La Cappella Reale di Granada

In Andalusia, scoprendo le radici europee

Roma, (Zenit.org) Antonio D'Angiò | 547 hits

Nei viaggi turistici organizzati, dove i tempi serrati sono scanditi dalla guida, il gruppo è composto da decine di persone che abbracciano almeno tre generazioni di età ed i luoghi selezionati sono o i più significativi o i più commercialmente interessanti, può capitare che alcuni tesori da scoprire siano demandati alla curiosità ed alla forza di volontà instancabile e residua del turista, da spendere nei momenti, cosiddetti, liberi. 

E’ stato proprio questo, all’interno di uno dei tanti tour, il caso della Cappella Reale di Granada in Spagna; al cospetto dell’Alcazar di Siviglia, della Cattedrale di Cordova e dell’Alhambra della stessa Granada, la Cappella ha corso il rischio di passare in secondo piano, mentre è certamente anch’essa un vero e proprio nucleo della cultura europea. 

Tralaltro, per il turista italiano, la città di Granada può essere ancor più significativa in quanto vanta importanti legami con alcune città italiche: basti citare i progetti con istituzioni culturali di Urbino, il gemellaggio industriale per la chimica con Bologna e, perché no, il fatto che il proprietario della locale squadra di calcio è quella famiglia Pozzo che in Italia dirige l’Udinese. 

La Cappella Reale di Granada (per maggiori dettagli è consultabile il sito in spagnolo ed inglese www.capillarealgranada.com) ospita i resti mortali dei Re Cattolici Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia. Questi sovrani sono ricordati per aver annesso Granada alla Corona di Castiglia, riunito la Spagna sotto un’unica monarchia, creato forti legami tra Spagna, Portogallo, Inghilterra ed Austria grazie al matrimonio dei loro figli e, con la scoperta dell’America, per aver posto le basi della presenza della cultura spagnola nel Nuovo Continente. 

La Cappella Reale, la cui costruzione è stata avviata nel 1518, si compone di quattro ambienti: la Loggia, la Cappella, la Crociata con la sottostante Cripta e la Sagrestia. Certamente sono proprio questi ultimi due gli ambienti più ricchi di significato, separati dai restanti da una cancellata, tra le più belle e la prima costruita in stile “plateresco”. 

Dopo la cancellata, nella Crociata, si trovano sulla destra i sepolcri dei re cattolici e sulla sinistra quelli di Filippo I (il Bello) e Giovanna (la Pazza) realizzati in Italia con marmo di Carrara, ed ai cui piedi arde sempre un cero. Nella sottostante cripta gli austeri feretri di piombo come da volontà della regina Isabella. 

Poi, sull’altare maggiore, una maestosa pala opera di più artisti, alla cui sommità vi sono rappresentati il Padre e lo Spirito Santo, al centro la Croce ed in basso, ai lati, le figure oranti di Ferdinando e Isabella; al centro, tutta una serie di figure della religiosità cattolica. 

Prima di passare alla Sagrestia, attraverso una porta gotica, non si può non riflettere sulla grandezza e bellezza di questo mausoleo che, per non andare troppo lontano, rimanda per assonanza storica al monumento funerario a Cristoforo Colombo, inserito all’interno della Cattedrale di Siviglia. 

Infine, al centro della prima sala della Sagrestia, la corona e lo scettro della regina Isabella e la spada del re Ferdinando, permettono al turista d’immaginare corpi e gesti di cinquecento anni addietro. Nella seconda sala, invece, diversi dipinti del quindicesimo secolo di pittori fiamminghi, spagnoli e italiani, tra i quali spicca una Orazione nell’Orto di Botticelli. 

Se è vero, come suggeriva l’antropologo Augé qualche anno addietro, che i moderni mezzi di comunicazione consentono di conoscere anticipatamente, attraverso le immagini, cosa si visiterà successivamente, le suggestioni e le emozioni che la storia consegna possono essere avvertite solo attraverso una visione diretta e, perché no, solitaria e prolungata.