiddette droghe leggere

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ROMA, martedì, 23 ottobre 2007 (ZENIT.org).- L'ultima Relazione annuale al parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia mette in evidenza una progressiva erosione della percezione della pericolosità delle cosiddette “droghe leggere”, in particolare della cannabis.



A questo proposito, ZENIT ha cercato di verificare se la scarsa pericolosità della cannabis percepita dall’opinione pubblica si fonda su giuste ragioni facendo il punto delle conoscenze medico scientifiche più aggiornate con alcuni medici, esperti nei rispettivi campi.

In particolare, il dott. Francesco Pistelli, specialista in malattie dell’apparato respiratorio, ha detto che “comunemente si pensa che fumare spinelli non sia così dannoso per la salute come fumare sigarette”.

“Tuttavia è stato ampiamente dimostrato che fumare cannabis in modo abituale provoca importanti disturbi respiratori, come la bronchite cronica ed alterazioni di tipo ostruttivo della funzione polmonare”, ha precisato Pisteli che è anche dottore di ricerca in fisiopatologia cardio-respiratoria al Centro per lo Studio ed il Trattamento dell’Abitudine al Fumo di Tabacco dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.

“In altre parole – ha spiegato – i bronchi danneggiati dal fumo dello spinello producono un eccesso di secrezioni mucose e offrono maggiore resistenza al passaggio dell’aria, causando tosse, espettorazione e difficoltà a respirare”.

A questo proposito il dott. Pistelli ha segnalato uno studio condotto in Nuova Zelanda, recentemente pubblicato su Thorax, una delle più autorevoli riviste scientifiche di medicina respiratoria, il quale ha valutato gli effetti respiratori del fumo di cannabis in soggetti di età media pari a 42 anni, che nella vita avevano fumato l’equivalente di almeno 5 spinelli al giorno per un anno.

“I soggetti – ha precisato lo specialista – sono stati sottoposti ad un’intervista standardizzata su sintomi e fattori di rischio respiratori, prove di funzione respiratoria ed esame radiologico TAC del torace, per valutare, rispettivamente, le condizioni respiratorie soggettive e la compromissione della funzione polmonare e della struttura dei polmoni”.

Secondo l'esperto in malattie dell’apparato respiratorio, “lo studio è di notevole rilevanza scientifica”, perché è stato condotto su un considerevole numero di soggetti e con rigorosi metodi di raccolta dati, che “non sono facilmente applicabili in un ambito di ricerca come quello dell’uso di sostanze illecite”.

Per il dott. Pistelli “questo studio ha dimostrato che fumare abitualmente spinelli è associato a sintomi come respiro sibilante, costrizione toracica, tosse, bronchite cronica e asma bronchiale, e ad alterazioni della funzione respiratoria come ostruzione bronchiale e insufflazione polmonare”.

“È interessante inoltre rilevare che i reperti di compromissione funzionale erano confermati dai danni al tessuto polmonare evidenziati dalla TAC – ha continuato –. Gli autori dello studio hanno calcolato che, riguardo agli effetti sulla funzione respiratoria, fumare 1 spinello equivale a fumare da 2.5 a 5 sigarette”.

“Di fronte ad un’evidenza scientifica così schiacciante – ha concluso il dott. Pistelli – è davvero privo di senso sentir parlare di spinelli e fumo sano. La cannabis, così come il tabacco, è un prodotto naturale che nuoce gravemente alla salute respiratoria”.

Dal canto suo, invece, il dott. Renzo Puccetti, specialista in medicina interna nonché Segretario dell’Associazione “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno, ha affermato che “la novità maggiore al riguardo – ed è comunque una conferma ad una serie di indizi accumulatisi nel corso di circa trent’anni – è l’analisi dei dati dello studio CARDIA per quanto attiene il consumo di marijuana”.

Il medico ha spiegato che “lo studio in questione è stato condotto da ricercatori dell’Università della California esaminando dopo 15 anni oltre 3600 persone che al momento dell’arruolamento nell’indagine avevano un’età compresa tra i 18 ed i 30 anni, controllando tutta una serie di fattori di rischio coinvolti nelle malattie cardiovascolari per verificarne il ruolo”.

Dai risultati emerge chiaro il dato che il consumo di cannabis è risultato essere associato al fumo di tabacco e all’uso di altre droghe illegali. Inoltre i consumatori hanno riportato un introito calorico medio superiore di oltre 600 Kcalorie giornaliere, in parte sostenuto da un’assunzione di alcolici tripla, condizioni responsabili di un più elevato livello pressorio e di trigliceridi.

Inoltre, ha precisato Puccetti, “una successiva revisione della letteratura scientifica, pubblicata recentemente su un’importante rivista internazionale di cardiologia da parte di autori del Massachusetts General Hospital, ha evidenziato il ruolo della marijuana come fattore capace di scatenare sindromi coronariche acute e aritmie, oltre al suo coinvolgimento nella genesi di difetti cardiaci congeniti”.

Notevoli anche i danni sulla psiche. La dott.ssa Maria Cristina Del Poggetto, medico, specialista in psichiatria e psicoterapia sistemico-relazionale, ha spiegato a ZENIT che “oltre all’ormai evidente e riconosciuto coinvolgimento della cannabis nello sviluppo della psicosi, particolarmente in soggetti predisposti e quando l’esposizione inizia in giovane età, la ricerca sta procedendo raccogliendo una serie di dati circa il ruolo della marijuana nei disturbi dell’umore”.

Uno studio di matrice olandese di notevoli proporzioni che ha coinvolto oltre 7500 persone ha evidenziato che il consumo di cannabis, almeno settimanale, quintuplica il rischio di sviluppare un primo episodio bipolare, oltre ad aumentare di circa il 60% il rischio di un primo episodio di depressione maggiore.

La specialista in psichiatria ha raccontato a ZENIT di un altro recentissimo studio che ha indagato “la funzionalità di alcune aree cerebrali nei consumatori di cannabis, evidenziando la presenza di alterazioni in circuiti neuronali responsabili delle funzioni cognitive superiori. Resta ancora da verificare se queste alterazioni sono reversibili con la cessazione dell’assunzione”.

In conclusione la dott.ssa Del Poggetto ha affermato che “il consumo di cannabis fa male alla salute sotto numerosi aspetti. Chi ha responsabilità deve farsi carico d’inviare messaggi corretti. Non ci si può ergere a paladini della scienza medica solo quando è utile per affermare certe posizioni ideologiche”.